Futuro e intelligenza artificiale non sembrano andare nella stessa direzione quando alle persone viene chiesto come vorrebbero davvero vivere. Più la tecnologia entra nelle nostre vite, più sembra crescere il desiderio di natura, prodotti locali, artigianato e rapporti con qualcosa di autentico. Almeno è questa l’immagine che arriva dalla Svizzera, dove un’indagine sulle aspettative per il futuro ha prodotto un risultato che merita di essere osservato anche oltre i confini elvetici.
Viviamo circondati dalla tecnologia. L’intelligenza artificiale scrive testi, traduce, suggerisce cosa acquistare, organizza viaggi, risponde alle domande e comincia a entrare persino negli studi medici e nelle scuole.
Eppure, quando alle persone viene chiesto non che cosa sia possibile fare, ma come vorrebbero vivere, la risposta cambia.
Il futuro? Verde, locale e possibilmente umano
La Bussola del futuro svizzero, realizzata dall’associazione Monda Futura con un’indagine rappresentativa condotta da gfs.bern, ha messo a confronto 40 possibili scenari.
Al primo posto troviamo una natura rigogliosa accompagnata da consumo consapevole e produzione responsabile, con un punteggio di 1,6 su una scala che va da -2 a +2.
Subito dopo arrivano un’alimentazione legata alle stagioni e al territorio (1,58), il rilancio dell’artigianato locale di qualità (1,46) e un’economia circolare orientata all’ambiente e al bene comune (1,34).
Insomma: mentre si discute di robot, algoritmi e automazione, una parte consistente della popolazione immagina il futuro pensando a qualcosa di sorprendentemente antico.
Un campo coltivato. Un prodotto fatto vicino a casa. Un artigiano. Una comunità.
Non è necessariamente un rifiuto della tecnologia
Sarebbe però troppo semplice concludere che gli svizzeri siano contrari all’intelligenza artificiale.
Il dato più interessante è forse un altro.
Una vita quotidiana fortemente caratterizzata dall’IA ottiene un punteggio negativo (-0,21), così come non convince uno scenario nel quale la salute viene continuamente analizzata attraverso dati personali (-0,24).
Non sembra quindi emergere il desiderio di tornare a un mondo senza tecnologia. Piuttosto, appare una domanda molto contemporanea: quanto spazio siamo disposti a concederle?
Possiamo apprezzare uno strumento digitale e contemporaneamente non desiderare che ogni momento della nostra giornata venga mediato da uno schermo, misurato da un sensore o interpretato da un algoritmo.
La rivincita delle cose imperfette
C’è poi un piccolo paradosso.
Più la tecnologia diventa capace di produrre rapidamente oggetti, immagini e contenuti perfetti, più acquistano valore le cose che perfette non sono.
Un mobile costruito da un falegname. Una ceramica leggermente diversa dall’altra. Il pane del forno del paese. I pomodori che arrivano soltanto nella loro stagione.
Persino una conversazione senza telefono sul tavolo.
L’artigianato, la produzione locale e la stagionalità che emergono dall’indagine possono essere letti anche così: come ricerca di riconoscibilità in un mondo sempre più standardizzato.
Ed è una riflessione che riguarda molto da vicino anche l’Italia.
E l’Italia?
Basta attraversare molti dei nostri piccoli centri per trovare ciò che l’indagine svizzera descrive come desiderabile per il futuro.
Botteghe artigiane, mercati, produzioni agricole locali, piccoli negozi, ricette legate alle stagioni e comunità nelle quali le relazioni personali hanno ancora un peso.
Il problema è che spesso ci accorgiamo del loro valore proprio quando rischiano di scomparire.
Per decenni abbiamo associato il futuro soprattutto alla velocità: produrre più rapidamente, viaggiare più rapidamente, comunicare più rapidamente.
Ora potremmo cominciare a chiederci se progresso e velocità siano davvero la stessa cosa.
Un futuro che assomiglia un po’ al passato
Tra gli scenari sottoposti agli intervistati ce n’è persino uno decisamente curioso: parlamentari e membri del Consiglio federale che meditano prima delle sedute. L’idea ha ottenuto un sorprendente 1,12. Molto meno entusiasmo ha suscitato invece la possibilità tecnologica di compiere il giro del mondo in 80 minuti, ferma a 0,17.
Forse è soltanto una curiosità.
Oppure racconta qualcosa.
Abbiamo costruito tecnologie capaci di farci risparmiare continuamente tempo, ma una parte della società sembra desiderare proprio ciò che quel tempo dovrebbe permetterci di recuperare: natura, relazioni, territorio, manualità e lentezza.
Non si tratta necessariamente di scegliere tra un bosco e ChatGPT, tra una bottega e un algoritmo.
La vera sfida potrebbe essere molto più interessante: usare l’intelligenza artificiale senza rinunciare all’intelligenza delle cose semplici.
Tecnologia, società e nuovi modi di vivere: scopri gli altri approfondimenti nella Rubrica Società de L’altraitalia.

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