Il pranzo della domenica esiste ancora?

Famiglia riunita per il tradizionale pranzo della domenica in Italia

Il pranzo della domenica in Italia era molto più di un pasto. Era un appuntamento. Quasi un’istituzione. Non serviva telefonare per sapere chi sarebbe venuto: la domenica, a una certa ora, ci si ritrovava tutti intorno alla stessa tavola.

La preparazione cominciava spesso molto prima di sedersi. In certe case il profumo del ragù arrivava già dalla cucina al mattino, mentre qualcuno apparecchiava con la tovaglia “buona” e qualcun altro tornava dalla pasticceria con il vassoio dei dolci.

Poi arrivavano figli, nipoti, zii. E magari qualcuno si presentava senza essere stato invitato. Un posto in più, in qualche modo, si trovava sempre.

Una tavola che teneva insieme la famiglia

Il pranzo domenicale non era uguale in tutta Italia.

Cambiavano i piatti, naturalmente. Lasagne, pasta al forno, tortellini, ragù, arrosti, polpette, parmigiana, pesce, verdure preparate secondo ricette che spesso non erano mai state scritte da nessuna parte.

Cambiavano gli accenti, le abitudini e persino l’ora in cui ci si sedeva a tavola.

Ma il significato era sorprendentemente simile.

Non è soltanto una sensazione legata ai ricordi. Anche l’UNESCO riconosce nella cucina italiana un insieme di saperi conviviali e sociali, nel quale la condivisione del cibo e lo stare insieme contribuiscono a creare legami e comunità.

La domenica era il giorno nel quale la famiglia si ricomponeva. Chi durante la settimana lavorava tornava a casa, i figli sposati arrivavano con i bambini e i nonni diventavano il centro naturale di una piccola comunità domestica.

E il pranzo durava.

Durava molto.

Tra una portata e l’altra si raccontava la settimana, si discuteva, si rideva e qualche volta si litigava. Poi arrivava il caffè. E quando sembrava finalmente tutto finito, qualcuno tirava fuori frutta secca, biscotti o una bottiglia conservata “per le occasioni”.

L’occasione, in fondo, era semplicemente essere insieme.

Lo sapevi? Piccoli riti del pranzo della domenica

La sedia dei nonni. In molte famiglie alcuni posti a tavola erano quasi “assegnati”: i nonni o il capofamiglia avevano la loro sedia abituale, che difficilmente qualcun altro avrebbe occupato.

Il servizio buono. Tovaglie ricamate, piatti e bicchieri migliori uscivano dalla credenza soprattutto la domenica e nei giorni di festa.

Il vassoio della pasticceria. Per generazioni andare a prendere le paste la domenica mattina è stato un piccolo rito. Il vassoio incartato e legato con lo spago o con un nastro annunciava già il momento del dolce.

Le ricette “a occhio”. Un pugno, un pizzico, quanto basta: molte ricette di famiglia sono passate da una generazione all’altra senza bilance né dosi precise. E, misteriosamente, venivano sempre bene.

La cucina come memoria

C’era anche un’altra particolarità.

Molte delle ricette del pranzo della domenica non si imparavano sui libri. Si imparavano guardando.

“Quanto ne metto?”

“Quanto basta.”

“Per quanto deve cuocere?”

“Finché è pronto.”

Generazioni di italiani hanno imparato così a preparare piatti che ancora oggi associano immediatamente alla propria famiglia.

E forse è per questo che certi sapori hanno una capacità straordinaria di riportarci indietro nel tempo.

Basta il profumo di un sugo, di una teglia appena uscita dal forno o di un dolce preparato in un certo modo e, per qualche secondo, ritorna una cucina che magari non esiste più.

Poi la società è cambiata

Le famiglie sono diventate più piccole e spesso vivono lontane.

Si lavora con orari diversi. I figli si trasferiscono in altre città o all’estero. La domenica è diventata anche il giorno dello sport, delle gite, dei centri commerciali, del brunch o semplicemente del riposo.

E soprattutto è cambiato il ruolo delle donne.

Perché dietro l’immagine rassicurante del grande pranzo domenicale c’era quasi sempre qualcuno che aveva trascorso ore ai fornelli e che, quando gli altri avevano terminato di mangiare, doveva ancora sparecchiare e sistemare la cucina.

La nostalgia rischia qualche volta di dimenticare questo particolare.

È davvero scomparso?

Non completamente.

In molte famiglie italiane il pranzo della domenica continua a essere un appuntamento importante. Magari non avviene più tutte le settimane. Magari non dura quattro ore e non prevede antipasto, primo, secondo, contorno, frutta e dolce.

A volte si ordina qualcosa già pronto. A volte si va al ristorante. A volte ci si incontra soltanto per una pizza.

Ma rimane il desiderio di trovare un momento nel quale sedersi insieme.

Ed è forse questo il vero segreto del pranzo della domenica: non erano soltanto le lasagne, il ragù o l’arrosto a renderlo speciale. Era il tempo.

Un tempo che per qualche ora sembrava appartenere alla famiglia e a nessun altro.

Oggi abbiamo cucine più moderne, elettrodomestici più veloci e mille modi per risparmiare tempo.

Eppure proprio il tempo da trascorrere insieme sembra essere diventato l’ingrediente più difficile da trovare.

Forse, allora, il pranzo della domenica non è scomparso.

Abbiamo semplicemente bisogno di ricordarci, ogni tanto, perché ci piaceva così tanto.


Tradizioni, abitudini e piccoli gesti raccontano come cambia il nostro Paese. Scopri altri articoli nella rubrica Società di L’altraitalia.

Sostieni L’altraitalia con una donazione e aiuta l’informazione indipendente

 

Scopri di più da L'altraitalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere