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Associazione italiana in America Latina per combattere la siccità

Il chimico friulano Tullio Fari ha avuto un’idea brillante: destinare diverse cisterne alla raccolta e alla conservazione di acqua piovana in America Latina.

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Di Matteo Forciniti su “Gente d’Italia”

Una cisterna speciale per risolvere il problema della siccità. L’idea è quella di un’associazione friulana chiamata “Aghe dal cîl” (“Acqua dal cielo) guidata da Tullio Fari, chimico ed impiegato municipale che ha diffuso la sua invenzione in diverse comunità agricole dell’America Latina. Un sogno, una missione a cui il chimico friulano sta dedicando tutta la vita dopo aver vissuto da vicino la problematica realtà di diverse popolazioni. Bolivia, Guatemala, Ecuador, Perù, Messico, Brasile, Argentina. Quello che è partito come un piccolo esperimento con i missionari friulani nel 2009 ha finito per trasformarsi in un fondamentale strumento di sopravvivenza per migliaia di persone.

“Sono partito da una necessità” racconta Fari a Montevideo, dove è venuto per diffondere l’iniziativa. “Ho visto tanti agricoltori costretti a lasciare le proprie terre a causa della siccità ed andare nelle città a cercare fortuna”. Un fenomeno – quello dell’emigrazione – che il friulano ha visto da vicino con la storia della sua famiglia sparsa tra l’Argentina, l’Australia ed altre terre lontane. Da qui è nata l’esigenza di “offrire una soluzione a un problema ancora troppo sottovalutato”.
Due sono i punti forti di questa vasca secondo il suo ideatore: “Ha un prezzo relativamente basso e poi può essere replicata. La prima volta la costruiamo insieme ma poi tutti possono rifarla. I risultati, infatti, sono stati molto positivi ovunque, in tutte le comunità dove siamo stati. Lo scopo” -sottolinea- “non è quello dell’assistenzialismo, bensì quello di offrire una formazione che possa poi servire come soluzione per combattere il problema della siccità”.
Secondo diversi studi, l’italiano medio consuma tra i 150 ed i 200 litri di acqua al giorno. Lo statunitense medio anche di più arrivando una cifra che oscilla tra i 250 ed i 300 litri. 9 litri è invece la media giornaliera di molte comunità latinoamericane. La stessa cifra, nei paesi ricchi, si usa per tirare ogni volta lo sciacquone del water.
“Quando ci si abitua ad avere poca acqua si fa attenzione a tutto, si cerca di usare il minimo indispensabile ed evitare gli eccessi. Spesso, si cerca di risparmiare e di conservarne una certa quantità in modo che nei periodi più difficili ci possa essere qualcosa”. Uno scenario a cui non siamo abituati ma che “in futuro potrebbe riguardare tutti a causa dei cambiamenti climatici”.
La mancanza di acqua è dovuta a fattori diversi, a partire dai cambi climatici ma non solo. “In molti paesi del Sud America è stato l’uomo ad aver violentato il territorio con gli alberi di eucalipto. Questa è una pianta meravigliosa con un legno pregiato, è ricca di cellulosa e può servire per produrre la carta”. Anche l’Uruguay ne è pieno eppure ci sono diversi fattori negativi: “Non è una pianta autoctona e neanche eco-sostenibile. Le sue radici scendono fino a 25 metri e prosciugano tutte le acque. Insomma: un pericolo per l’ambiente”.
La cisterna progettata da Fari ha un costo (solo per i materiali) che si aggira intorno ai 400 euro anche se “è molto relativo e dipende dal prezzo dei materiali in ogni singolo paese”. Fondamentale è la sabbia “di una certa qualità” da mescolare per fare il cemento. Il meccanismo è abbastanza semplice e consiste nel raccogliere acqua piovana -“un’acqua pura, senza microorganismi”- dopo un paio di piogge abbondanti, di circa due ore. Ciò che viene raccolto con la prima pioggia serve solo per lavare la vasca, subito dopo è pronta per l’uso: attraverso un tubo speciale arriva a immagazzinare fino a 16mila litri.
“È un’acqua pura, potabile, senza trattamenti e senza calcio. Ovviamente l’acqua raccolta non può essere immischiata con quella minerale perché quest’ultima ha microorganismi e potrebbe contaminare la cisterna”. Tutto è spiegato nei dettagli nel sito www.aghedalcil.altervista.org. I progetti sono interamente autofinanziati e prevedono, inoltre, lo strumento del microcredito per le singole famiglie. Dall’America Latina le cisterne approderanno presto in Africa.
“L’Etiopia sarà il primo paese ma abbiamo già contatti avviati in Ghana, Mali ed altri paesi”. Un riconoscimento al lavoro di “Aghe dal cîl” è arrivato lo scorso anno a Salta, nel nord dell’Argentina, dove il Ministero provinciale dei Diritti Umani ha finanziato 14 vasche. Merito della locale collettività friulana che è intervenuta attivamente partecipando al progetto.
In questi giorni Tullio Fari si trova in Uruguay per sondare le possibilità di costruire una cisterna. Diversi sono stati i contatti con l’associazione Famee Furlane ma ancora non c’è niente di concreto. Il Paisito presenta una particolare caratteristica: “Molto latifondo e pochi terreni dediti all’agricoltura di quattro o cinque ettari”. In ogni caso l’invito è aperto, un appello rivolto a “tutti quei contadini che vivono le difficoltà della siccità”.

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