Scomparso il 10 giugno 2026 all’età di 92 anni, Jean Ziegler è stato una delle figure intellettuali più autorevoli e controverse della Svizzera contemporanea. Sociologo, scrittore, docente universitario e già relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, ha dedicato la sua vita alla denuncia della fame nel mondo, delle disuguaglianze sociali e degli squilibri del sistema economico globale.
Nel suo ultimo libro, Dov’è la speranza?, lascia alle nuove generazioni un messaggio di responsabilità, solidarietà e impegno civile. Proponiamo il contributo di Graziella Putrino dedicato a questa straordinaria figura del nostro tempo.
“Dov’è la speranza?” : l’ultimo appello di Jean Ziegler ai giovani
Jean Ziegler, 90 anni, malato di Parkinson, firma con “Dov’è la speranza?” un libro-testamento. Non è un saggio accademico. È una lettera urgente. Una risposta alla domanda che attraversa il libro: “Où est l’espoir?”.
Denunciare per non abituarsi
La tesi di Ziegler è netta: ci siamo abituati all’orrore. Ogni giorno 9 milioni di persone muoiono di fame mentre il pianeta produce cibo per 12 miliardi. Le multinazionali, i paradisi fiscali, il debito: lui li nomina tutti. Perché “se non nomini il nemico, non puoi combatterlo”. La prima forma di resa è il silenzio.
La speranza è un verbo
Per Ziegler la speranza non è ottimismo ingenuo. È “rifiuto + azione”. E per dimostrarlo cita le vittorie concrete: Emmaüs*, il diritto all’alimentazione all’ONU, le lotte contadine.
*Emmaüs, fondata nel 1949 dall’abbé Pierre, raccoglie ciò che la società butta, lo ripara, lo rivende. I primi “compagni” erano SDF (sans domicile fixe), senza dimora fissa. Persone escluse che si rialzano lavorando. Per Ziegler, che fu il primo responsabile di Emmaüs Ginevra negli anni ’60, questa è la prova che il sistema ha delle crepe e che si possono allargare.
Il passaggio di testimone
Il libro si chiude come un passaggio di testimone ai giovani: “Vi lascio un mondo rotto, ma vi lascio anche le nostre armi: conoscenza, collera lucida, solidarietà”.
Fino alla fine, Ziegler ha ballato il suo walzer contro le ingiustizie umane e contro il suo Parkinson. Come diceva mio padre, nato nel 1934 come lui: “Il faut avoir de la tolérance et vivre avec conséquence”. Bisogna avere tolleranza e vivere con coerenza. Cuore aperto, ma schiena dritta.
Ziegler non ci chiede di essere felici. Ci chiede di non tacere. Dov’è la speranza? risponde: la speranza è lì dove qualcuno sceglie consapevolmente di uscire dall’omertà, dal silenzio dell’impotenza, per agire. Nel suo piccolo. Pur rischiando grosso. Pur sapendo quanto potrebbe essere difficile e a suo scapito.
Graziella Putrino
Foto: Wikimedia Commons, licenza Creative Commons
Questo contributo fa parte della rubrica Cultura di L’altraitalia, dedicata alle idee, ai libri e alle personalità che continuano a interrogare il nostro tempo.


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