Italiani nel mondo

A colloquio con Marco del Panta, Ambasciatore d’Italia in Svizzera

Di  Rosalinda Fiumara e Carmelo Vaccaro per SAIG e “La Notizia di Ginevra

Marco Del Panta nasce a Firenze l’8 dicembre 1961. Conseguita nel 1986 la laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Firenze, nel 1988 entra nella carriera diplomatica.

Dopo aver trascorso un periodo a Roma, nel marzo del 1991 viene assegnato al Consolato di Vienna. Nel 1995 intraprende una nuova esperienza diplomatica a Il Cairo. Nel 2000 rientra al Ministero degli Affari Esteri, dove ricopre incarichi presso la Segreteria Generale e successivamente presso la Direzione Generale per la Promozione e Cooperazione Culturale. Nel settembre 2004 viene assegnato a Bruxelles alla Rappresentanza permanente presso l’Unione Europea. Dal 2007 al 2012 presta servizio presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze quale Segretario Generale. Nel 2012 viene nominato Vice Direttore Generale per gli Italiani all’estero e le Politiche Migratorie per le questioni migratorie ed i visti. Dal 14 gennaio 2016 è il nuovo Ambasciatore d’Italia in Svizzera e nel Liechtenstein.

Ambasciatore, innanzitutto benvenuto in Svizzera.

Dalla metà di Gennaio Ambasciatore degli italiani in Svizzera, sicuramente è in una fase di insediamento e passaggio di consegne.

Quali saranno le attività prioritarie alle quali dovrà dedicarsi? 

La Svizzera e l’Italia sono due nazioni profondamente legate, geograficamente e storicamente. Nel tempo, c’è stato un interscambio commerciale, culturale ed umano fortissimo ed è proprio questa relazione che io voglio salvaguardare ed intensificare, poiché la ritengo vitale per l’uno e per l’altro Paese. I connazionali che vivono qui, stando agli ultimi dati AIRE, sono oltre 600 000, così tanti che pongono la comunità italiana in Svizzera al terzo posto per grandezza dopo quella argentina e tedesca. Nei prossimi anni le mie priorità riguarderanno anzitutto la sostanza delle relazioni bilaterali. Intendo potenziare i servizi consolari, per far sì che gli italiani che qui vivono possano trarre reale vantaggio dalla presenza dell’Ambasciata, della cancelleria consolare e dei quattro Consolati disseminati su tutto il territorio. Non dimentico certamente l’importantissimo ruolo svolto dai Parlamentari, dai Consiglieri CGIE e dai Comites, con i quali stiamo elaborando dei progetti in comune, ascoltandone i suggerimenti e valutando assieme le alternative di risoluzione alle diverse problematiche. Ovviamente, altro importantissimo focus sarà il commercio. Sarà mio compito cercare di espandere le relazioni economiche tra i due Paesi e per farlo mi avvarrò della collaborazione con l’ICE e con la Camera di Commercio. In Italia abbiamo tante eccellenze, farle conoscere sarà mio dovere e piacere, attirando così l’interesse degli investitori svizzeri. Mi preme anche citare la collaborazione sul piano della ricerca scientifica e tecnologica che intendo mettere in atto, assieme ad una grande attenzione verso le infrastrutture, i negoziati fiscali, la protezione dell’ambiente, il settore energetico. Infine, altro importante obiettivo sarà la diffusione e la promozione della lingua e della cultura italiana, che non deve essere solo ricchezza degli italofoni. Anzi, dobbiamo lavorare per far sì che diventi una reale opportunità di studio, a partire dalle scuole e dalle università svizzere. Tutto ciò potrà essere pienamente realizzabile solo se riusciremo a creare alle spalle una forte rete comunicazionale, che si avvalga dell’attenzione di tutti i possibili interlocutori e che rispetti le peculiarità e le necessità italiane ed anche svizzere. L’Italia, purtroppo, è vittima di molti pregiudizi e stereotipi e il mio lavoro sarà anche quello di proporre l’altra faccia della medaglia, quella giovane, dinamica, talentuosa.

L’Italia sta attraversando un periodo economico e sociale di profonda crisi, così come il resto della vicina Europa d’altronde.

Le nostre aziende, le medie e piccole in particolare, che spesso vantano delle indiscusse eccellenze, per rimanere attive si stanno aprendo al mercato internazionale.

L’ambasciata ha in programma nuove strategie per facilitare e sostenere lo sviluppo commerciale delle aziende italiane verso la Svizzera?

L’Ambasciata indirizzerà la sua attenzione all’espansione del commercio tra i due Paesi, perché nonostante ci dividano 740 km di confine prevalentemente montani, siamo imprescindibilmente uniti e sfruttare questo legame a pieno è essenziale. La nostra strategia punterà alla promozione delle realtà italiane qui in Svizzera, partendo da quelle hi-tech, ma senza dimenticare le più tradizionali e le piccole medie imprese che hanno cementificato questo rapporto nel passato. L’ICE e la Camera di Commercio saranno due alleati validi e rilevanti e per la buona riuscita dei progetti che abbiamo in mente ci muoveremo in accordo l’uno con l’altro. Compito di rilevante spessore sarà la maggiore integrazione fra i due Paesi, attraendo capitali elvetici in Italia e viceversa.

In una sua precedente intervista dichiara di voler promuovere la cultura italiana in Svizzera.

Quali sono gli strumenti che intende utilizzare per tener desto l’interesse verso la nostra Italia?

Personalmente ritengo che occorra puntare molto sulla comunicazione. Nella nostra Italia ci sono sicuramente cose che non vanno, ma talora i media stranieri tendono ad amplificare solo le notizie negative, togliendo spazio all’Italia normale, che lavora, produce ricchezza e cultura.

Chiederemo a tutti i nostri uffici di dare il massimo anche in questo senso: dare un’immagine equilibrata del nostro Paese, al di là degli stereotipi. Occorre far conoscere realtà poco conosciute, talvolta anche a noi stessi italiani, nei settori più avanzati. E poi il turismo: abbiamo perduto posizioni importanti nel mondo in questi anni, che dobbiamo assolutamente recuperare. Gli svizzeri amano e già oggi visitano il nostro Paese, così come gli italiani vengono massicciamente in Svizzera, ma può essere fatto di più. Stiamo modificando i metodi di lavoro di Ambasciata e Consolati per rispondere a queste sfide.

Il suo curriculum l’ha portata in paesi per certi versi molto differenti dalla Svizzera. Quali sono le sue prime impressioni circa gli italiani residenti in Svizzera?

Quali le principali differenze che scorge rispetto ai Paesi in cui ha esercitato il suo mandato?

Sono davvero contento di essere in Svizzera. Mi piace pensare che con questa terra ho delle affinità elettive, che mi rendono particolarmente felice di svolgere il mio compito qui. Insomma, conosco bene ed amo il territorio montuoso e naturale che mi circonda, parlo fluentemente le tre lingue nazionali, ammiro il sistema istituzionale di questo Paese.  Ritengo che la Svizzera sia una Willensnation, in grado di essere un esempio eccelso di integrazione di diverse comunità e tradizioni, una piccola Europa in grado di guardare al futuro senza per questo rinnegare il passato. Qui la tecnologia e la tradizione convivono armoniosamente, in un clima rispettoso ed aperto. La Svizzera ospita una numerosissima comunità italiana, che come punti di riferimento ha l’ambasciata di Berna e la cancelleria consolare, e i Consolati di Zurigo, Basilea, Ginevra e Lugano. Tutti assieme cercheremo di soddisfare le esigenze dei connazionali, con spirito di servizio e in collegamento con i rappresentanti degli organi elettivi e delle associazioni.

La sua prima visita ufficiale l’ha riservata alla SAIG in occasione del 1° Convegno degli italiani in Svizzera e la ringraziamo. Quale è stato il primo impatto? 

E’ stata un’esperienza interessante, perché mi ha permesso di venire concretamente a contatto con una realtà ben consolidata e conscia del territorio e con cui mi approccerò spesso. Spero di poter collaborare con queste Associazioni in modo tale da creare, nel tempo, un lavoro armonico che vada anzitutto beneficio del cittadino. Saper ascoltare i cittadini e farsi portavoce delle loro istanze è una pratica alla base di ogni buon funzionamento della pubblica amministrazione.

La SAIG la ringrazia per la Sua disponibilità e speriamo di rivederla presto a Ginevra.

Rispondi