Al Teatro di Locarno è andata in scena L’inferiorità mentale della donna, una pièce intensa e intelligente che vede protagonista Veronica Pivetti, tratta dal testo di Giovanna Gra e liberamente ispirata all’omonimo trattato di Paul Julius Moebius, manifesto emblematico di un pensiero misogino che ha attraversato i secoli mascherandosi da scienza.
Con ironia affilata e sarcasmo mai gratuito, Pivetti conduce il pubblico in un viaggio disturbante e al tempo stesso irresistibilmente comico alle origini di quella visione reazionaria che ha descritto la donna come un essere “naturalmente inferiore”: dotata di un cranio più piccolo, di un cervello giudicato insufficiente, incapace di autonomia di pensiero. Parole che oggi suscitano sdegno e incredulità, ma che per lungo tempo sono state considerate verità accademiche.
Lo spettacolo prende forma come un racconto teatrale in cui la denuncia si intreccia all’autoironia. Pivetti non si sottrae al gioco crudele della storia e si presta simbolicamente alla misurazione dell’indice cefalico, uno dei parametri pseudo-scientifici con cui si pretendeva di dimostrare l’inferiorità femminile. Un gesto teatrale potente, che smaschera l’assurdità di quei criteri e, allo stesso tempo, mette a nudo le ferite che certi pregiudizi hanno lasciato.
Nel percorso affiorano anche figure femminili consegnate alla storia come “mostri”: da Agrippina, l’imperatrice accusata di aver avvelenato Claudio, fino a Leonarda Cianciulli, la tristemente nota saponificatrice di Correggio. Episodi estremi che diventano, nella narrazione, lo specchio deformato di una società pronta a demonizzare la donna ogni volta che esce dal ruolo assegnato.
Accanto a Veronica Pivetti, l’attore Cristian Ruiz accompagna la narrazione con una presenza scenica misurata ed efficace, fungendo da contrappunto teatrale ai monologhi dell’attrice e contribuendo a dare ritmo e respiro allo spettacolo.
La regia di Gra & Mramor mantiene un equilibrio raffinato tra parola, gesto e silenzio, mentre la colonna sonora e gli arrangiamenti di Alessandro Nidi accompagnano il racconto con discrezione, senza mai sovrastarlo. Completano l’allestimento i costumi del Nicolao Atelier Venezia e le luci di Eva Bruno, che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, a tratti surreale.
L’inferiorità mentale della donna è, in definitiva, un teatro di denuncia che sceglie l’arma più sottile e potente: l’ironia. Uno spettacolo che diverte, inquieta e interroga, ricordandoci quanto certe idee siano dure a morire e quanto sia ancora necessario raccontarle, smontarle e ridicolizzarle. Applausi convinti per una prova d’attrice di grande intelligenza e consapevolezza, capace di trasformare la memoria della discriminazione in una riflessione collettiva attualissima.
Carolina Gualea


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