Fra letteratura di viaggio, ricerca storica e biografia personale, il nuovo libro di Marina D’Angelo restituisce un ritratto sorprendente di Sigmund Freud e del suo rapporto con l’Italia. Ne parla con L’ECO la nostra redattrice Luisa Pavesio, in un’intervista che attraversa cultura, psicoanalisi e memoria europea.
“Sì , sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo….L’ansia di arrivare a Roma era sì grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più stare fermo…Poter contemplare coi propri occhi tutto un complesso, del quale già si conoscevano interiormente ed esteriormente i particolari, è, direi quasi, come incominciare una vita nuova”.
“Senza veder la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.
da “I viaggi in Italia di Freud- Lettere e manoscritti inediti” di Marina D’Angelo (2024, Torino, Bollati Boringhieri, traduzione e adattamento italiano da “So will ich mir entfliehen”, Psycho-sozial-Verlag, Gießen)
Intervista di Luisa Pavesio
SIGMUND FREUD E L’ITALIA
C’è un libro di recente pubblicazione che racconta i 25 viaggi che Freud compì in Italia fra il 1895 e il 1923, con relative esperienze ed impressioni.
Il primo viaggio fu a Trieste, nel 1876, e ad esso seguirono tappe in molte altre città, fra cui Firenze, Bologna, Ravenna, Pisa, Spoleto, Assisi, Gorizia, Genova. L’”agognata Roma” fu visitata invece in due occasioni, nel 1901 e nel 1923.
L’opera sta a metà fra il quaderno di viaggio, ricco di annotazioni “turistiche” stupefacenti per profondità e modernità (basti pensare alla Sicilia, già metafora ben prima dell’opera di Sciascia), e il lavoro scientifico, che individua la stretta connessione fra le esperienze in Italia e gli studi freudiani.
La definizione del prof. dr. Joerg Robert dell’Università di Tubinga di “vero e sostanziale contributo alla biografia e all’opera di Freud”, non deve trarre in inganno. Il libro non è solo occasione di approfondimento per studiosi, ma costituisce anche una piacevole lettura per chi voglia conoscere l’uomo Freud nella sua quotidianità – entusiasmi, fragilità, paure, malattie, desideri – che l’ esperienza di viaggio, narrata in prima persona, riesce a mettere a nudo senza filtri.
Ne parliamo con l’Autrice Marina D’Angelo, storica della psicoanalisi, laureata in Filosofia a Palermo, Master della Lingua e cultura italiana presso Ca’ Foscari di Venezia e dottorato di ricerca in storia della medicina e letterature internazionali alla Eberhard-Karls- Universität di Tubinga.
Dopo tanti anni, vedo che i tuoi studi e la tua attività non hanno conosciuto pause…
È vero, sono strapiena di lavoro, non solo come docente di italiano all’Istituto Italiano di Cultura, con cui ho sempre collaborato, ma anche come Presidente dell’Associazione dello stesso Istituto. Incarico molto impegnativo ma di grande soddisfazione. E ora, sempre nel campo dell’italianistica, ho anche in carico la lettura dei 12 libri del premio Strega, in qualità di giurata…
Ma la psicoanalisi ormai fa concorrenza all’italiano nella tua vita professionale…
Sì, oggi mi posso ben definire una storica della psicoanalisi. Dopo più di cinque anni di seminari e studi freudiani nell’Associazione psicoanalitica tedesca, purtroppo interrotti a causa di un mio forzato rientro in Italia, ho deciso di proseguire comunque la mia strada scientifica attraverso un dottorato di ricerca in storia della medicina con focus sulla psicoanalisi. Molte sono state le soddisfazioni che mi sono venute da questi studi e in particolare dal mio libro, che in italiano è la traduzione e adattamento del testo tedesco, desunto dalla mia tesi di dottorato a Tubinga. Tante soddisfazioni e altrettanto lavoro, fra conferenze e presentazioni, e recensioni che studiosi e Accademie mi hanno voluto dedicare…
Ecco, parlaci del tuo libro, che sta conoscendo un grande successo, sia presso gli specialisti della materia che presso il grande pubblico…Di cosa tratta nello specifico?
Sono partita dal rapporto con l’Italia, conosciuta – e amata – da Freud nei 25 viaggi attraverso il nostro Paese, che lasciarono una traccia profonda nella vita e nell’opera del padre della psicanalisi. È questa essenzialmente la materia del mio libro “I viaggi di Freud in Italia. Lettere e manoscritti inediti“, traduzione e riduzione dal tedesco “So will ich mir entfliehen”. Mi sono avvalsa di molte fonti, in particolare della documentazione della Library of Congress di Washington DC., disponibile solo dal 2009 quando due studiosi, Gerhard Fichtner e Albrecht Hirschmüller, scoprirono in questa biblioteca un contenitore con dieci scomparti, in ognuno dei quali c’era un taccuino freudiano.
Dove hai presentato il tuo libro?
Fra letture, letture in presenza e presentazioni online, sono stata in molte città… Ne cito solo alcune: Ferrara (Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoa), Padova, (Centro Veneto di Psicoanalisi), Milano (Associazione di Studi Psicoanalitici), Roma (Accademia di Belle Arti, cattedra di psicologia dell’Arte)….E poi ci sono le tappe estere, fra cui mi piace ricordare Londra, Sigmund Freud Museum.
In introduzione scrivo che il libro è adatto anche ai lettori profani, senza competenze in psicoanalisi, perchè dalle tue pagine esce anche un ritratto dell’uomo Freud, non solo dello studioso…
Certamente…Tieni comunque presente che ho in cantiere per il prossimo 23 ottobre 2026, anche un progetto presso il Forum Austriaco di Cultura di Roma, intitolato proprio “Un ritratto inedito e privato di Sigmund Freud”, così come ci viene restituito attraverso l’epistolario del fidanzamento….
Vivi sempre nella tua amata Stoccarda. Nella “nostra” amata Stoccarda, posso dire…
Quest’anno compirò 34 anni di vita in questa città. Qui proseguo la mia attività di italianista e quella scientifica nel campo della storia della psicoanalisi e in particolare sulla biografia di Sigmund Freud.
Scopri altri approfondimenti nella rubrica di Luisa Pavesio e Cultura


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