L'altraitalia

L'Italia oltre i luoghi comuni

Ad agosto l’Italia si ferma ancora?

Italia ad agosto con negozi chiusi per ferie e città semideserta

Italia ad agosto significa da generazioni ferie, città più vuote, serrande abbassate e quel cartello appeso alla porta che tutti conoscono: “Chiuso per ferie”. Per qualche settimana il Paese sembra cambiare ritmo. O almeno così è stato per molto tempo.

È agosto. Il bar sotto casa ha abbassato la serranda, il panificio riaprirà fra due settimane, il vicino è partito e trovare qualcuno in ufficio diventa un’impresa. Nelle grandi città diminuiscono le automobili, mentre sulle strade verso il mare e la montagna cominciano le code.

E prima o poi arriva inevitabile la frase: “Ne riparliamo a settembre”.

Ma da dove nasce questa particolare abitudine italiana di concentrare le vacanze nel cuore dell’estate? E soprattutto: esiste ancora l’Italia che si ferma ad agosto?

Quando le ferie diventarono un rito collettivo

Per capire come questa abitudine sia diventata un fenomeno di massa bisogna tornare soprattutto all’Italia del boom economico.

Il diritto alle ferie annuali retribuite era già sancito dalla Costituzione italiana, che all’articolo 36 stabilisce che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite e non può rinunciarvi. Con la crescita industriale e il miglioramento delle condizioni economiche, però, le vacanze cominciarono a coinvolgere fasce sempre più ampie della popolazione.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta milioni di italiani lavoravano nelle fabbriche e nelle grandi aziende. Il lavoro aveva ritmi collettivi e anche il riposo finì spesso per averli.

Molti stabilimenti sospendevano o riducevano la produzione durante l’estate e migliaia di lavoratori andavano in ferie nello stesso periodo. Agosto divenne così il mese della grande partenza.

Le famiglie caricavano valigie, bambini e provviste sulla Fiat 500, sulla 600 o sulle prime automobili conquistate dopo anni di sacrifici e partivano verso il mare, la montagna o il paese d’origine.

Non sempre erano vacanze da cartolina. Molti emigrati interni tornavano semplicemente a casa, soprattutto dal Nord industriale verso il Mezzogiorno.

Ma quelle settimane rappresentavano qualcosa di prezioso: il tempo finalmente sottratto al lavoro.

Ferragosto, molto prima delle vacanze moderne

La tradizione, naturalmente, è molto più antica.

Il nome Ferragosto deriva dalle antiche feriae augustales, le festività d’agosto della tradizione romana, celebrate originariamente all’inizio del mese. Con il tempo la ricorrenza venne assorbita dalla festa cristiana dell’Assunzione, celebrata il 15 agosto.

Durante il fascismo furono inoltre istituiti i cosiddetti “Treni popolari”, collegamenti ferroviari a tariffe agevolate che favorirono le gite fuori porta e contribuirono alla diffusione di nuove forme di turismo popolare.

La vacanza di massa sarebbe arrivata soprattutto nel dopoguerra, ma l’idea che nel cuore di agosto fosse necessario interrompere la quotidianità era già profondamente radicata.

L’esodo d’agosto

Per chi è cresciuto nell’Italia degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, alcune immagini sono quasi indelebili.

Autostrade intasate, automobili cariche fino all’inverosimile, portapacchi pieni di valigie, bambini addormentati sui sedili posteriori e partenze all’alba nella speranza – quasi sempre vana – di evitare il traffico.

Le cronache parlavano puntualmente di “esodo estivo” e le giornate più difficili sulle strade diventavano uno degli appuntamenti fissi dell’informazione d’agosto.

Contemporaneamente le città si svuotavano.

Ad agosto trovare un negozio aperto poteva diventare complicato. Piccoli esercizi, officine, studi professionali e aziende chiudevano contemporaneamente per due, tre e qualche volta persino quattro settimane.

Era quasi una regola non scritta: in agosto non si fanno cose importanti.

“Ne riparliamo a settembre”

Da quell’Italia è nata anche una delle frasi più caratteristiche del nostro calendario lavorativo.

“Ne riparliamo a settembre.”

Può riguardare un contratto, un progetto, una visita, una riunione o semplicemente qualcosa che non abbiamo voglia di affrontare immediatamente.

Agosto diventa così una specie di terra di mezzo: luglio appartiene ancora all’anno lavorativo, settembre inaugura la ripartenza. In mezzo c’è un mese nel quale tutto sembra poter aspettare.

Forse è anche per questo che, per molti italiani, il vero inizio dell’anno non è gennaio ma settembre.

È a settembre che si ricomincia la palestra, si iniziano le diete, si fanno progetti, si cambiano abitudini e ci si promette di essere più organizzati.

Ma oggi l’Italia si ferma davvero?

Molto meno di un tempo.

Le città non diventano più completamente deserte e molti supermercati, ristoranti, centri commerciali e servizi rimangono aperti anche nel cuore di agosto.

Il turismo richiede personale proprio quando gli altri sono in vacanza. La sanità, i trasporti, la logistica, l’informazione, il commercio online e numerosi altri settori non possono semplicemente chiudere per tre settimane.

Anche il modo di andare in vacanza è cambiato.

Non tutti partono ad agosto e non tutti possono permettersi lunghe ferie. C’è chi sceglie giugno o settembre, anche per evitare i prezzi dell’alta stagione, chi divide le vacanze in periodi più brevi e chi durante l’estate continua a lavorare.

Lo smart working ha inoltre reso più sottile il confine tra essere in ferie ed essere semplicemente lontani dall’ufficio.

Eppure qualcosa resiste.

Quella strana sensazione che agosto sia diverso

Basta passeggiare in molte città italiane nella settimana di Ferragosto per accorgersene.

Il traffico diminuisce. Alcune serrande sono abbassate. I tempi sembrano allungarsi. Le risposte alle e-mail arrivano più lentamente. E davanti a qualche negozio compare ancora il vecchio foglio:

“Chiuso per ferie. Riapriamo il…”

Forse l’Italia non si ferma più davvero.

Ma conserva ancora l’idea che agosto debba essere diverso dagli altri mesi.

Un piccolo diritto collettivo alla lentezza, sopravvissuto al boom economico, alle autostrade congestionate, ai voli low cost, agli smartphone e alle e-mail che ci seguono persino sotto l’ombrellone.

E così, anche oggi, quando qualcuno ci propone qualcosa di complicato nel cuore dell’estate, la risposta continua a venirci spontanea:

“Va bene. Però ne riparliamo a settembre.”


Per continuare a scoprire abitudini, storie e piccole curiosità che raccontano l’Italia e gli italiani, visita la nostra rubrica Società su L’altraitalia.

Scopri di più da L'altraitalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere