Vivere soli in Svizzera è diventato qualcosa di sempre più comune. Dietro la porta di un appartamento abitato da una sola persona può esserci un giovane che ha lasciato la famiglia, una donna o un uomo che ha scelto l’indipendenza, qualcuno che si è separato oppure una persona anziana che ha perso il proprio compagno di vita.
Situazioni molto diverse tra loro che le statistiche raccolgono sotto un’unica definizione: economia domestica composta da una sola persona.
In Svizzera queste economie domestiche rappresentano ormai una parte importante della società. I dati dell’Ufficio federale di statistica indicano che il 37% delle economie domestiche è costituito da una sola persona. Seguono le coppie senza figli, con il 27%, e quelle con figli sotto i 25 anni, con il 24%.
Ma dietro quel 37% c’è una domanda molto meno statistica: stiamo diventando una società più sola oppure semplicemente una società in cui si vive diversamente?
Vivere soli in Svizzera non è più un’eccezione
Per molto tempo l’immagine della famiglia è stata associata quasi automaticamente a più persone che vivevano sotto lo stesso tetto.
Oggi non è più necessariamente così.
I percorsi della vita sono diventati meno lineari. Si esce dalla famiglia, si studia o si lavora lontano, ci si sposa più tardi, ci si separa, si formano nuove coppie. E l’allungamento della vita fa sì che molte persone trascorrano una parte della vecchiaia senza il partner.
Il risultato si vede anche nelle dimensioni delle economie domestiche.
Secondo i nuovi scenari dell’UST pubblicati nel 2025, in Svizzera un’economia domestica conta in media 2,18 persone. Nel 2055 la media dovrebbe scendere ulteriormente, a circa 2,10 persone.
La casa svizzera del futuro, insomma, sarà mediamente abitata da meno persone.
E saranno sempre di più
Il cambiamento non sembra destinato a fermarsi.
Nel suo scenario di riferimento per il periodo 2025-2055, l’Ufficio federale di statistica prevede che il numero complessivo delle economie domestiche private passerà da circa 4,1 milioni a quasi 4,9 milioni.
L’aumento sarà alimentato sia dalla crescita demografica sia dalla diffusione delle economie domestiche di piccole dimensioni, composte da una o due persone. Tra le ragioni indicate dall’UST c’è anche l’invecchiamento della popolazione.
Le economie domestiche di una sola persona dovrebbero quindi diventare ancora più numerose nei prossimi decenni.
È importante, però, distinguere i dati dalla previsione: il 2055 non è una fotografia del futuro, ma uno scenario costruito sulla base delle attuali tendenze demografiche e familiari. Se queste cambieranno, cambieranno anche i numeri.
La Svizzera che vive sola: i numeri
37% – la quota delle economie domestiche svizzere composte da una sola persona.
4,1 milioni – le economie domestiche private in Svizzera nel 2025.
Quasi 4,9 milioni – quelle previste nel 2055 secondo lo scenario di riferimento dell’Ufficio federale di statistica.
Vivere soli non significa essere soli
Ed è qui che le statistiche rischiano di raccontare soltanto metà della storia.
Una persona può abitare da sola e avere figli, amici, colleghi e vicini con cui mantiene rapporti quotidiani. Può partecipare ad associazioni, praticare uno sport, uscire frequentemente o avere una relazione sentimentale pur mantenendo due abitazioni separate.
Allo stesso modo, si può vivere con altre persone e sentirsi profondamente soli.
Solitudine abitativa e solitudine sociale non sono quindi la stessa cosa.
È una distinzione importante soprattutto quando si parla delle persone anziane. Vivere da soli può rappresentare fragilità per alcuni, ma per altri significa conservare autonomia, abitudini e indipendenza il più a lungo possibile.
Trasformare automaticamente ogni persona che vive sola in una persona isolata significherebbe ignorare questa differenza.
La libertà di avere una casa tutta per sé
C’è infatti anche un altro modo di leggere il fenomeno.
Per molte persone vivere sole è una scelta.
Significa decidere i propri ritmi, organizzare liberamente gli spazi, avere maggiore autonomia e non dover necessariamente condividere la quotidianità con qualcuno.
Ciò che qualche generazione fa poteva essere percepito come una condizione transitoria — in attesa del matrimonio o della formazione di una famiglia — oggi può rappresentare un vero e proprio modo di vivere.
E non necessariamente un ripiego.
La crescita delle economie domestiche individuali racconta quindi anche un cambiamento culturale: la famiglia non è più l’unico modello intorno al quale viene organizzata la vita adulta.
Ma vivere da soli costa
L’indipendenza, tuttavia, ha un prezzo molto concreto.
Chi vive solo non può dividere con qualcun altro l’affitto, l’elettricità, internet, molte spese domestiche o una parte dei costi quotidiani.
E in un Paese nel quale l’alloggio rappresenta una voce importante del bilancio familiare, la differenza può pesare.
I dati dell’UST mostrano inoltre che la situazione economica varia sensibilmente a seconda della tipologia dell’economia domestica. Le persone sole, soprattutto in alcune fasce di età e condizioni di reddito, possono trovarsi in una posizione più vulnerabile rispetto a chi può condividere diverse spese. I dati più recenti sulla povertà indicano che nel 2024 l’8,4% della popolazione svizzera era colpito dalla povertà reddituale, pari a circa 743.000 persone.
Questo aggiunge un’altra dimensione al fenomeno.
La possibilità di vivere soli può essere espressione di autonomia per qualcuno e una condizione economicamente difficile per qualcun altro.
Quando il problema non è vivere soli, ma sentirsi soli
La vera questione sociale potrebbe allora trovarsi altrove.
Non nel numero di persone presenti in un appartamento, ma nella qualità delle relazioni che esistono fuori da quell’appartamento.
Famiglia, amicizie, vicinato, associazioni, luoghi d’incontro e reti di sostegno possono fare una differenza enorme.
E probabilmente diventeranno ancora più importanti se, come indicano gli scenari demografici, aumenteranno sia l’età media della popolazione sia il numero delle piccole economie domestiche.
Una società nella quale molte persone vivono sole non deve necessariamente essere una società individualista.
Può essere anche una società nella quale cambiano i modi di stare insieme.
La Svizzera del 2055
Le proiezioni dell’UST ci mostrano quindi una Svizzera con più economie domestiche e, mediamente, meno persone sotto ogni tetto.
Ma le statistiche non possono dirci come saranno le relazioni tra quelle persone.
Non possono sapere se il vicino busserà alla porta di un’anziana che non vede da qualche giorno. Se gli amici continueranno a incontrarsi ogni settimana. Se un figlio telefonerà alla madre che vive a cento chilometri di distanza. O se nuovi modelli abitativi permetteranno di avere contemporaneamente indipendenza e spazi condivisi.
Ed è forse questa la vera sfida.
Non impedire alle persone di vivere sole, ma fare in modo che possano scegliere di farlo senza diventare invisibili.
Perché una casa abitata da una sola persona può essere piena di relazioni.
E una casa piena di persone può, qualche volta, essere terribilmente sola.
Scopri altri articoli nella Rubrica Società di l’altraitalia.


Piu notizie
La bellezza è davvero di tutti?
Un ponte tra Cesare Pavese e Jason Arday?
Il futuro che desideriamo non è quello che ci aspettavamo