La cultura italiana è molto più di un patrimonio da conservare: è una delle forze economiche del Paese. Musei, cinema, editoria, design, architettura, spettacolo, videogiochi e creatività producono direttamente ricchezza e occupazione, ma il loro effetto si estende molto oltre i confini tradizionali del settore culturale.
A mostrarlo sono i dati del rapporto “Io sono Cultura 2026”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione di altri partner e il patrocinio del Ministero della Cultura.
I numeri raccontano un’Italia nella quale cultura, creatività ed economia sono molto più legate di quanto spesso si immagini.
115,8 miliardi prodotti dalla cultura
Nel 2025 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale.
Rispetto all’anno precedente la crescita è stata del 3,3%.
Importante anche il contributo all’occupazione: il settore conta quasi 1,54 milioni di lavoratori, il 5,7% dell’occupazione complessiva italiana, con un incremento dell’1,7% rispetto al 2024.
Ma è guardando oltre questi numeri che emerge la reale dimensione economica della cultura italiana.
Ogni euro di cultura ne genera altri 1,7
Secondo il rapporto, per ogni euro prodotto dal sistema culturale e creativo se ne attivano altri 1,7 nel resto dell’economia.
Considerando quindi anche le attività indirettamente coinvolte, cultura e creatività arrivano a muovere complessivamente circa 310 miliardi di euro, equivalenti al 15,4% della ricchezza nazionale.
Significa che gli effetti della cultura si propagano in molti altri settori: dal turismo alla manifattura, dall’artigianato ai servizi.
È proprio questa capacità di contaminare altre attività economiche a rendere il sistema culturale italiano particolarmente importante.
Turismo culturale, una risorsa enorme
Uno degli esempi più evidenti è il turismo.
La componente culturale genera oltre il 40% delle presenze turistiche e più della metà della spesa complessiva, secondo quanto evidenziato da Unioncamere.
Visitare una città d’arte, un museo o un sito archeologico significa infatti anche soggiornare in albergo, mangiare nei ristoranti, utilizzare i trasporti, acquistare prodotti locali e scoprire un territorio.
La cultura diventa così il punto di partenza di una catena economica molto più ampia.
E l’evoluzione del turismo verso esperienze sempre più legate alla storia, all’arte, alle tradizioni e all’identità dei territori potrebbe rafforzare ulteriormente questo fenomeno.
Non soltanto musei, libri e spettacolo
Parlare di economia della cultura significa però superare anche un altro luogo comune: quello che identifica il settore esclusivamente con musei, monumenti, cinema, teatro o editoria.
Il comparto che produce la quota maggiore di valore aggiunto all’interno del cosiddetto Core Cultura è infatti quello di software e videogiochi, con 18,6 miliardi di euro.
Seguono editoria e stampa con 11,5 miliardi e architettura e design con 11,2 miliardi.
La creatività contemporanea passa quindi anche attraverso tecnologia, comunicazione e innovazione digitale.
Cultura e Made in Italy
C’è poi un legame più difficile da misurare ma fondamentale per comprendere la forza dell’economia italiana: quello tra cultura e Made in Italy.
Design, gusto estetico, artigianato, moda, architettura, conoscenza dei materiali e capacità di trasformare la tradizione in prodotti contemporanei fanno parte di un patrimonio che non nasce soltanto nelle aziende.
Nasce nei territori e nella loro storia.
È uno dei motivi per cui molti prodotti italiani riescono a essere riconoscibili anche quando competono su mercati internazionali affollati.
La cultura, in questo senso, non è semplicemente un settore dell’economia: diventa uno degli elementi che attribuiscono valore anche a ciò che viene prodotto altrove.
Milano in testa, ma cresce anche il Sud
La geografia della cultura produttiva italiana presenta differenze significative.
La Lombardia mantiene il primato per valore aggiunto generato, con oltre 33 miliardi di euro, mentre il Lazio registra l’incidenza più elevata del sistema culturale e creativo sull’economia regionale, pari all’8,1%.
Tra le province è Milano a guidare la classifica: cultura e creatività rappresentano il 10,1% dell’economia provinciale.
Interessanti però anche i segnali provenienti dal Mezzogiorno. Tra il 2021 e il 2025 la Campania ha registrato la maggiore crescita delle imprese culturali e creative in Italia, con un aumento del 12,3%, davanti a Molise e Trentino-Alto Adige.
Un patrimonio che produce futuro
I numeri di “Io sono Cultura 2026” aiutano quindi a ribaltare una vecchia idea: considerare la cultura prevalentemente come una voce di spesa.
La cultura italiana certamente deve essere protetta e tramandata per il suo valore storico e identitario. Ma contemporaneamente produce lavoro, attira visitatori, alimenta l’innovazione e contribuisce alla competitività delle imprese.
E forse è proprio questa la caratteristica più interessante del modello italiano.
Il patrimonio del Paese non è fatto soltanto di ciò che è custodito nei musei o nei centri storici. È anche un insieme di conoscenze, creatività e capacità di fare che continua a trasformarsi.
La cultura, insomma, racconta l’Italia. Ma contribuisce anche a farla vivere e a produrre il suo futuro.
Aty Lenzo
Scopri altri approfondimenti su arte, patrimonio, creatività e protagonisti italiani nella nostra Rubrica Cultura.

Piu notizie
Luciano De Crescenzo, la filosofia che sapeva sorridere
Ciao, pizza ed espresso: le parole italiane che il mondo usa ogni giorno
Locarno Film Festival 2026: il cinema italiano torna protagonista con grandi anteprime