Intelligenza artificiale: lavori a rischio

Perchè le donne subiranno il maggior impatto negativo dello sviluppo dell’intelligenza aratificiale: ecco le fasce a rischio

Si è già discusso della preoccupazione che l’intelligenza artificiale possa privare molte persone del proprio lavoro. Inizialmente, l’idea era quella di migliorare la produttività, ma lentamente si è insinuato il timore che alcune professioni potrebbero essere completamente sostituite.

Nonostante molte categorie professionali sembrino non preoccupate dalle attuali potenzialità dell’IA, considerando la chiara differenza nei risultati ottenuti senza alcun intervento umano, altri guardano con sospetto ai prossimi 10-20 anni.

Tuttavia, uno studio condotto dal McKinsey Global Institute ha analizzato la situazione in modo più approfondito, mettendo in luce non solo le professioni a rischio, ma anche le tipologie di lavoratori che saranno probabilmente più colpiti. Coloro che già stanno vivendo difficoltà oggi sembrano non avere prospettive rosee.

In un mondo ideale, l’IA dovrebbe essere utilizzata per semplificare il nostro lavoro, accelerando i processi di produzione e rendendo obsolete le noiose attività al computer che richiedevano ore di impegno. Si pensi, ad esempio, a come il lavoro del montatore video sia migliorato notevolmente.

Tuttavia, la verità è che l’intelligenza artificiale sta già diventando un’alternativa ai “lavoratori umani” o, in alcuni casi, uno strumento per ridurre i costi dei professionisti in vari settori. L’intervento umano rimane essenziale se si desidera un lavoro di qualità, ma durante le negoziazioni contrattuali, l’IA ha già un impatto significativo.

Lo studio menzionato proietta lo sguardo al 2030, evidenziando che nei prossimi anni il servizio clienti, il reparto vendite e il supporto per gli uffici, tra gli altri, saranno seriamente a rischio o subiranno significative trasformazioni.

I dati mostrano che questi impieghi coinvolgono principalmente le donne, che potrebbero vedere una riduzione da 3,7 a 2 milioni di posti di lavoro (quasi 8 donne su 10 potrebbero perdere il lavoro o essere costrette a cambiare settore). In generale, si teme che coloro che già percepiscono stipendi più bassi vedranno peggiorare ulteriormente la loro situazione.

Sarà necessario molto tempo prima che l’uso dell’IA sia normalizzato e regolamentato (si pensi, ad esempio, alla creazione di immagini che utilizzano fonti non specificate online, con le relative problematiche legate ai diritti d’autore). Nel frattempo, le disuguaglianze sociali esistenti potrebbero aggravarsi.

Lo studio McKinsey mette in evidenza il rischio per i lavoratori a basso salario, che saranno ancora una volta i più vulnerabili. Non si tratta solo di giovani alle prime esperienze lavorative in attesa di avanzare, ma di fasce della popolazione che da tempo subiscono disuguaglianze.

Si parla di donne, lavoratori neri, ispanici o senza laurea. Va notato che l’analisi riguarda il mercato statunitense, ma è possibile che ci siano parallelismi con altri sistemi lavorativi.

Negli Stati Uniti, in particolare, il rapporto sottolinea che chi guadagna meno di 38.200 dollari potrebbe perdere il lavoro entro il 2030. Questo coinvolge venditori al dettaglio, cassieri e professionisti d’ufficio, con previsioni di almeno 12 milioni di licenziamenti.

La soluzione: Aumentare le proprie competenze, specializzandosi nell’uso dell’IA e adattandosi alle nuove esigenze del mercato. Tuttavia, le generazioni di mezzo potrebbero essere quelle che pagheranno il prezzo più alto essendo troppo giovani per andare in pensione e non così giovani da comprendere appieno le evoluzioni dei sistemi tecnologici.

Coloro che riescono ad adattarsi o crescono già immersi in questo mondo tecnologico potranno beneficiare di una crescita di 3,8 milioni di posti di lavoro più remunerativi. Si prevede che l’IA avrà un impatto positivo, ma è ancora da vedere a quale costo. Gli avvocati e gli ingegneri sembrano essere tra i principali beneficiari. Ignorare il problema o sperare nel meglio non aiuta; la soluzione c’è e sta nella formazione.

Di Leonardo Nastasi

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