Italiani nel mondo

La rappresentanza degli italiani all’estero tra antichi percorsi e nuove prospettive

Documento presentato in occasione dell’XI Edizione del Rapporto Italiani nel Mondo illustrato il 6 ottobre a Roma dalla Fondazione Migrantes.

CGIE-logo

Gentili ospiti ringrazio la Fondazione Migrantes per lo straordinario lavoro di ricerca che compie da anni per far conoscere all’ampio mondo il variegato fenomeno migratorio italiano, composto da quasi cinque milioni cittadini di passaporto e decine di milioni di oriundi. Parlare di cittadini in movimento che, per scelta o per necessità, si trasferiscono da un proprio punto di riferimento affettivo e sociale verso mete a volte sconosciute, è spesso un’impresa ardua, come straordinario è l’esercizio di riportare a statistica gli impatti sociologici, economici e culturali scaturiti da questo fenomeno, in particolare oggi che la questione migratoria investe la politica dei maggiori paesi in tutti i continenti.

L’emigrazione è sempre stata un tratto caratterizzante della struttura sociale, economica e culturale del nostro Paese, che ha costruito la propria storia sui percorsi di vita di milioni di cittadini, che hanno popolato e colorato di italianità il mondo intero e che oggi è confrontato con l’aspetto contrario del fenomeno, ovvero l’immigrazione di milioni di cittadini in fuga dai paesi d’origine. La recente commemorazione della giornata della memoria, che ha riacceso i riflettori su  Lampedusa diventata una meta simbolo dei viaggi della speranza, richiama i governi del vecchio continente a trovare soluzioni adeguate per rispondere ai tristi scenari dell’indifferenza e degli egoismi che spingono i paesi più avanzati a erigere i vergognosi muri dei “prima noi” contro i frontalieri italiani, come è successo due settimane fa in Svizzera, la settimana scorsa in Ungheria e in primavera nel Regno Unito con il voto della Brexit.

L’incertezza del diritto internazionale emersa con impeto in questi ultimi tempi, causando guerre ed esodi di massa, chiama anche il nostro Paese ad aggiornare con determinazione i diritti di rappresentanza degli italiani all’estero in un contesto normativo nazionale ed europeo. L’attuale rappresentanza delle nostre collettività all’estero poggia su tre livelli:

I Comitati italiani all’estero (Com.It.Es.) il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ( C.G.I.E.) e la rappresentanza parlamentare.

I Comites, originariamente Comitati dell’emigrazione italiana (Coemit), sono stati istituiti con legge n. 205/1985 e sono organismi rappresentativi della nostra collettività all’estero. Essi sono eletti direttamente dagli italiani residenti all’estero in ciascuna Circoscrizione consolare ove risiedono almeno 3 mila connazionali iscritti nell’elenco aggiornato dell’Aire; anche in realtà ove vivono meno di 3 mila cittadini italiani i Comitati possono essere nominati dall’Autorità diplomatico-consolare. Attualmente i Comites sono disciplinati dalla legge 286 del 23 ottobre 2003.

La legge 286 del 2003 ha introdotto il voto per corrispondenza nella elezione dei Comitati, che sono composti da 12 o da 18 membri, a seconda che vengano eletti in Circoscrizioni consolari con un numero minore o maggiore di 100 mila connazionali residenti, quali essi risultano dall’elenco aggiornato utilizzato per eleggere i rappresentanti al Parlamento nazionale.

Il Comitato, una volta eletto, può successivamente decidere di cooptare 4 o 6 componenti, cittadini stranieri di origine italiana. Per la prima volta i Comites vengono definiti “organi di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari”; in tal modo viene valorizzato il loro ruolo, tanto nei confronti delle collettività di cui sono espressione, tanto dell’Autorità consolare. La legge del 2003 enfatizza infatti gli stretti rapporti di collaborazione e cooperazione che debbono instaurarsi fra Autorità consolare e Comitati, anche attraverso il “regolare flusso di informazioni”. Con riguardo alle loro funzioni, i Comites, anche attraverso studi e ricerche, contribuiscono ad individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento; particolare cura viene assicurata alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport ed al tempo libero.

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero trae la sua origine nelle indicazioni provenienti dalla II Conferenza nazionale dell’emigrazione, tenutasi a Roma dal 28 novembre al 3 dicembre del 1988.

Il CGIE è un organismo di rappresentanza, si compone di 63 Consiglieri, di cui 20 di nomina governativa e 43 eletti direttamente all’estero da un’assemblea di “grandi elettori”, espressione dei Comites e delle associazioni italiane all’estero. Rappresenta un importante passo nel processo di sviluppo della partecipazione attiva alla vita politica del paese da parte delle collettività italiane nel mondo. Svolge un ruolo di rappresentanza delle stesse e di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all’estero.

Le funzioni attribuite al CGIE sono quelle di mantenere e sviluppare il collegamento degli italiani all’estero con la vita politica, culturale, economica e sociale dell’Italia, di assicurare la più efficace tutela dei loro diritti tanto sui luoghi di lavoro quanto in patria e di agevolarne il mantenimento dell’identità culturale, l’integrazione nelle società di accoglimento e la partecipazione alla vita delle comunità locali nonché di facilitare il coinvolgimento delle comunità italiane residenti nei Paesi in via di sviluppo nelle attività di cooperazione allo sviluppo, e di collaborazione nello svolgimento delle iniziative commerciali aventi come parte principale l’Istituto nazionale per il commercio estero, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e le altre forme associative dell’imprenditoria italiana.

Il CGIE è stato completamente rinnovato nel settembre del 2015 mentre le elezioni alle cariche interne elettive sono state effettuate il 21 marzo 2016. La naturale scadenza è prevista nel 2019. Con l’elezione dei 18 parlamentari della circoscrizione estero questo organismo è sollecitato a riformarsi per svolgere una funzione più attinente alla sua natura di raccordo e di interlocuzione con il parlamento, il governo e le istituzioni, regionali e locali.

Gli italiani all’estero hanno una propria rappresentanza di 18 parlamentari eletti per corrispondenza nelle camere del parlamento italiano dal 2006. Dodici di loro siedono alla Camera dei Deputati e sei ricoprono gli scranni del Senato della Repubblica. I 18 seggi sono detratti dal numero complessivo di quelli costituzionalmente assegnati ai due rami del Parlamento. La loro rappresentanza è recente, istituita per legge il 27 dicembre 2001 con la quale, per la prima volta, è stata cambiata la Costituzione, che ha dato vita alla circoscrizione estero. I parlamentari eletti nella circoscrizione estero, come i colleghi italiani, rappresentano la nazione ed esercitano il loro mandato senza vincoli né verso il partito di appartenenza, né verso il programma elettorale. Il vincolo che li lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica.

La Circoscrizione estero, concepita in astratto come la ventunesima regione italiana, è suddivisa in quattro ripartizioni: Europa, compresi i territori asiatici della federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Non possono votare per corrispondenza gli elettori italiani residenti in Stati con i quali il Governo italiano non ha potuto concludere accordi per garantire che il diritto di voto si svolga in condizioni di eguaglianza, di libertà e di segretezza, oppure in Stati la cui situazione politica o sociale non garantisce, anche temporaneamente, l’esercizio del diritto di voto secondo tali condizioni.

Dove si verifichino queste situazioni che non consentono l’esercizio del voto per corrispondenza, vengono adottate le misure organizzative per dare la possibilità ai cittadini italiani residenti in tali Stati di votare in Italia. A tali elettori viene inviata, da parte dei comuni nelle cui liste sono iscritti, una cartolina con l’avviso relativo alla data e agli orari per l’esercizio del voto in Italia. I cittadini italiani all’estero, quindi, concorrono attivamente alla vita politica e sociale del nostro paese partecipando sia alle scelte della rappresentanza, sia ai quesiti referendari. Nella circoscrizione estero, come in Italia, è di grande attualità la campagna referendaria per la riforma della costituzione in votazione il prossimo 4 dicembre. L’impegno dei rispettivi comitati referendari all’estero non è da meno a quello a cui si assiste in Italia ed è indice di un vivo interesse verso il futuro delle nostre istituzioni e verso il nostro Paese.

Perciò, il dibattito pubblico in corso anche nelle nostre comunità all’estero verte anche sul ruolo della nostra rappresentanza nel futuro parlamento italiano, sulla decisione di cancellare la futura rappresentanza nel Senato, come anche sui dettami contenuti nella nuova legge elettorale, che va necessariamente riformata, alla stregua di quella del CGIE, anche per l’elezione dei futuri parlamentari della circoscrizione estero.

Diversa è invece la rappresentanza nelle istituzioni comunitarie europee in cui si decidono le sorti di oltre 25 milioni di cittadini comunitari, che vivono in un paese diverso da quello d’origine. Purtroppo la cittadinanza europea, al di là delle pur rosee aspettative concepite nel “Manifesto di Ventotene”, continua ad essere percepita come una chimera dopo le fasi d’arresto, che hanno bloccato il varo della Costituzione europea e la successiva esplosione dei nazionalismi, che ne minano l’evoluzione. Nel solco dell’integrazione europea va seminata la proficua esperienza acquisita dalle nostre comunità all’estero e quella dei cittadini in movimento portatori di nuovi interessi, di diverse forme di partecipazione civile, di culture, di usi e costumi, che sono alla base di una ricca e futura convivenza collettiva e democratica.

Sono queste le ragioni che ci inducono a ripensare la futura rappresentanza degli italiani all’estero in funzione dei profondi cambiamenti socio-economici scaturiti dai limiti emersi a livello planetario dalla globalizzazione intesa esclusivamente come libero scambio di merci, di servizi e di prodotti finanziari a detrimento dei diritti civili, materiali ed immateriali, di cui sono portatori i cittadini ovunque essi vivano.

I modelli della rappresentanza degli italiani all’estero per il modo in cui sono stati concepiti e sono evoluti ed affermati nel tempo, costituiscono un quadro di riferimento esemplare anche per altri paesi, che va però aggiornato e rivisto nella sostanza perché se da una parte garantisce il rispetto consolidato del diritto civile così come concepito da Montesquieu nella sua opera “L’esprit des lois”, dall’altra va intrapresa un’opera di revisione che aggiorni il diritto alla realtà dei tempi in funzione di società composite e interconnesse, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della sua partecipazione al vertice dei capi di stato europei tenutosi a Bratislava giorni or sono.

Come scriveva Montesquieu “Le istituzioni e le leggi dei vari popoli non costituiscono qualcosa di casuale e arbitrario, ma sono strettamente condizionate dalla natura dei popoli stessi, dai loro costumi, dalla loro religione e sicuramente anche dal clima. Al pari di ogni essere vivente anche gli uomini, e quindi le società, sono sottoposte a regole fondamentali che scaturiscono dall’intreccio stesso delle cose. Queste regole non devono considerarsi assolute, cioè indipendenti dallo spazio e dal tempo; esse al contrario, variano col mutare delle situazioni; come i vari tipi di governo e delle diverse specie di società.”

Oggi di fronte ai profondi cambiamenti epocali, che si ripercuotono nelle nostre vite e i cui effetti si manifestano in negativo sulle libertà individuali e collettive, sui diritti e sui tempi della vita, viene spontaneo ricordare le cause che manifestano squilibri e diseguaglianze nel mondo del lavoro, nelle opportunità di vita e nella libera circolazione delle persone e non solo delle merci e dei servizi. Ripensare le ragioni che portano oggi tantissimi italiani a ripercorrere con altri mezzi la via della seta verso oriente o i viaggi dei grandi navigatori e ricercatori alla scoperta di nuovi mondi reali o scientifici, siano essi i progetti Ersasmus o Galileo oppure la nuova emigrazione degli Expat, va oltre il senso della curiosità o dell’avventura e manifesta un’esigenza di cambiamento perché a dirla come Michel de Montaigne “Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca”.

Nel corso del secolo scorso l’Italia ha avuto tre catastrofi demografiche: le prime due dovute a cause sanitarie seguite ad epidemie, l’ultima causata dall’arretramento delle nascite e dallo spopolamento di intere aree che hanno lasciato il Paese per emigrare. Da una parte l’Italia ha subito una perdita incolmabile di cittadini, dall’altra grazie agli espatri il nostro paese è riuscito a risollevarsi economicamente fino a ritagliarsi un ruolo di primo piano tra le economie più avanzate del mondo. Per continuare a svolgere questo ruolo le istituzioni italiane di rappresentanza all’estero sono sollecitate a prevenire il futuro in una prospettiva tesa a rafforzare i diritti di cittadinanza e della rappresentanza costruiti sulla centralità soggettiva degli individui intesi come portatori di valori che concorrono ad arricchire le società d’insediamento e di riflesso il nostro paese di cui sono ambasciatori.

Con questo spirito anche il CGIE si sente investito di responsabilità e saprà dare il proprio contributo alla riforma della rappresentanza tenendo in considerazione le aspettative di quel 7,9 per cento di cittadini italiani residenti all’estero, che nel mese di luglio di quest’anno,  attraverso i Comites, le rappresentanze associative e i singoli soggetti, hanno partecipato alla proposta di riforma della rappresentanza di cui si farà promotore lo stesso CGIE nella prossima assemblea plenaria.

Gentili partecipanti vi ringrazio per l’ascolto e ringrazio la Fondazione Migrantes per il lavoro che svolge in Italia e all’estero tra le nostre comunità.

Firma M. Schiavone

 

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