Cultura

Rilanciare e modernizzare l’editoria italiana all’estero

L’on. Marco Fedi è intervenuto in Aula nella discussione generale sulla legge per l’istituzione del fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.

L’On. Marco Fedi è intervenuto il 22 febbraio, anche a nome degli altri eletti all’estero del PD, nella discussione generale sulla proposta di legge dedicata alla istituzione del fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria.

Il parlamentare ha orientato il suo intervento sulla funzione che l’editoria in lingua italiana operante nel mondo ha avuto nei momenti cruciali della nostra storia nazionale e nei passaggi fondamentali della nostra emigrazione e sottolineato che l’emendamento presentato dagli eletti all’estero del PD ha inteso collegare la stampa quotidiana e i periodici italiani nel mondo ad una sfida sempre più globale verso l’innovazione, in linea con gli obiettivi che la nuova legge si prefigge.

L’emendamento è stato approvato – ha ricordato Fedi – grazie alla disponibilità del relatore Rampi e dei colleghi del VII Commissione e alla collaborazione di Eugenio Marino, responsabile Italiani nel mondo del PD.

Nel suo intervento Fedi ha ricordato “come la presenza italiana nel mondo si è intrecciata con un’articolata rete editoriale in lingua italiana. Una fondamentale esperienza che oggi, anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuove espressioni culturali e linguistiche e nuovi modi di diffusione”.

“Spesso a questo tipo di editoria si guarda con sufficienza e con distacco, come ad un’esperienza ormai residuale. Le testate storiche dell’emigrazione, invece, hanno attraversato la storia, rispecchiando la stessa evoluzione della società italiana, nonché la formazione e le trasformazioni che lo Stato nazionale ha subito nel corso del tempo.

Non a caso il periodo nel quale le testate italiane all’estero nascono e si diffondono è quello risorgimentale, ad opera soprattutto della diaspora di liberali, mazziniani e garibaldini che furono costretti a lasciare il Paese per evitare le repressioni poliziesche. Una più forte capillarizzazione di questa esperienza e un passaggio dai temi patriottici e risorgimentali a quelli prevalentemente di natura sociale si sono poi avuti con l’emigrazione di massa.

La funzione assolta da questa miriade di pubblicazioni è stata molto importante sotto due profili: quello di aprire spazi di riconoscimento e di affermazione delle nostre comunità nelle realtà di insediamento, nelle quali spesso dovevano fronteggiare spirito di avversione e atteggiamenti xenofobi di alcune componenti locali, e quello di favorire la progressiva “italianizzazione” dei nostri emigrati che erano partiti con un bagaglio culturale localistico, povero, se non alieno da una formazione nazionale.

La diffusione e la funzione dei periodici italiani nel secondo dopoguerra sono cambiate in relazione ai mutamenti che hanno interessato i nuovi flussi di emigrazione italiana. Il loro numero si è asciugato, soprattutto nelle aree, come quelle transoceaniche di tradizionale immigrazione, e il loro ruolo si è adattato ai tempi e ai nuovi contesti.

Negli USA e nei Paesi sudamericani, ad esempio, essi hanno avuto e hanno soprattutto la funzione di tenere aperto il dialogo con le nuove generazioni, di conservare la lingua italiana, di tenere aperti i ponti con l’Italia, favorendone l’internazionalizzazione, di dare le informazioni utili all’esercizio politico della cittadinanza.

Nelle nuove realtà di immigrazione, sia transoceaniche come Canada e Australia, sia europee essi hanno tutelato le nostre nascenti comunità dando loro voce e ne hanno alimentato l’identità, anche al fine di evitare un’assimilazione  povera e di favorire positivi confronti interculturali.

Sono indiscutibili i vantaggi che al nostro Paese derivano dalla presenza di alcuni strumenti informativi e di opinione all’estero su alcuni piani molto importanti: quello della promozione della lingua e della cultura italiana; quello del sostegno all’internazionalizzazione; quello del miglioramento dell’immagine dell’Italia nel mondo; quello della trasmissione di informazioni necessarie per l’esercizio dei diritti di cittadinanza di una comunità che assomma a 5 milioni di persone; quello delle relazioni interculturali; quello della promozione del turismo di ritorno.

Quotidiani come America Oggi, Il Corriere Canadese, La Voce d’Italia in Venezuela, Gente d’Italia in Uruguay, La Voce del Popolo (Fiume); bisettimanali come Il Globo e La Fiamma in Australia; settimanali come il Cittadino Canadese, il Corriere di Tunisi, Tribuna Italiana e La Voce (Argentina), Il Corriere D’Italia in Germania, Il Corriere degli Italiani e La Pagina (Svizzera); mensili come Nuovo Paese, il Progresso Italo-Australiano, Comunità (Brasile), e i tanti periodici editi in Italia e all’estero, unitamente alle centinaia di emittenti radiofoniche e televisive, ogni giorno nel mondo raccontano l’Italia, l’Europa, le proprie comunità e società locali, in lingua italiana ed oggi anche nelle lingue di quei Paesi, parlando di cultura, sport, made in Italy, politica.

In occasione dell’audizione con la FUSIE – Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero – la principale realtà rappresentativa delle numerose testate in lingua italiana edite all’estero e per l’estero, è stato fornito un quadro della presenza nel mondo. Nei 5 continenti, gli associati, tra quotidiani, settimanali e periodici vari, offrono una diffusione annua di milioni di copie e si rivolgono a più di 4 milioni di cittadini italiani residenti all’estero oltre che ai circa 70 milioni di oriundi e discendenti di italiani. L’adesione alla FUSIE è stata estesa alle emittenti radiofoniche e televisive e ai giornali telematici e on-line.

“Per questo, oggi proponiamo – ha continuato Fedi – che questa storia, insieme a quella delle nuove migrazioni, entri nelle scuole e contribuisca a formare le nuove generazioni. Proponiamo di raccontare questa storia nel nuovo museo dell’emigrazione a Genova, iniziativa del Governo che sosteniamo e che vorremmo vedere ampliata con il tema dell’immigrazione in Italia e soprattutto con una rete di collegamento tra le realtà museali dell’emigrazione in Italia e nel mondo.

In considerazione dell’importanza che questa stampa riveste non solo per il mondo dell’emigrazione, ma per il Paese, chiediamo, in sostanza, che alla stampa italiana all’estero, che è stata per molti anni il veicolo con il quale raccontare l’Italia e anche capire le nostre comunità nel mondo, sia attribuito il suo spazio nella dimensione nazionale del fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.

Uno spazio, del resto, che è stato riconosciuto da tempo con l’attribuzione di contributi regolati da leggi, decreti e regolamenti sia per quanto riguarda i quotidiani italiani editi e diffusi all’estero che per la stampa periodica italiana.

Un’altra pagina da aprire è quella che riguarda l’irruzione del web nella comunicazione e delle potenzialità da sfruttare per una forte articolazione e per una estesa capillarizzazione dell’attività informativa, nonché per uno sviluppo dell’interattività. La nuova legge contiene delle aperture promettenti in questo senso, che dovrebbero tradursi in modo coerente nella ripartizione delle risorse e nella finalizzazione degli incentivi.

Una considerazione non meno attenta merita infine il fenomeno delle nuove mobilità verso le quali i media digitali possono essere di grande aiuto per fare in modo che l’Italia non perda i contatti con le persone che ne sono partecipi e, sia pure da lontano, possa cogliere le potenzialità derivanti dalla loro più alta formazione e professionalità, evitando una perdita secca di energie dannosa per lo sviluppo del Paese.”

“La proposta di legge delega sul riordino e ridefinizione del sostegno all’editoria – ha concluso l’On. Fedi – istituisce un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e l’emendamento che è stato approvato consentirà ai media editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, di accedere al fondo.

I decreti legislativi, attuativi della delega, avranno il compito di definire in maniera precisa i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del fondo stesso.

La sfida dell’innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori che potranno sviluppare un piano per ‘la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono e diffondono informazione arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e indipendente’.

I decreti legislativi da approvare entro sei mesi, avranno ‘ad oggetto la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria’. Nei prossimi mesi, dunque, dovremo impegnarci per seguire l’evoluzione della discussione sui decreti per garantire che al settore dell’editoria di lingua italiana nel mondo vada assegnata una adeguata dotazione di risorse; per garantire che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine; per assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi siano certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza e chiarezza sui criteri per accedervi”.

Intervento video

Segreteria On. Marco Fedi

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