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L'Italia oltre i luoghi comuni

La bellezza è davvero di tutti?

ultura accessibile a tutti in un museo italiano con visitatori e una persona in sedia a rotelle

La cultura accessibile a tutti dovrebbe essere un principio quasi scontato. Eppure entrare in un museo, visitare una villa storica, comprendere un’opera d’arte o semplicemente sentirsi parte del patrimonio culturale del proprio Paese non è ancora un’esperienza ugualmente semplice per tutti.

Le barriere non sono soltanto quelle architettoniche. Possono essere sensoriali e cognitive, ma anche linguistiche, economiche e sociali. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce “A porte aperte. Nuove prospettive per un patrimonio culturale inclusivo e accessibile a tutti”, il progetto promosso dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano insieme a Fondazione Dynamo Camp, Fondazione Mus-e Italia, Fondazione IBVA e Associazione Amici del FAI.

Il progetto è partito nell’aprile 2026, è finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e proseguirà fino all’ottobre 2027. L’obiettivo è ambizioso: fare del patrimonio storico e artistico non soltanto qualcosa da conservare e ammirare, ma un luogo di incontro, partecipazione e pari opportunità.

Quando una porta aperta non basta

L’Italia possiede un patrimonio culturale straordinario. Ma poter arrivare davanti alla porta di un museo o di un palazzo storico non significa necessariamente poterlo vivere pienamente.

Pensiamo a una persona sorda davanti a una spiegazione esclusivamente orale. A una persona cieca davanti a un percorso costruito soltanto attraverso le immagini. A chi è arrivato da poco in Italia e ancora non possiede gli strumenti linguistici necessari per comprendere ciò che sta osservando. Oppure a una famiglia in difficoltà economica per la quale partecipare alla vita culturale rischia di diventare qualcosa di secondario.

L’accessibilità, dunque, non riguarda una sola categoria di persone. Significa interrogarsi su quante porte apparentemente aperte rimangano, in realtà, difficili da attraversare.

Dalla teoria alle iniziative concrete

“A porte aperte” prova a intervenire proprio su queste diverse forme di esclusione.

Il FAI sta sviluppando videoguide in LIS, la Lingua dei Segni Italiana, che permetteranno di visitare autonomamente alcuni dei suoi Beni. Sono previste inoltre visite guidate in LIS realizzate con l’Ente Nazionale Sordi.

Con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti saranno invece sviluppati percorsi tattili e multisensoriali. A Casa Noha, a Matera, sono previste speciali schede tattili destinate alle persone con disabilità visive e intellettive. Si sta lavorando anche all’impiego di rampe mobili che permettano di migliorare l’accessibilità senza compromettere la tutela degli edifici storici.

Sono piccoli interventi solo in apparenza. Perché poter conoscere un luogo attraverso il tatto, ascoltarne o comprenderne il racconto nella propria lingua significa passare dall’essere semplici spettatori al sentirsi realmente accolti.

Cultura significa anche integrazione

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda le persone con background migratorio.

A Milano sono previsti percorsi culturali inclusivi con il coinvolgimento di mediatori artistici di origine straniera, formati nell’ambito della didattica inclusiva. A settembre saranno inoltre assegnate due borse di studio a studenti meritevoli di origine migratoria che vivono situazioni di disagio socioeconomico nell’area di Milano o nelle province interessate dal progetto.

A ottobre partirà anche un corso culturale di italiano per stranieri di livello B2/C1, nel quale lo studio della lingua sarà affiancato dalla conoscenza del patrimonio storico e artistico milanese attraverso visite guidate.

È forse uno degli elementi più significativi dell’intero progetto: utilizzare la cultura non come qualcosa che separa chi già la conosce da chi ne è estraneo, ma come strumento per costruire appartenenza.

L’arte entra anche nelle scuole

Da settembre circa venti artisti professionisti saranno coinvolti in percorsi destinati a 25 classi della scuola primaria in diverse località italiane. Danza, musica, teatro e arti visive diventeranno strumenti educativi e di inclusione, con momenti aperti anche alle famiglie e alle comunità.

Il progetto si inserisce inoltre nell’esperienza degli Apprendisti Ciceroni, l’iniziativa con cui il FAI coinvolge gli studenti nella conoscenza e nel racconto del patrimonio del proprio territorio. Nell’anno scolastico 2026-2027 continueranno anche le visite didattiche in 32 Beni FAI.

La bellezza come diritto

C’è una domanda che va oltre questo singolo progetto: a chi appartiene la bellezza?

Un monumento restaurato ma inaccessibile, un museo incomprensibile per chi non vede o non sente, un patrimonio percepito come distante da chi arriva da un’altra cultura rischiano di essere beni conservati perfettamente, ma condivisi soltanto in parte.

Rendere accessibile il patrimonio significa invece riconoscere che la cultura può essere anche uno strumento di autonomia, dialogo e coesione sociale.

L’Italia ha ricevuto in eredità una quantità straordinaria di bellezza. Conservarla è indispensabile. Ma forse oggi la sfida più interessante è un’altra: fare in modo che sempre più persone possano sentirla anche un po’ propria.

Perché una porta veramente aperta non è semplicemente una porta senza serratura. È una porta attraverso la quale tutti possono entrare.

Fonte e approfondimenti

Il progetto e le iniziative in programma sono illustrati direttamente dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.

Giovanna Coppola


Continua a leggere approfondimenti dedicati alla società italiana, ai suoi cambiamenti e alle nuove forme di inclusione nella nostra Rubrica Società.

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