Cultura

Museo dell’emigrazione lucana: progetti e relazioni con vari Comuni

Di Luigi Scaglione – Coordinatore Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice”  per “Aise

Dal 22 Maggio quando abbiamo aperto ufficialmente al pubblico il Museo dell’Emigrazione Lucana, oltre al successo di presenze e di interesse registrato, si è di fatto riavviato il confronto sulle politiche a favore dei nostri emigranti, attraverso la rilettura di alcune storie di lucani migranti.

Si è costruito, cioè, un modello di interessanti relazioni tra i Comuni protagonisti delle più incredibili storie di migrazione, studiosi e cultori di queste storie, associazioni culturali e circoli letterari ed il mondo della emigrazione a cui il Centro Lucani nel Mondo “Nino Calice” ha dato il suo evidente e forte impulso e sostegno.

Una scelta questa che la Regione Basilicata, attraverso l’input del Presidente Marcello Pittella, in uno con il ruolo non secondario della Presidenza della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo, guidata da Francesco Mollica, ha saputo realizzare quel modello di relazioni condivise che dà senso agli investimenti sin qui fatti. Sia nelle azioni di studio e ricerca, sia nella definizione di interventi a favore dei lucani indigenti in Sud America.

Un corollario di progetti e nuove azioni che, molto modestamente, abbiamo saputo inserire nel raccontare le storie dei migranti nel nostro Museo, fatto conoscere nelle comunità che hanno dato vita ad iniziative specifiche, confrontato con quel turismo di ritorno che ha animato e anima in questo mese di agosto le nostre realtà.

Sarà un caso, penserà qualcuno, ma non lo è, che abbiamo analizzato a fondo la vicenda umana e la storia di Pietro Cristiano, emigrante minatore-sindacalista in Belgio, che arriva da San Fele, il comune cioè che in termini assoluti e percentuali ha dato il più alto tributo all’emigrazione di quei circa 740 Mila lucani che tra il 1870 ed il 2005 (ultimo dato ufficiale) hanno lasciato la nostra regione.

Come non è stata casuale la scelta di rileggere attraverso gli occhi di acuti osservatori al femminile, le storie di Rosita Melo (cantante-compositrice) di Rionero in Vulture o di Felicia Muscio la vera protagonista della storia deamicisiana “dagli Appennini alle Ande”, partita da Oppido Lucano è approdata ad Iquique.

Storie, volti, racconti, che aprono il cuore e la mente in questi giorni di confronti anche aspri sul tema dei migranti che arrivano nel nostro Paese e sono guardati con sospetto, proprio come accadeva ai “nostri” viaggiatori per necessità.
Storie, volti, racconti che hanno segnato più che altro in terre lontane ed ostili, come il Sudamerica degli anni del primo dopoguerra e delle speranze a volte deluse del secondo dopoguerra, più che della “fortuna” capitata a chi invece è finito nelle terre lontane del Nord America o della fiorente Australia.
Per questo abbiamo scelto di esaltare queste storie più dure raffrontandole con le immagini ed i racconti dei successi di Anthony Celebrizzi e Charles Paterno.
Ma da questo confronto aperto, devo dire, che è cresciuta la voglia di scoprire storie incredibili e vere in ogni comune della nostra Basilicata.

Senza la memoria non possiamo costruire un futuro solidale e credibile per i nostri giovani, che della emigrazione e dalla emigrazione, intravedono opportunità di crescita e di successo, spesso negato o impossibile da realizzare, qui nel nostro Sud.
Quando un’associazione culturale come quella di Montescaglioso rilancia la figura di un famoso pittore figlio della sua terra, Tomàs Ditaranto, e lavora alla ricostruzione del suo albero genealogico (altro progetto avviato di concerto con l’Anci Basilicata), fa una scelta di arricchimento e di opportunità culturale che non può non essere colta da una classe dirigente accorta e lungimirante. E su questa scia si stanno avviando le singole associazioni di Oppido, Grassano, Ruoti, Avigliano, Pietragalla, Lauria o ultima ma non ultima, Lagonegro che ha dato vita anche ad un evento nuovo e produttivo alla riscoperta del suo centro storico, per citare le prime che hanno colto il messaggio.

Oppure come ha fatto intelligentemente il Comune di Rapone, che ha celebrato prima lo scritto di un suo scrittore famoso, Nick Repole, poi un suo figlio illustre vivente (Dominik Pinto) ed intitolato infine agli emigranti ed ai migranti, di ieri e di oggi, una importante strada di accesso o con la realizzazione, con grandi sacrifici personali del suo ispiratore, Joe Di Giacomo da Sydney, a San Fele di un mausoleo dedicato a La Famiglia emigrata da quel Comune in ogni dove.
O come faranno a settembre e nei prossimi mesi alcune associazioni argentine e quella di Paysandù in Uruguay che saranno in visita nella nostra regione con il programma regionale “turismo di ritorno”.

E tutto questo mentre attendiamo però, da tempo, la ufficializzazione delle proposte presentate nell’ambito dei programmi di Matera-Basilicata 2019 nel segno delle nuove azioni che veda i Lucani di fuori regione, protagonisti del grande evento e che coinvolgerà le nostre comunità lontane ed i Musei dell’Emigrazione italiani ed esteri.

Ecco il senso di celebrazioni, avvenimenti, rivisitazioni che in questo periodo, complice il ritorno di tanti nostri corregionali alla casa madre, ci hanno portato, come Comitato Tecnico Scientifico (hanno contributo Patrizia Del Puente, Franco Sabia, Michele Durante e Vito Lucia oltre al funzionario regionale del dipartimento Rocco Romaniello e la dirigente Patrizia Minardi) a vedere negli occhi e nelle testimoniane rese in queste bellissime serate, l’autenticità dell’appartenenza a questa nostra amata terra di Lucania.
Senza retorica e senza nostalgia, ma con la certezza di avere riaperto il dibattito su un tema di attualità stringente che serva da monito e da indirizzo per chi sceglie la strada del viaggio come occasione per migliorare la sua qualità della vita e amare sempre e comunque la terra dei suoi avi e dei suoi natali.

Oggi, viaggiare, migrare, andare, tornare, è forse la cosa più semplice che esista e le modalità di comunicazione continua ci aiuta a credere di essere sempre vicini pur abitando a 3000 km di distanza.
In questo, sta l’essenza del nostro raccontare le vecchie e le nuove migrazioni, studiarne i fenomeni e costruire sempre più una rete di relazioni attive, che immaginiamo e speriamo travolgano in maniera entusiasta tutti i nostri comuni.
E vedrete, che alla fine, qualcosa di questa semina, resterà.

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