Cultura

Un volume che testimonia e racconta la presenza italiana in Canada

L’immigrazione italiana in Canada, raccontata da Stefano Agnoletto. Una lettura che aiuta a comprendere meglio il nostro presente, tanto a Toronto quanto in Italia.

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Di Francesca Facchi per “Corriere Canadese

La pubblicazione della seconda edizione di “The Italians Who Built Toronto: Italian Workers and Contractors in the City’s Housebuilding Industry, 1950–1980” di Stefano Agnoletto (Berna: Peter Lang, 2014) ci offre l’occasione per ricordare questo volume, contributo importante per gli studi sulla presenza italiana in Canada e a Toronto.

L’autore, economista e storico italiano formatosi a Napoli e in Inghilterra, racconta un capitolo dimenticato dell’immigrazione italiana, prendendo in esame i trent’anni (1950-1980) in cui Toronto si è gradualmente trasformata nella metropoli cosmopolita, multiculturale e dai grattacieli svettanti che oggi conosciamo.

A parere di Agnoletto, non è casuale che nel capoluogo dell’Ontario l’inizio del boom nel settore edilizio negli anni ’60 e ’70 abbia coinciso con la più vasta ondata migratoria di Italiani in città. Lo studioso dimostra infatti come gli immigrati italiani, mossi da una profonda volontà di riscatto, abbiano contribuito in modo fondamentale allo sviluppo edilizio di Toronto, migliorando, in molti casi, le proprie condizioni sociali ed economiche.

Il libro è nato dopo un anno e mezzo di ricerche, basate soprattutto su interviste, racconti e aneddoti raccolti in prima persona dall’autore. Attraverso questo prezioso materiale inedito e sposando l’approccio microstorico di Carlo Ginzburg, Agnoletto ricostruisce in otto capitoli la vita di muratori, operai, carpentieri, sindacalisti e imprenditori italo-canadesi e il loro affermarsi nel settore edilizio.
Uno dei meriti maggiori dello studio di Agnoletto è la capacità di mostrare oggettivamente e in tutte le sue sfaccettature il fenomeno analizzato, l’omogeneità etnica nel settore delle costruzioni della Toronto degli anni ’60 e ’70.

Una volta arrivati in Canada, gli Italiani, per la maggior parte agricoltori in madrepatria, hanno cambiato mestiere, impiegandosi nell’edilizia e diventando così parte del nuovo proletariato urbano.
Centinaia di lavoratori hanno poi assunto ruoli di primo piano, diventando imprenditori edili.
La mobilità sociale, afferma però Agnoletto, non è che una faccia della medaglia; allo stesso tempo, lo sfruttamento di Italiani da parte di altri Italiani e le condizioni di lavoro precarie hanno condannato decine di migliaia di operai e muratori alla povertà, mentre altri sono rimasti vittime di incidenti sul lavoro.
Naturale perciò che i lavoratori si siano riuniti in sindacati per battersi per i propri diritti e che un altro aspetto del fenomeno siano gli scioperi (dal 1960-1961 fino agli anni ’70) e i conflitti di classe.

L’importanza di “The Italians Who Built” Toronto risiede nell’identificare il lavoro degli immigrati come fattore fondamentale dello sviluppo dell’economia e della cultura canadesi.
Altrettanto rilevante l’analisi identitaria: secondo Agnoletto, fu proprio nei cantieri che i lavoratori, provenienti da diverse regioni d’Italia e per lo più dialettofoni, hanno imparato l’italiano per comunicare gli uni con gli altri, diventando così, solo in Canada, pienamente Italiani – come era successo alle generazioni precedenti nelle trincee della Grande Guerra.

Costruita con rigore, l’analisi riesce piacevole e appassionante sia per lo studioso sia per il lettore non specialista di storia economica, grazie alla vivacità trasmessa dalle interviste e dalla passione dell’autore, che traspare a ogni pagina. In definitiva, una lettura che aiuta a comprendere meglio il nostro presente, tanto a Toronto quanto in Italia.

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