Luciano De Crescenzo, la filosofia che sapeva sorridere

Luciano De Crescenzo, scrittore e divulgatore della filosofia

Luciano De Crescenzo – Foto: Qi124680 / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Il 18 agosto Luciano De Crescenzo avrebbe compiuto 98 anni. A pochi giorni dall’anniversario della sua nascita, ricordarlo significa tornare a uno degli intellettuali italiani più popolari e originali del Novecento: scrittore, ingegnere, regista, attore e, soprattutto, straordinario divulgatore capace di raccontare la filosofia con ironia, leggerezza e quella inconfondibile sensibilità napoletana.

Nato a Napoli il 18 agosto 1928 e scomparso a Roma nel 2019, De Crescenzo riuscì a far capire a milioni di lettori che la filosofia non appartiene soltanto ai grandi nomi studiati sui libri, ma può nascondersi anche in una battuta al bar, in una conversazione tra amici, in un caffè e nel buon senso della gente comune.

Laureato in ingegneria, lavorò per circa vent’anni all’IBM. Poi arrivò la scrittura e la sua vita cambiò. Nel 1977 pubblicò Così parlò Bellavista, il libro che lo fece conoscere al grande pubblico e che trasformò il suo modo personalissimo di raccontare Napoli in un fenomeno editoriale.

Nel corso della sua carriera avrebbe pubblicato una cinquantina di libri, tradotti in 19 lingue, diventando uno degli autori italiani più conosciuti anche all’estero.

Il successo di “Così parlò Bellavista”

Al centro di Così parlò Bellavista c’è il professor Gennaro Bellavista, attraverso il quale De Crescenzo osserva Napoli, i suoi abitanti e le contraddizioni della vita con uno sguardo ironico e filosofico.

La città diventa così un luogo nel quale parlare dell’amore, della libertà, del tempo, dell’umanità e delle differenze tra le persone. La filosofia abbandona il piedistallo e si mescola alla quotidianità.

Nel 1984 Così parlò Bellavista diventa anche un film, diretto e interpretato dallo stesso De Crescenzo. Un successo destinato a consolidare definitivamente il personaggio e il suo autore nell’immaginario italiano.

Una filosofia “alla napoletana”

Ma che cos’è, in fondo, questa filosofia alla napoletana?

Non è una scuola filosofica, naturalmente. È piuttosto un modo di guardare la vita.

De Crescenzo affrontava temi enormi – l’amore, la morte, la felicità, Dio, il tempo – cercando di renderli comprensibili a tutti. Il pensiero dei filosofi greci poteva incontrare un aneddoto napoletano; Socrate poteva idealmente sedersi al tavolino di un bar; Epicuro entrare in una conversazione sulla felicità.

Era questo uno dei suoi talenti maggiori: togliere alla filosofia la soggezione che spesso incute senza toglierle profondità.

L’ironia come modo di pensare

Nella visione di De Crescenzo l’ironia non è soltanto uno strumento per far ridere. È un modo per osservare il mondo, ridimensionare i problemi e, qualche volta, comprenderli meglio.

La sua Napoli contribuisce enormemente a questo sguardo: una città nella quale tragedia e comicità, cultura alta e saggezza popolare possono convivere nello spazio di poche parole.

E forse è proprio qui che si trova una delle ragioni del suo enorme successo. De Crescenzo non pretendeva di trasformare i lettori in filosofi. Li invitava semplicemente a porsi delle domande.

Filosofia, amore e felicità

Negli anni De Crescenzo ha raccontato Socrate, i presocratici, i miti greci, la filosofia medievale e quella moderna, continuando però a tornare su alcune domande fondamentali: che cosa significa vivere bene? Che cos’è la felicità? E quale posto occupa l’amore nella nostra esistenza?

L’amore è anche al centro di uno dei suoi ultimi libri, Non parlare, baciami. La filosofia e l’amore, pubblicato da Mondadori nel 2017.

Ancora una volta il punto di partenza è una domanda apparentemente semplice: che cosa significa veramente amare?

E ancora una volta De Crescenzo cerca la risposta mettendo insieme filosofia ed esperienza quotidiana, riflessione e sentimento.

L’eredità di Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo ha avuto un merito raro: ha reso la filosofia accessibile senza farla diventare banale.

Con le sue Storie della filosofia, i romanzi, il cinema e la televisione ha avvicinato al pensiero filosofico persone che probabilmente non avrebbero mai aperto spontaneamente un libro sull’argomento.

Nel corso della carriera sono arrivati anche importanti riconoscimenti, tra i quali il Premio Bancarella per Storia della filosofia greca e riconoscimenti cinematografici legati alla sua attività di regista.

Ma forse la sua eredità più autentica rimane un’altra: aver fatto riflettere milioni di persone sorridendo.

A pochi giorni dall’anniversario della sua nascita, ricordare Luciano De Crescenzo significa allora tornare a quella sua capacità rarissima di avvicinare pensiero e vita quotidiana.

Magari davanti a un buon caffè, con un sorriso e con quella leggerezza che, nelle sue mani, non è mai stata superficialità.

E magari con un libro sul tavolo: Non parlare, baciami. Perché qualche volta, persino davanti alle domande più complicate della filosofia, le parole possono aspettare.

Graziella Putrino


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