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Il Governo Britannico ha intenzione di schedare i lavoratori stranieri

On. Alessio Tacconi (PD) sulle intenzioni del Governo Britannico di schedare i lavoratori stranieri.

“Il premier britannico Theresa May, nell’annunciare che il negoziato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea inizierà il prossimo marzo, ha fatto sapere che è intenzione del suo Governo di siglare un accordo che preveda piena libertà nel mercato unico. All’annuncio ha fatto seguito, l’altro giorno, l’appello della ministra dell’interno, Amber Rudd, perché le imprese del Regno Unito compilino liste dei lavoratori stranieri da esse impiegate. Come dire vogliamo tutti i benefici del mercato unico, ma niente libera circolazione delle persone.

Spero solo che sia solo una tattica per partire con un piede avanti quando finalmente il negoziato inizierà. E’ fin troppo evidente che Londra è interessata ai vantaggi che trae dal mercato unico ma che non vuole pagare alcun pegno. Sarà bene allora che Bruxelles non sia troppo remissiva: ancor prima del referendum popolare che ha decretato la Brexit il Consiglio Europeo era disposto ad offrire alla Gran Bretagna fin troppe concessioni pur di trattenerla nell’Unione. Non deve essere consentito il “cherry picking” (prendere il meglio e scartare il peggio) perché mercato unico non significa solo libera circolazione delle merci, ma anche libera circolazione delle persone e tutela dei diritti sociali dei lavoratori migranti. Ha ben sintetizzato il concetto l’Ambasciatore Terracciano che parlando a Bloomberg TV qualche giorno fa ha detto: “non si possono avere i diritti degli Stati membri e i doveri dei paesi terzi. E questo anche per scoraggiare intenzioni emulative di altri Paesi.

Fortunatamente si sono già levate critiche, aperte o velate, alle sollecitazioni della Signora Rudd sia da parte di qualche deputato conservatore, sia, soprattutto, dagli imprenditori che fanno osservare come senza la manodopera straniera l’intero sistema produttivo inglese potrebbe subire un colpo devastante.

Sebbene non si possano prevedere, al momento, ricadute immediate per la nostra numerosa collettività residente nel Regno Unito (solo a Londra risiedono quasi 500.000 connazionali), ritengo che le nostre Autorità diplomatiche e consolari debbano vigilare ancora più attentamente perché vengano tutelati i diritti acquisiti dei nostri connazionali, dalla mobilità lavorativa, alla sicurezza sociale, dall’accesso ai servizi  ai sussidi di disoccupazione e all’assistenza sanitaria. Non vorremmo assistere ad atti discriminatori che avrebbero il sapore delle liste di proscrizione. Resterò perciò attento agli sviluppi della situazione, perché ai nostri connazionali che vivono e lavorano in UK continuino ad essere garantiti i diritti, sia sociale che lavorativi, che li hanno portati a scegliere il Regno Unito come luogo dove vivere e lavorare, per un periodo limitato o per tutta la loro vita. Non siamo disposti ad arretrare su questo e chiederemo al nostro Governo di porre in atto tutte le misure, a livello nazionale ed europeo, in difesa dei nostri connazionali.”

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