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L'Italia oltre i luoghi comuni

Scanno, il borgo che conquistò i grandi fotografi

Donna in abito tradizionale in un vicolo di Scanno, borgo dei fotografi

Scanno e i fotografi hanno una storia speciale, nata molto prima che i borghi italiani diventassero protagonisti dei social e delle fotografie scattate con il cellulare. Tra vicoli stretti, scalinate, archi di pietra e figure avvolte negli abiti scuri della tradizione, questo piccolo paese d’Abruzzo è diventato nel Novecento uno dei luoghi più affascinanti della fotografia italiana.

Qui arrivarono alcuni grandi maestri dell’obiettivo. Non cercavano semplicemente un bel panorama. Cercavano persone, gesti, ombre, volti e frammenti di vita quotidiana.

Ed è forse proprio questa la ragione per cui Scanno continua ancora oggi a sembrare un luogo fatto per essere fotografato.

Prima di Cartier-Bresson

La storia fotografica di Scanno comincia prima di quanto si possa immaginare.

Negli anni Trenta arrivò nel borgo Hilde Lotz-Bauer, fotografa tedesca e pioniera della fotografia di strada. Con la sua Leica percorse numerosi paesi italiani documentando soprattutto la vita delle persone comuni e, a Scanno, rivolse il suo sguardo in particolare alle donne e alla quotidianità del paese.

Le sue immagini oggi sono una straordinaria testimonianza di un’Italia scomparsa: un mondo rurale nel quale gli abiti, i lavori e persino il modo di stare per strada raccontavano un’identità precisa.

Poi arrivarono altri grandi nomi.

Cartier-Bresson e Scanno nel 1951

Nel 1951 fu la volta di Henri Cartier-Bresson, uno dei più importanti fotografi del Novecento.

Il maestro francese trovò a Scanno ciò che il suo sguardo cercava continuamente: geometrie apparentemente casuali, persone che entravano e uscivano dall’inquadratura, strade che diventavano quinte teatrali.

Una delle sue fotografie di Scanno del 1951 è oggi conservata nella collezione del Museum of Modern Art di New York.

Cartier-Bresson fotografò anche la messa di mezzanotte nel paese abruzzese. Quello scatto del 1951 fa parte delle collezioni del Musée d’Art moderne de Paris.

Ma Scanno non aveva ancora finito di entrare nella storia della fotografia.

Mario Giacomelli e il bambino di Scanno

Qualche anno più tardi arrivò Mario Giacomelli.

Visitò Scanno nel 1957 e nuovamente nel 1959. Il suo bianco e nero fortemente contrastato trasformò le strade del paese in uno spazio quasi sospeso tra realtà e immaginazione.

Donne vestite di nero, uomini con il cappello, muri chiari, figure in movimento: nelle sue fotografie Scanno sembra appartenere contemporaneamente a un luogo reale e a un racconto.

Il Getty Museum sottolinea proprio questa atmosfera quasi fiabesca delle immagini realizzate da Giacomelli nel paese abruzzese.

Da quella esperienza nacque anche una delle fotografie italiane più conosciute del Novecento, comunemente chiamata “Il bambino di Scanno”.

Al centro dell’immagine un bambino guarda verso l’obiettivo, mentre intorno a lui le altre figure sembrano muoversi in una dimensione diversa.

Lo scatto divenne celebre anche internazionalmente e fu selezionato per The Photographer’s Eye, la storica mostra del Museum of Modern Art di New York.

Il Metropolitan Museum of Art conserva oggi nelle proprie collezioni una fotografia della serie Scanno di Giacomelli, datata 1957-1959.

Un paese visto attraverso tanti obiettivi

Ma Cartier-Bresson e Giacomelli non furono gli unici.

Nel corso del Novecento Scanno attirò numerosi fotografi italiani e stranieri, tra cui Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Renzo Tortelli.

È così che un piccolo centro dell’Abruzzo montano finì per guadagnarsi un soprannome particolarmente suggestivo: il borgo dei fotografi.

E non è difficile comprenderne la ragione.

Il centro storico sembra costruito per obbligare lo sguardo a cambiare continuamente direzione. Una scala conduce a un arco, un vicolo improvvisamente si restringe, una casa ne nasconde un’altra e una figura che attraversa la strada può trasformare in pochi secondi un semplice scorcio in una fotografia.

Tornare a Scanno oggi

Oggi naturalmente Scanno è cambiata. Ma passeggiando nel centro storico è ancora possibile riconoscere alcuni degli ambienti che affascinarono i grandi maestri.

Ed è probabilmente questo il modo più bello di visitarla: non cercare soltanto monumenti, ma guardare.

Guardare una scala, una porta, una donna che attraversa un vicolo, la luce che cade sulle case.

Perché Scanno insegna qualcosa che i grandi fotografi avevano capito molti decenni prima di Instagram: non è necessario andare dall’altra parte del mondo per trovare un’immagine straordinaria.

A volte basta imparare a vedere ciò che abbiamo davanti.

Scanno, quattro anni dopo

Su L’altraitalia avevamo già raccontato Scanno nel 2022, presentandola tra i borghi più belli d’Italia. Oggi ci siamo tornati con uno sguardo diverso: non per scoprire soltanto che cosa vedere, ma per capire perché questo piccolo paese abruzzese sia riuscito ad attirare alcuni dei più importanti fotografi del Novecento.

Perché ci sono borghi che si visitano. E ce ne sono altri che, attraverso uno sguardo, diventano immagini della nostra memoria.

Giovanna Coppola


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