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Quando si diventa vecchi? In Svizzera la vecchiaia comincia a 80 anni

Coppia anziana passeggia sul lungolago in Svizzera, simbolo di una nuova percezione della vecchiaia

Quando si diventa vecchi? La risposta sembra scontata finché non si prova a darle un numero. Sessantacinque anni, l’età che per decenni abbiamo associato alla pensione? Settanta? Settantacinque? In Svizzera la percezione è molto diversa: secondo l’Ufficio federale di statistica, le persone anziane arrivano a considerarsi vecchie, soggettivamente, soltanto intorno agli 80 anni.

È un dato curioso, ma racconta qualcosa di molto più profondo. Stiamo vivendo più a lungo e, soprattutto, è cambiato il modo in cui immaginiamo le diverse stagioni della vita. Avere 65 o 70 anni oggi non significa necessariamente sentirsi entrati nella “vecchiaia”.

L’età scritta sulla carta d’identità non basta più

Una recente ricerca italiana ha riportato l’attenzione su un curioso paradosso: si può cominciare a pensare all’invecchiamento quando si è ancora relativamente giovani e, molti anni dopo, sentirsi invece più giovani dell’età indicata dai documenti.

In Svizzera esiste un fenomeno analogo e i dati sono particolarmente interessanti.

Nel Panorama della società svizzera 2024, dedicato proprio all’invecchiamento e all’età nella società contemporanea, l’UST osserva che sempre più donne e uomini anziani si percepiscono più giovani della propria età cronologica.

Un’indagine condotta nel 2017 tra persone con più di 50 anni nei Cantoni di Basilea Città, Basilea Campagna, Argovia e Soletta aveva rilevato che quasi il 70% si sentiva più giovane della propria età. Soltanto un quinto si sentiva esattamente della propria età e appena il 5% si percepiva più anziano.

E il fenomeno non sembra fermarsi neppure dopo gli 80 anni.

Un’altra indagine, realizzata nel 2021 tra persone di almeno 80 anni, ha rilevato che il 57% continuava a sentirsi più giovane della propria età anagrafica.

🕰️ Quanti anni ti senti?

80 anni – è circa l’età alla quale oggi viene collocato soggettivamente l’inizio della vecchiaia in Svizzera. Negli anni Novanta erano circa 69 anni.

Quasi 70% – la quota di persone con più di 50 anni che, in un’indagine condotta in quattro Cantoni svizzeri, dichiarava di sentirsi più giovane della propria età.

57% – la quota degli over 80 che, in un’indagine del 2021, dichiarava di sentirsi più giovane della propria età anagrafica.

Ma allora, quando comincia davvero la vecchiaia?

Forse è proprio questa la domanda che sta diventando più difficile.

Per molto tempo la società ha fatto coincidere la vecchiaia con alcune tappe abbastanza precise: la fine del lavoro, il pensionamento, i figli ormai adulti, una progressiva riduzione delle attività.

Oggi quei confini sono molto meno rigidi.

L’UST parla infatti di una crescente diversità degli stili di vita dopo il pensionamento. Non esiste più un unico modo di vivere gli anni successivi alla vita professionale.

C’è chi continua a lavorare, chi viaggia, chi si occupa dei nipoti, chi fa volontariato, chi scopre nuovi interessi e chi semplicemente dispone finalmente del tempo necessario per fare ciò che aveva rimandato per anni.

I 65 anni, insomma, possono segnare la fine di una fase della vita, ma non necessariamente l’inizio della vecchiaia.

Viviamo anche molto più a lungo

Dietro questo cambiamento culturale c’è naturalmente anche la demografia.

Nel 2025 la speranza di vita in Svizzera ha raggiunto, secondo i dati provvisori dell’UST, 86,3 anni per le donne e 82,7 per gli uomini. E una persona che arriva a 65 anni può aspettarsi mediamente altri 23,2 anni se donna e 20,7 se uomo.

Significa che dopo i 65 anni può esserci davanti una fase della vita lunga quanto l’intervallo che separa i 40 dai 60 anni.

Ed è forse anche per questo che la parola “anziano” comincia a starci un po’ stretta.

Sentirsi giovani non significa non invecchiare

Naturalmente sarebbe sbagliato trasformare tutto questo nella favola di una vecchiaia senza problemi.

Con l’età aumentano le malattie croniche e le limitazioni fisiche. Secondo i dati sanitari dell’UST, a partire dai 65 anni circa la metà della popolazione presenta problemi di salute di lunga durata e nel 2022 l’8% delle persone con almeno 65 anni risultava fortemente limitato nelle normali attività quotidiane da almeno sei mesi.

Esistono inoltre importanti differenze legate alle condizioni economiche, alla formazione e alla salute. Persino la speranza di vita non è uguale per tutti: tra gli uomini di 65 anni, per esempio, l’UST rileva una differenza di quasi tre anni tra chi possiede soltanto la scuola dell’obbligo e chi ha una formazione universitaria.

Sentirsi giovani, quindi, non cancella l’invecchiamento biologico.

Ma ci dice qualcosa sul modo in cui lo viviamo.

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Una Svizzera sempre più anziana che non si sente vecchia

C’è infine un paradosso particolarmente interessante.

Proprio mentre cambia la nostra percezione dell’età, la Svizzera sta realmente invecchiando.

Nel 2025, per la prima volta, il numero delle persone con almeno 65 anni ha superato quello dei giovani sotto i 20 anni: 1,811 milioni contro 1,802 milioni. Entrambi i gruppi rappresentano ormai circa un quinto della popolazione.

La società diventa dunque statisticamente più anziana proprio mentre la definizione sociale di “vecchio” sembra spostarsi sempre più avanti.

Ed è probabilmente questo il cambiamento più interessante.

Forse dovremmo smettere di chiedere quanti anni abbiamo

Sessantacinque, settanta, ottanta: continuiamo a utilizzare l’età anagrafica per dividere la vita in categorie. Giovani, adulti, anziani.

Ma quelle frontiere stanno diventando sempre meno precise.

Una persona di 70 anni può avere davanti ancora molti anni di autonomia, progetti e interessi. Un’altra della stessa età può trovarsi in condizioni completamente diverse. La data di nascita dice quanti anni abbiamo vissuto, ma sempre meno riesce a raccontare come li stiamo vivendo.

Forse, allora, non esiste un momento preciso in cui si diventa vecchi.

E il fatto che in Svizzera molte persone arrivino agli 80 anni prima di riconoscersi in quella parola racconta soprattutto questo: stiamo invecchiando, ma contemporaneamente stiamo cambiando il significato della vecchiaia.


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