C’è una parola che sta circolando sempre più spesso tra i lavoratori italiani in Canton Ticino: contributo sanitario.
Ma per molti frontalieri ha un nome molto più diretto: tassa sulla salute.
E la domanda è semplice quanto scomoda:
l’Italia può chiedere altri soldi a chi già paga le tasse in Svizzera?
Chi riguarda davvero questa misura
Non tutti i frontalieri.
La norma colpisce i cosiddetti “vecchi frontalieri”: lavoratori italiani residenti nei Comuni di confine che già lavoravano in Svizzera prima del 17 luglio 2023.
Sono migliaia di persone che:
-
pagano l’imposta alla fonte in Svizzera,
-
rientrano nel regime fiscale precedente,
-
hanno costruito la propria stabilità economica su regole precise e consolidate.
Quelle regole derivano dall’accordo firmato tra Italia e Svizzera nel 2020, entrato pienamente in vigore nel 2024.
E proprio qui nasce il nodo politico.
Che cos’è la “tassa sulla salute”
Con la legge di bilancio italiana di fine 2023 è stato introdotto un contributo di compartecipazione alla spesa sanitaria per i vecchi frontalieri.
Tradotto:
una percentuale del reddito prodotto in Svizzera dovrebbe essere versata anche allo Stato italiano per finanziare il Servizio sanitario nazionale.
Le cifre previste:
-
tra il 3% e il 6% del reddito netto,
-
minimo 30 euro al mese,
-
massimo 200 euro al mese,
-
con effetto potenzialmente retroattivo dal 2024.
Non una cifra simbolica.
Per molti lavoratori può significare oltre mille euro all’anno.
Il punto critico: doppia imposizione o contributo legittimo?
Il Governo italiano sostiene che non si tratti di una nuova tassa, ma di un contributo legato a un servizio: la sanità pubblica italiana.
Ma il dubbio resta.
I vecchi frontalieri:
-
pagano le imposte in Svizzera,
-
contribuiscono indirettamente ai ristorni destinati ai Comuni italiani di confine,
-
non hanno mai versato imposte dirette allo Stato italiano sul reddito svizzero.
Allora la domanda diventa giuridica:
se è un’imposta, rischia di violare l’accordo bilaterale.
Se è un contributo “causale”, potrebbe essere considerato legittimo.
La linea è sottile. E ancora tutta da definire.
È già operativa?
No.
La norma esiste, ma l’applicazione concreta non è ancora partita.
Le Regioni di confine devono stabilire aliquote e modalità di riscossione.
Non risultano al momento richieste di pagamento effettive.
Ma il meccanismo normativo è stato avviato.
Perché il tema è politico, prima ancora che fiscale
Il punto non è solo economico.
È una questione di fiducia.
I frontalieri hanno pianificato la propria vita professionale sulla base di accordi internazionali chiari.
Intervenire dopo, modificando l’equilibrio, rischia di incrinare quella certezza giuridica che è alla base di ogni rapporto fiscale stabile.
Non è solo una partita tra contribuenti e Stato.
È una partita tra Stati.
Cosa può accadere ora
Tre scenari sono possibili:
-
Le Regioni applicano il contributo e partono le richieste di pagamento.
-
Si aprono ricorsi e contenziosi legali.
-
La pressione politica porta a una revisione o sospensione della misura.
Al momento siamo in una fase di attesa. Ma non di silenzio.
Una questione che va seguita con attenzione
La cosiddetta tassa sulla salute non è ancora una realtà operativa, ma è una possibilità concreta.
Per migliaia di famiglie che ogni giorno attraversano il confine per lavorare, non è un dettaglio tecnico.
È una questione di equilibrio economico, di certezza del diritto, di rispetto degli accordi.
E questa storia, con ogni probabilità, non è ancora finita.
Le regole non si cambiano dopo
Il tema non è soltanto fiscale. È istituzionale.
I lavoratori frontalieri hanno programmato scelte di vita, mutui, carriere, investimenti sulla base di un accordo tra Stati. Un accordo che garantiva certezza. Se oggi quella certezza viene rimessa in discussione attraverso strumenti indiretti, la questione non riguarda solo qualche punto percentuale di reddito. Riguarda la credibilità delle istituzioni.
In un’Europa che parla continuamente di cooperazione transfrontaliera, stabilità normativa e tutela del lavoro, cambiare l’equilibrio a posteriori significa incrinare un principio fondamentale: la prevedibilità del diritto.
La partita non è chiusa. Ci saranno confronti politici, possibili ricorsi, pressioni istituzionali. Ma una cosa è già chiara: quando si toccano le regole fiscali tra Stati, non si toccano solo i bilanci. Si tocca la fiducia. E la fiducia, una volta incrinata, non si recupera con un decreto.
Maria Bernasconi


Piu notizie
Il mito delle auto elettriche in Svizzera comincia a sgretolarsi
Competitività, innovazione, stabilità: la Svizzera è il modello che piace all’Italia
A Natale rincari fino al 30% – Ecco quanto costerà il Natale 2024