Cultura

Raggruppare la comunità italiana attraverso la comunicazione

Quale sarà il ruolo della comunicazione in futuro per gli italiani all’estero?

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Di Pietro Petraglia per “Comunità italiana”.

Il mio scopo iniziale, con la fondazione della Rivista Comunità Italiana, nel marzo del 1994, è stato quello di raggruppare la comunità italiana attraverso la comunicazione. Uno scopo perseguito con molta tenacia. È iniziato con le mani di un diciassettenne, che ha avuto come grande merito riunire gente importante, tra le quali intellettuali e imprenditori, per pubblicare un tabloid. Solo forza di volontà, anzi, forza di volontà avuta ad ogni edizione, mese dopo mese, per realizzare questo sogno che evolveva e conquistava sempre più lettori.

Mi ricordo ancora il giorno in cui sono stato al Consolato a Rio per chiedere un supporto per il primo numero del progetto e intervistare l’allora console Claudio Zanghi. Un dipendente, che lavora ancora lì, mi ha ricevuto e semplicemente ignorato il ragazzo ed i suoi sogni. Poi, già nella terza edizione, quel giornale, che veniva distribuito a tutte le associazioni italiane, biblioteche e istituzioni che, nel futuro, sono diventate collaboratrici – come l’Accademia Brasiliana di Lettere – è diventato un orgoglio per la comunità. Non ci è voluto molto tempo perché il diplomatico, e futuro amico, Claudio Zanghi, mi chiamasse e dicesse che era molto contento di quella che sarebbe la più grande pubblicazione della comunità italiana in Brasile.

In quel momento, le difficoltà del giovane erano le più varie. Cercava contenuto, riuniva scrittori, andava dietro a sponsorizzazioni e pubblicità, fotografava e scriveva testi sui più diversi avvenimenti; impaginava, passava le notti in bianco all’antico giornale Tribuna da Imprensa per riuscire a stampare con una delle poche macchine offset della città; e, con il prodotto pronto, ogni mese, organizzava tutta la distribuzione tramite la posta e motociclisti.
Motivato, all’inizio, dall’ideale di contribuire alla storia dell’immigrazione italiana nello stato di Rio de Janeiro attraverso la realizzazione di un servizio utile, che potesse far vedere le attività sviluppate e trasmettere la memoria di fatti e persone che hanno lasciato il loro segno nella regione; niente riusciva a far spegnere l’entusiasmo di quel giovane. Cercava di specializzarsi sempre di più e non aveva ancora idea del suo traguardo, ma un unico pensiero: “i miei genitori hanno sofferto molto di più per arrivare fin qui. Hanno lasciato la loro famiglia nel Cilento negli anni 50 e non hanno mai mollato”. Nonostante tutte le avversità, la pubblicazione cresceva e diventava più bella ad ogni edizione.

L’anno seguente alla fondazione della rivista, il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, visita Rio de Janeiro e riesco ad intervistarlo. I temi della pubblicazione sono sempre più ricchi e coinvolgono servizi ai cittadini italiani, cultura, commercio, intrattenimento, gastronomia, lingua italiana, arte, sempre con interviste a personalità riconosciute nelle società italiana e brasiliana. Un altro mio grande alleato era l’Istituto Italiano di Cultura di Rio, dove passavo grande parte del tempo facendo ricerche e scegliendo foto ricchissime che arrivavano dall’agenzia AdnKronos. Il tabloid si affermava sempre di più come un organo di informazione degli italiani e discendenti già conosciuto a São Paulo, Minas Gerais, Espírito Santo, Rio Grande do Sul e altre regioni alle quali inviavamo il giornale attraverso i vari consolati, camere di commercio, istituti e associazioni.
È importante ricordare che tutto veniva fatto in un’epoca in cui non c’era internet ed il computer in Brasile non era così popolare. Le matrici di stampa passavano per processi di fotolitografia e la comunicazione per telefono era carissima.

Ad un convegno a São Paulo, nel 1996, venni a sapere che finalmente avremmo potuto avere una collaborazione del governo italiano per i servizi svolti. Ma la legge stabiliva che avremmo dovuto avere una pubblicazione con una maggior presenza della lingua italiana e, sempre con l’intento di realizzare un ruolo sociale, decisi di rifiutare quello che sarebbe potuto essere un grande aiuto per lo sviluppo del tabloid, perché pensavo che il principale scopo era informare con qualità un più grande numero di persone, che non parlavano o capivano l’italiano. Alla fine era più importante formare un pubblico lettore fedele e trasmettere un messaggio che l’Italia è un partner importante per il Brasile, mostrare la sua cultura e tutta la ricchezza di produzione del suo territorio. Solo nel 2001, con la creazione dell’inserto letterario della rivista, Mosaico Italiano (realizzato con la collaborazione delle università italiane e brasiliane), abbiamo deciso di richiedere il contributo che sarebbe arrivato due anni più tardi.

Nello stesso anno, Comunità non era più un tabloid, diventava una rivista con una grafica sempre più attraente e collaborazioni che arrivavano da scrittori e giornalisti brasiliani e italiani, molti di loro sotto contratto con le poche risorse che riuscivamo a raccogliere. La scelta di una rivista a colori – stampata da una macchina piana – significava un avanzamento e un’innovazione necessaria in quel momento, affinché la pubblicazione riuscisse a conquistare pubblico nei vari ceti sociali e fosse di gradimento delle aziende e dei pubblicitari. Le risorse provenivano principalmente da sponsorizzazioni, collaborazioni e abbonamenti.
Con il riconoscimento dal mercato e nuovi inserzionisti, ho investito in una redazione – una vecchia casa che apparteneva ai miei genitori, oggi trasformata in un palazzo a due piani.
Mentre si vedevano pubblicazioni storiche chiudere le porte, cercavamo, con una gestione rigorosa e molto lavoro, di espandere il numero dei lettori della rivista.

Sapevo che l’Italia sarebbe sempre stata una fonte inesauribile di bellezza, in grado di attirare le persone di tutti i ceti e quanto più cresceva la pubblicazione, più aumentava la consapevolezza della responsabilità di fornire un servizio di qualità, che funzionasse come ponte tra i due Paesi.
Non mi scordo che una volta, in un incontro con Roberto Marinho – proprietario del più grande gruppo di comunicazione del Paese –, in occasione della visita del Presidente Carlo Azeglio Ciampi agli studi della Globo per conoscere lo scenario delle registrazioni della telenovela Terra Nostra, l’imprenditore e giornalista ha detto che la Comunità era la sua rivista preferita e che era un’idea brillante e ben fatta. Queste frasi di riconoscimento da parte di persone come lui, o come il pubblicitario Washington Olivetto – che oggi collabora con la revista – così come il sociologo e rubricista Domenico De Masi, o il poeta Marco Lucchesi, o scrittori e cantanti come Jorge Amado e Gilberto Gil, si moltiplicano nel tempo e danno forza alla nostra Comunità.
La rivista, oltre ad essere un importante strumento di comunicazione per l’Italia in Brasile, è diventata un punto di riferimento per ricercatori e istituzioni che cercano la promozione del flusso sociale, culturale ed economico tra le due nazioni. Non c’è stato un unico fatto importante per l’Italia in Brasile che non sia stato pubblicato nelle nostre pagine in quasi 23 anni di storia.

Pensando a questo, abbiamo creato nel 2009 il Trofeo Comunità Italiana, che premia persone che hanno contribuito in modo effettivo al rapporto tra i due Paesi. Tra i vincitori, da allora, ci sono dei leader di grandi aziende come Roger Agnelli, dell’azienda mineraria Vale, oppure Cledorvino Bellini, della Fiat, così come il calciatore Carlos Alberto Torres – morto recentemente – e da poco il nostro primo ministro Matteo Renzi, in virtù della sua prima visita in Brasile. Abbiamo anche realizzato progetti editoriali speciali con l’obiettivo di aiutare a promuovere attività ed affari. Tra i quali metto in evidenza il Via Expressa Brasil-Itália, creato nel 2007 per l’occasione di missioni imprenditoriali con dei dirigenti pubblici e privati. Abbiamo creato guide per progetti speciali realizzati dall’Ambasciata, come il “Momento Italia”, o “Italia na Copa” (per i Mondiali di Calcio); guide di gastronomia; numeri speciali sulla sostenibilità; oltre a dei quaderni letterari. E abbiamo promosso pure degli eventi importanti come, per esempio, quello da noi realizzato al Copacabana Palace, a Rio de Janeiro, nel 2011, in commemorazione dei 150 anni dell’Unificazione Italiana, riunendo le principali aziende italiane in Brasile e capi di governo di vari livelli. Quest’anno, su richiesta del CONI, abbiamo avuto un ruolo effetivo nel coinvolgere la colletività italiana nei vari momenti dei Giochi Olimpici, cosi come nella realizzazione di Casa Italia.

Considero la rivista Comunità ancora una start up che, nonostante tanto riconoscimento e contenuto, può ancora raggiungere altri 30 milioni di oriundi in Brasile o – perché no? – gran parte dei più di 200 milioni di brasiliani che nutrono simpatia per l’Italia, consumano il Made in Italy e amano il nostro Paese.
Attraverso una ricerca fatta con l’aiuto di especialisti dell’Università Federale Fluminense, sappiamo che i nostri lettori sommano più di 200mila persone al mese. Stiamo investendo in nuove tecnologie. Ad agosto 2012, siamo stati una delle prime pubblicazioni presenti sul mercato brasiliano a lanciare la rivista in piattaforme per tablet e smartphone. Sulle reti sociali, abbiamo una pagina Facebook con più di 160mila iscritti e pubblicazioni giornaliere che raggiungono, in media, più di 70mila persone. I nostri lettori sono qualificati come formatori di opinione e hanno grande potere di decisione in Brasile.
E parlando di start up, settore in cui l’Italia cresce più degli altri Paesi europei, sarebbe un sogno poter contare su programmi di investimenti italiani diretti a noi che facciamo un lavoro per la nostra Italia. Chissà potremmo anche accedere a un decreto come quello di “Crescita 2.0”, per esempio? Perché essendo all’estero non possiamo avere un programma per lo sviluppo di nuove tecnologie o addirittura per la formazione di professionisti?
A Comunità occupiamo 32 persone, tra dipendenti, collaboratori esteri e non, alcuni dei quali italiani che vivono in Italia. Purtroppo, abbiamo un alto costo operando in Brasile. Qui le tasse sono altissime ed i costi di produzione sono elevati. Prestiti bancari per capitale circolante o nuovi investimenti possono sfiorare cifre di oltre il 40% all’anno.

Abbiamo già affrontato altre crisi economiche nel Paese, ma pensiamo che quella attuale sia davvero travolgente per il nostro mercato. Le imprese non stanno investendo in pubblicità ed il governo brasiliano, notoriamente il più grande inserzionista attraverso le sue aziende e annunci istituzionali, è fermo per i problemi politici ed economici che attraversa.
Il flusso di italiani che arrivano in Brasile non si è fermato. Il Paese è il quinto Paese che più riceve cittadini dall’Italia. Abbiamo la sfida di informare la vecchia e la nuova immigrazione, i cittadini nati in Brasile e il lettore brasiliano che vuole aquisire conoscimento delle attività e delle produzioni dell’Italia.
Cercando miglioramenti per il servizio nel nostro settore, propongo la realizzazione di un convegno tra i media italiani e brasiliani, invitando le principali entità di rappresentazione del settore per discutere temi attuali che sono comuni o no per entrambe le società.

Oggi, con il big data, abbiamo dei robot che fanno delle press releases e comunicano. Non saranno mai i nostri concorrenti, perché mettiamo l’anima in quel che facciamo, esiste informazione originale che mostra la realtà nei settori più diversi. La scelta per la carta stampata è, anche quella, di grande valore perché abbiamo una pubblicazione che è fatta su misura per essere letta durante il mese, che diventa collezione per molti e messa a disposizione del pubblico nelle dipendenze delle varie entità. Un vero documento dei fatti tra Brasile e Italia.

Ma vorremmo fornire un servizio sempre migliore, all’altezza dell’Italia, del suo stile e tecnologia. Oggi è possibile seguire dal vivo su Facebook o Youtube un carro armato russo che bombarda installazioni dell’ISIS in Siria. Sarebbe questo uno strumento utile per noi? Vedremo.
Una buona comunicazione è capace di aumentare l’armonia nei rapporti umani e, di conseguenza, migliorare l’ambiente d’affari e relazioni nei settori più diversi.

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