Genova tra sfide e passioni: dall’aeroporto al teatro, dalla politica alla musica, Enrico Musso, intervistato da Luisa Pavesio, ci racconta come innovazione e cultura possano ridisegnare la città. Scopri la sua visione e i progetti che guardano al futuro.
Potrebbe sintetizzare le tappe più significative della Sua vita professionale? Lei è stato senatore a Roma, consigliere a Genova, ha origini francesi per parte di madre e vive a Genova come docente universitario e Presidente di Aeroporto Spa, nonché vice presidente al teatro Carlo Felice..
È presto detto. Sono un universitario e uno studioso, da tutta la vita. Un po’ all’estero, molto in Italia. Mi sono occupato soprattutto di economia. Economia dei trasporti e, negli ultimi anni, economia della cultura. Due settori diversissimi ma entrambi essenziali per il progresso economico e sociale di ogni comunità. Poi ho avuto alcune parentesi significative, una è politica. Liberale fin da giovane, ai tempi di Malagodi e del PLI, senatore dal 2008 al 2013, consigliere comunale di Genova negli anni ’90 e poi ancora durante e dopo il mandato parlamentare. Più recentemente, esperienze di gestione: i soci dell’Aeroporto di Genova (Autorità di Sistema Portuale e Camera di Commercio) mi hanno fatto scegliere come Presidente della società. E, sempre recentemente, l’allora Sindaco di Genova Marco Bucci, oggi Presidente della Regione Liguria, mi ha indicato come rappresentante del Comune nel consiglio di indirizzo della Fondazione Carlo Felice. Poi l’attuale Sindaco Silvia Salis mi ha confermato in questo ruolo, nominandomi proprio vicepresidente.
E Genova? Come vede il capoluogo ligure dalla Sua prospettiva sovrannazionale e multiculturale?
Dirò qualcosa di sgradevole. Credo che oggi Genova sia purtroppo molto provinciale, e – temo – non troppo degna della statura internazionale e multiculturale che l’ha caratterizzata nei secoli, almeno fino al XIX e in parte anche oltre. Già capitale di stato, capitale finanziaria, capitale marittima, capitale industriale, oggi rischia di non essere più capitale di nulla, più a causa di una ritrosia all’innovazione che non di questa o quella gestione politica. Per esempio, essendomi occupato molto di trasporti urbani e di qualità di vita delle città, mi capita di viaggiare in giro per il mondo, anche in Paesi che a torto riteniamo più arretrati, e di trovarvi già applicate soluzioni – non necessariamente rivoluzionarie – che a Genova molti (incluso me) hanno proposto per anni, ma che non sono state introdotte perché vanno contro gli interessi consolidati e ben protetti di qualche gruppo economico o sociale.
Oggi Lei si trova al vertice di Aeroporto di Genova SpA, e posso immaginare quanto questo La impegni… Quali sono gli obiettivi che si è posto quando ha accettato di presiederlo? Ci sono, a Suo parere, problemi di più difficile soluzione o chances da sfruttare per il futuro?
L’obiettivo che i soci hanno dato nell’agosto 2024 al nuovo Consiglio di Amministrazione da me presieduto era molteplice: nell’immediato, ovvero salvare la società dal rischio concreto di un tracollo finanziario e gestionale; in più, nel medio periodo, sviluppare i traffici e allargare la compagine sociale a nuovi partner pubblici e privati in grado di consolidare i traffici stessi e il ruolo dell’aeroporto per il territorio. La prima missione ci ha impegnati allo spasimo per qualche mese, gran parte del 2024. Nel 2025 ci siamo dedicati ai traffici, che nel primo semestre sono cresciuti del 19%, a fronte di una media europea del 4,5%. Oggi abbiamo 24 collegamenti con 12 paesi europei. C’è ancora molto da fare, ma stiamo crescendo. Infine, la partnership: è più che probabile l’ingresso di Regione Liguria e Comune di Genova, e in prospettiva – grazie anche ai traffici in crescita e agli investimenti effettuati da Regione e Governo – anche l’arrivo di un partner privato che sia un imprenditore di rilevanza internazionale nella gestione di aeroporti. Anche questa soluzione appare finalmente alla portata.
Il talento artistico in vari campi (musica, letteratura) convive in Lei con la passione politica e sociale…Quanto deve sacrificare ognuna di queste passioni alle altre? E quale sente più essenziale e continuativa?
Più che di talento parlerei di passioni. La prima fu la musica. Mi sono messo a suonare fin da bambino, e in gioventù è stato quasi il mio lavoro, con dischi e molti concerti in Italia e all’estero. Anche la mia passione per la lettura è antica, ma solo recentemente mi ha portato a osare pubblicare alcuni romanzi, senza grande successo. La passione politica invece è in me un po’ in ribasso. Sono deluso dalla scarsa competenza e slancio ideale di gran parte della classe politica, e per la verità anche da elettori colpevolmente disinformati e distratti. Ognuna di queste passioni impone comunque grandi rinunce alle altre, soprattutto perché il lavoro è impegnativo e non mi lascia troppi spazi.
Lei sta tentando, direi con successo, vista la collaborazione con la Biennale d’Arte di Genova e alcuni concerti nella bella saletta col pianoforte, di lanciare le sale aeroportuali come contenitori d’arte. Questo si fa con successo in Italia al Leonardo da Vinci, e in Giappone un po’ dovunque, ma a Genova non ci aveva mai provato nessuno! Può dirmi delle esperienze compiute sinora e dei prossimi progetti)?
Era un mio pallino fin dall’inizio, al di là del mandato ricevuto che riguarda aspetti certo più essenziali nell’attività di un aeroporto. D’altra parte, gli aeroporti sono luoghi dove sempre più persone trascorrono sempre più tempo. Proprio per questo motivo sono diventati, negli anni, grandi centri commerciali: oggi i maggiori proventi degli aeroporti sono legati al comparto detto “non aviation” (le molte attività commerciali che ospitano) piuttosto che al comparto “aviation” (ovvero i diritti pagati dalle compagnie aeree che vi fanno scalo). E in prospettiva, credo che possano diventare anche interessanti “diffusori” di cultura. Quanto meno, suggerendo ai tanti viaggiatori di passaggio frammenti di proposte culturali che essi poi potrebbero sviluppare in altri momenti. Nell’aeroporto di Genova abbiamo già ospitato alcuni concerti e un paio di esposizioni d’arte, e altre iniziative seguiranno, in particolare quando nel 2026 sarà ultimata la ristrutturazione del terminal, rendendo disponibili spazi più estesi e più belli.
So che sta scrivendo un nuovo romanzo. Poiché fra i Suoi ne ho letto uno derivato in qualche modo dalla Sue esperienza politica a Roma, e l’ho trovato molto coinvolgente, potrebbe anticiparmi qualcosa della nuova opera?
Come i precedenti romanzi, una trama thriller si dipana su uno sfondo che mette in gioco molti temi dell’attualità sociale e politica, dall’immigrazione alle questioni di genere. Tutto accade in un arcipelago remoto, un mondo quasi distopico in cui si mescolano giallo, erotismo e satira sociale. Un mondo seducente e minaccioso, dove il desiderio diventa potere e l’amore si trasforma in un rito collettivo. Un mondo troppo vicino al nostro per lasciarci indifferenti. È una storia provocatoria e disturbante, della quale adesso però sto cercando di essere all’altezza. E non sarà affatto facile.
Luisa Pavesio



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