Italiani nel mondo

Reintegrare con urgenza i fondi per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero

La legge di Stabilità per il 2016, che pure ha visto in entrambi i rami del Parlamento un notevole miglioramento delle poste relative alle politiche per gli italiani all’estero, ha lasciato una coda problematica tanto inattesa quanto seria.

Si tratta del finanziamento dei corsi di lingua italiana realizzati dagli enti gestori che subiscono, rispetto all’assestamento di bilancio del 2015, una riduzione di circa 3 milioni e trecentomila euro. Sulla somma residua di 8 milioni e 625 mila, è stata applicata dal MAECI un’ulteriore riduzione di 2 milioni e 625 mila, che ha portato la proposta iniziale a 6 milioni. Nel corso dell’esame parlamentare della Stabilità, questa somma è stata reintegrata di 3 milioni e 400 mila a seguito della proposta delle relatrici del provvedimento, che hanno portato le risorse disponibili a 9 milioni e 400 mila.

Nei fatti, si concretizza, nonostante la positiva azione parlamentare, una riduzione dello stanziamento complessivo del 2016. Non era questa la volontà del legislatore.

Non possiamo tralasciare alcune considerazioni che ancora una volta si legano a un intervento di forte valore strategico come la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero.

La prima è che su una rimodulazione della spesa del MAECI, richiesta dal Ministero dell’economia e finanze, di complessivi 8 milioni e 226 mila, il 34% sia stato messo a carico del solo capitolo di spesa dei corsi di lingua, che dal Governo Prodi (2008) in poi sono passati da una dotazione di 28 milioni a 9,4 milioni, in larga misura a causa dei tagli del Governo Berlusconi. E questo solo in forza degli emendamenti annualmente approvati in Parlamento, altrimenti sarebbero ancora di meno.

La seconda riflessione è che avallare per il futuro il ridimensionamento avvenuto, in parte recuperato per l’anno in corso da un emendamento parlamentare, significherebbe trovarsi dal prossimo anno di fronte ad una situazione di sostanziale riduzione delle attività finora sopravvissute, grazie alle prove di buona gestione e di professionalità date dagli enti gestori.

La terza considerazione è che il ridimensionamento di quest’anno arriva a conclusione del percorso di riduzione del personale di ruolo inviato dall’Italia. Gli enti gestori sono stati sollecitati a rilevare i corsi che altrimenti sarebbero rimasti scoperti, ma restando così le cose mancherebbero le risorse per poterli completare. Insomma, il rischio da scongiurare in tutti i modi possibili è che la rete di promozione della lingua e cultura costruita negli anni e che rappresenta la punta avanzata di quella “diplomazia culturale” spesso richiamata come essenziale fattore di internazionalizzazione, subisca un arretramento irreversibile. Ne va dell’interesse non degli enti gestori, ma dell’Italia.

Ci siamo dunque rivolti, con atti parlamentari e con contatti diretti, al Ministro degli affari esteri affinché, in dialogo con il Ministro delle finanze, intervenga per sanare questo vulnus e riportare la dotazione finanziaria disponibile almeno al livello dello scorso anno, consentendo di preservare l’offerta linguistica e culturale realizzata tramite gli enti gestori. Ognuno tenga presente che di queste attività oggi usufruiscono in tutto il mondo non meno di 350 mila studenti, italodiscendenti e stranieri, che si accostano in questo modo al nostro patrimonio culturale.

I deputati del Pd Estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi

Categorie:Italiani nel mondo

Rispondi