La Dieta Mediterranea – patrimonio dell’UNESCO

Parlare di «dieta» soprattutto in questo periodo prenatalizio, fa sorridere.

Ma, parlare di «dieta mediterranea», da italiani, ci fa star bene e valorizza tutti gli sforzi che i nostri contadini e i nostri avi hanno fatto per arrivare a far diventare la Dieta Mediterranea patrimonio dell’UNESCO.  Infatti è dal 16 novembre 2010 che questo riconoscimento le è stato assegnato per le sue pratiche tradizionali, le conoscenze e competenze tramandate minuziosamente da generazione in generazione. In effetti, il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approvò a Nairobi, in Kenya, 14 anni fa, l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale.

Questo riconoscimento del 2010 ha accolto inoltre la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Gracia e Marocco. Nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. Con la definizione di «Dieta Mediterranea» si riconoscono e valorizzano le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate in modo semplice e naturale da famiglia a famiglia, da madre a figlia, da padre in figlio e così da generazione  in generazione in molti paesi mediterranei, fornendo in questo modo attraverso il cibo, la preparazione di esso, i condimenti, i sapori, e il modo di servirli e assaporarli, alla comunità di questi paesi  un senso di appartenenza e di continuità.

Sorge la domanda: che cosa è la Dieta Mediterranea? Questa rappresenta sempre di più un semplice elenco di alimenti. Non è infatti  una tabella nutrizionale tout court. Trattasi, invece, di una scelta di stile di vita che abbraccia una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni, concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto – e su questo passo bisogna metterci l’accento – la condivisione con chi ci sta accanto, con chi vogliamo star bene. La condivisione di questo cibo diventa così un’arte di vita. Una psicoterapia attraverso il mangiare. La cultura che si fa cibo.

Una volta tanto criticate le nostre usanze italiane in mondi nordici, ossia il mangiare insieme a tavola, l’aspettarsi l’un l’altro prima di iniziare il pasto, sta prendendo piede anche in questi paesi, nei quali l’individualismo era, ed in parte lo è ancora, marcato nel mettere in primo piano il proprio io in tutti i settori, incluso nel mangiare.

In Italia e nel bacino mediterraneo, mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità affettiva delle comunità, delle famiglie, delle amicizie, della relazione di coppia. In questa condivisione risalgono i valori dell’ospitalità, del buon vicinato, del dialogo intergenerazionale e interculturale. Da anni si cercano di coniugare alla creatività culinaria, il rispetto del territorio e della biodiversità.

Su questa scia, il patrimonio culturale della dieta mediterranea svolge un ruolo vitale e di continuità importante nei riti, nei festival, nelle celebrazioni, negli eventi culturali. In queste occasioni nasce spontanea una riunione di persone di tutte le età e classi sociali.

La vita comunitaria in questi paesi valorizza inoltre anche l’artigianato e le vocazioni locali, come la produzione di contenitori per la conservazione e il consumo di cibo, le manifatture artistiche di piatti e bicchieri di ceramica e vetro, l’arte del ricamo e della tessitura.

La denominazione «Dieta Mediterranea» è un’etichetta nuova per una tradizione secolare, antica e piena di calore umano. La denominazione ufficiale e scientifica è stata coniata a metà degli anni settanta dagli scienziati americani Angel e Margaret Keys per mettere in risalto ed identificare uno stile di vita tradizionale che avevano scoperto e studiato proprio in Italia già dagli anni cinquanta. Le loro ricerche epidemiologiche sulle malattie cardiovascolari avevano rivelato per la prima volta nella storia della medicina che la longevità delle popolazioni del Meridione italiano, in particolare di Napoli, del Cilento e del resto della Campania, ma anche della Calabria, della Sardegna e delle Marche, si spiegavano con le abitudini alimentari, i costumi sociali  e le produzioni locali.

Così i Keys puntarono sull’associazione della parola «dieta», dal greco  diaìta che significa stile di vita delle antiche civiltà del mediterraneo. Sono stati precursori e visionari, i Keys. E hanno veramente fatto centro, perchè ad oggi la Dieta Mediterranea è sinonimo di buona salute e creatività gastronomica. In questo senso  facciamo parte di una filosofia di vita che nasce dal passato, onorando i nostri avi e cerca di traghettarci verso un futuro sano , sostenibile, pacifico e con un’inclusione tra i popoli nordici e quelli mediterranei piena di rispetto reciproco.

A tal proposito, a Basilea, il 21 novembre scorso, per la prima volta, grazie alla determinazione della Console Benedetta Romagnoli di far sì che la circonscrizione consolare di  Basilea abbia il suo merito e non resti nell’ombra delle celebrazioni culturali a Zurigo, nell’ambito della settimana della Cucina Italiana nel Mondo 2024, con il supporto operativo della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera e con il supporto della Regione Calabria, si è svolto nei locali della Pfister Werkstatt una serata informativa e degustativa sulla dieta mediterranea. La nutrizionista Tatiana Gaudimonte di «Love Your Body» ci ha informato sui benefici della dieta mediterranea sulla nostra forma fisica.

Il fondatore della start-up «Thimus»di Brescia, Mario Ubiali, ci ha illustrato le connessioni tra la neuroscienza e il cibo emotivo, presentandoci le soluzioni innovative della sua start-up. Al termine degli interventi, la Console Romagnoli, ringraziando i relatori e tutti i presenti, ha aperto il buffet in modo informale. Buffet  degustativo di prodotti della più tipica produzione agroalimentare «Made in Italy» , accompagnati da una selezione di vini dal bianco al rosso della regione Calabria.

A proposito delle neuroscienze e di nuove scoperte, vorrei a questo punto segnalare un’eccellenza italiana, per la precisione originaria dalla più famigerata Corleone, ovvero del Professore Leoluca Criscione. Per tanto tempo diresse un gruppo di ricercatori in campo biomedico alla Ciba Geigy di Basilea. Il suo team studiava il Neuropeptide Y.  Lo troviamo nella sua formula abbreviata nei notiziari scientifici: NPY. Che cos’è? A che cosa serve? Trattasi di una sostanza prodotta dal cervello. La più efficace a stimolare l’appetito. Come dimostrato da Criscione, «per sconfiggere l’obesità non bastano i farmaci. La loro somministrazione, controllata rigorosamente, deve sempre accompagnarsi da uno stile di vita più sano e una dieta attenta, quella mediterranea.» A tal proposito segnalo il suo libro «Mangiare sano e morire grassi, un paradosso … che paradosso non è!», edizioni Vitasanas, 2010.

Il 5 dicembre, inoltre, presso l’Innovation Office- Università di Basilea, alla Kreuzstrasse  4, in Allschwil, si è svolto un incontro sul tema della longevità e dell’invecchiamento, prendendo  spunto appunto da esempi culturali di grande valore, come le zone blu della Sardegna e del Cilento, zone della dieta mediterranea.

Infine, vorrei mettere in risalto che la nostra pasta italiana ha ispirato anche artisti che la ripropongono fedelmente in chiave artistica, come Urs Bratschi di Rheinfelden, Svizzera. Durante la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo 2024, ha esposto la sua pasta in chiave artistica alla Rebgasse, 31.  Queste opere d’arte con pasta che si può mangiare, iniziarono per puro caso 14 anni fa.  Da quattro anni ha però raffinato la sua tecnica da fare diventare una «banale» pasta farfalla una vera opera d’arte. Basta guardare le foto e visitare la sua homepage: https:/www. pastadesign.art

Con l’augurio di praticare, in cucina e a tavola, con immensa gioia quello che le nostre nonne e mamme ci hanno tramandato con amore e affetto incondizionato, facciamo un brindisi alla nostra «Dieta Mediterranea»!

Di Graziella Putrino

 

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