Italiani nel mondo

Nardi – La vergona

Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito così viene definita la vergogna dalla Treccani.

C’ERA UNA VOLTAI più anziani ricorderanno certamente che la parola “vergogna” e, magari, l’imperativo “vergognati” ricorrevano spesso sia in famiglia che a scuola o in altri contesti e ci facevano comprendere, fin da piccoli, cosa si poteva dire e cosa no, cosa si poteva fare e cosa no. Chi non ricorda le vampate di rossore delle guance che manifestavano esteriormente la vergogna di essere stati scoperti di aver commesso qualcosa di brutto, anche piccole marachelle: aver detto una bugia o una parolaccia, essersi appropriati di qualcosa che non ci apparteneva, aver preso un brutto voto a scuola, aver danneggiato di proposito un qualche bene pubblico, aver fumato una sigaretta di nascosto e così via di seguito fino alla vergogna per aver commesso cose molto più gravi.

MA CHE SARÀ MAI !Tutto questo fino a qualche lustro fa, poi la morale e la cultura in Italia, piano piano, si sono geneticamente modificate – facendo scomparire, tra l’altro, la “vergogna” – con l’avvento delle radio private e soprattutto delle tv commerciali che hanno sdoganato parolacce e volgarità di ogni genere: basti pensare, per esempio, a programmi come quelli di Gianfranco Funari degli anni Ottanta del secolo scorso ed ai vari altri talkshow che ne sono seguiti dove tra gli ospiti non mancava mai (e non manca, ancora oggi) un attaccabrighe e distributore di volgarità allo scopo (sic!) evidente di aumentare l’audience del programma. Un crescendo di parolacce e volgarità di cui è colpevole anche il lassismo di chi sarebbe dovuto intervenire con fermezza per bloccare da subito espressioni e manifestazioni razziste nonché offese inusitate dei vari leghisti nei confronti di rappresentanti delle istituzioni (compreso il Presidente della Repubblica) o dei suoi simboli (il Tricolore) e l’esplosione dei “vaffa” grillini nelle piazze italiane. Così che oggi in Italia siamo arrivati al punto che altro che la “vergogna” di antica memoria, siamo arrivati ad un degrado sociale e morale incredibile in cui ognuno può fare e dire impunemente ciò che vuole senza che nessuno se ne faccia più meraviglia o crei dell’imbarazzo. Basta guardarsi intorno o seguire le cronache quotidiane attraverso i media: a scuola un figlio prende un brutto voto, oppure non passa ad un esame? I genitori protestano con il dirigente scolastico o con la preside se non addirittura prendendosela di brutto con l’insegnante (e pensare che in Giappone ancora oggi i maggiori casi di suicidio riguardano ragazzi e giovani che si tolgono la vita per la vergogna di una bocciatura!); per strada e nelle piazze si può inneggiare impunemente al fascismo ed al nazismo menando brutalmente chi osasse redarguirli (in questi giorni è accaduto a Venezia a danno dell’ex deputato Arturo Scotto); accade spesso che negli stadi si offendano con epiteti irripetibili i calciatori di colore della squadra avversaria e per strada si maltrattino – e non sempre limitandosi alle sole offese verbali – i malcapitati extracomunitari che si incontrano, in particolare quelli di colore, magari anche dopo essere usciti dalla chiesa ed aver partecipato alla tradizionale funzione domenicale; si danneggiano i beni pubblici, siano essi segnali stradali, lampadine dell’illuminazione o panchine nei parchi senza che nessuno osi intervenire per fermare questi vandali; più o meno sotto gli effetti dell’alcool o della droga (ma non obbligatoriamente) si fanno i propri bisogni corporali all’aperto ovunque ci si trovi, sia in un centro abitato o in un sito di pregio artistico, senza provare alcun imbarazzo; spinti dal sentirsi maggiormente al riparo da furti e rapine, da qualche anno gli italiani sono diventati degli straordinari appassionati cinofili ma molti di loro evitano poi di raccogliere le loro feci “dimenticandole” sui marciapiedi costringendo i pedoni a dei veri e propri slalom, e guai a far loro osservare il comportamento incivile perché altrimenti si verrebbe mandati, come minimo, a quel paese; evitiamo infine, per amor di autisti essendolo un po’ tutti, di ricordare quello che accade per strade, autostrade e parcheggi selvaggi con l’abuso delle quattro frecce ove impera la regola “io faccio i caxxi miei e tu fatti i tuoi!” tanto che in auto si è perduto il vecchio vizio, tutto italico, di mostrare le corna per non rischiare brutte conseguenze. E questi citati, si badi bene, sono solo alcuni esempi. Morale: oggi una parola, un gesto, per cui una volta ci si sarebbe vergognati, portano invece a commentarli con un salvifico “ma cosa sarà mai!”. Purtroppo.

Eh si, purtroppo oggi in Italia si è raggiunto un degrado sociale e morale che ai più anziani, come il sottoscritto, non può che far venire la nostalgia di quella “vergogna” che un tempo ci aveva fatto spesso imbarazzare ed arrossire!

Dino Nardi

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