“La grazia”: il nuovo Sorrentino alla ricerca del cuore umano

Paolo Sorrentino, maestro del cinema italiano contemporaneo, sorprende ancora una volta. Ma se siamo abituati alle sue immagini barocche e ai personaggi sopra le righe, con La grazia il regista sceglie un registro più intimo, vicino agli uomini, alle loro esitazioni, ai loro dilemmi più profondi.

Il protagonista, Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo, è un Presidente della Repubblica al termine del suo mandato. Vedovo, giurista e cattolico praticante, Mariano si trova davanti a due scelte impossibili: concedere la grazia a due condannati per omicidio e firmare una legge sull’eutanasia. Due decisioni che non riguardano solo la politica, ma la vita e la coscienza stessa di un uomo.

Sorrentino ci accompagna in questo viaggio con delicatezza: ogni inquadratura, ogni silenzio, ogni sguardo è pensato per farci sentire il peso del dubbio, della responsabilità, ma anche la forza dell’amore – quello per la famiglia, per la giustizia, per la vita.

Toni Servillo è straordinario: con la sua presenza misurata ma potente ci fa percepire ogni battito del cuore del protagonista. La sua interpretazione ci avvolge, ci commuove, e rende palpabile l’intensità morale e umana del racconto.

Critici e spettatori hanno accolto La grazia con entusiasmo: un dramma da camera, meditativo e intenso, che emoziona senza ricorrere a facili effetti spettacolari. In un cinema spesso dominato dall’eccesso, Sorrentino ci offre una pellicola lenta e riflessiva, capace di lasciare il segno.

La grazia non è solo un film da vedere, ma un’esperienza da vivere. È il Sorrentino più umano, quello che ci invita a fermarci, ad ascoltare e a guardare dentro noi stessi. In attesa della distribuzione italiana prevista per gennaio 2026, il film si conferma come uno dei titoli più importanti della Mostra di Venezia 2025 e come un’opera che parla al cuore.

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