Il formaggio più antico risale a 3200 anni fa: scoperta sulle mummie egizie

Nel mondo dell’archeologia, si assiste spesso a scoperte che aprono una finestra sul passato, ma poche sono affascinanti e curiose come quella avvenuta nel 2018: il ritrovamento del formaggio più antico mai scoperto, conservato accanto a delle mummie egizie. Questa straordinaria scoperta ha gettato nuova luce sulle abitudini alimentari degli antichi egizi e ha fatto emergere un frammento inaspettato della loro cultura.

Il formaggio, risalente a oltre 3200 anni fa, è stato trovato nella tomba di Ptahmes, un alto funzionario vissuto durante il XIII secolo a.C., nella necropoli di Saqqara, a sud del Cairo. Ptahmes serviva sotto i faraoni della XIX dinastia, inclusi Seti I e Ramses II, ed era un personaggio di grande rilievo, responsabile della gestione delle finanze reali e delle relazioni internazionali. La sua tomba, riscoperta negli anni ‘80, ha continuato a offrire tesori archeologici di grande importanza, ma la scoperta del formaggio ha portato alla luce un pezzo di storia del tutto unico.

In uno dei vasi sepolti accanto alla mummia di Ptahmes, gli archeologi hanno trovato una sostanza solida biancastra che inizialmente sembrava solo un residuo antico. Grazie a moderne tecniche di analisi chimica, però, si è scoperto che quella massa solida era, sorprendentemente, formaggio. L’analisi del materiale ha indicato che il formaggio era stato probabilmente prodotto con una miscela di latte di pecora e capra, e che era un prodotto molto simile ai formaggi freschi o semi-stagionati che conosciamo oggi.

La consistenza e la composizione suggeriscono che non si trattasse di un formaggio duro o stagionato, come quelli prodotti in epoca moderna, ma di un formaggio che sarebbe stato consumato relativamente fresco. Gli egizi, dunque, non solo conoscevano il processo di produzione del formaggio, ma lo consideravano così importante da includerlo nelle tombe dei loro defunti per il viaggio nell’aldilà.

La scoperta del formaggio più antico del mondo offre uno scorcio su un aspetto sorprendente della vita quotidiana degli egizi. Già noti per le loro straordinarie capacità ingegneristiche e artistiche, gli egizi dimostrano di avere una cultura culinaria raffinata e complessa, capace di produrre alimenti elaborati come il formaggio.

Il fatto che il formaggio sia stato trovato in una tomba sottolinea l’importanza che aveva questo alimento anche nei rituali funebri. Gli egizi credevano che i defunti avrebbero avuto bisogno di nutrirsi nell’aldilà, e il formaggio, un alimento ricco di proteine e grassi, poteva rappresentare una risorsa preziosa per il viaggio verso l’eternità.

Questa scoperta non sarebbe stata possibile senza l’uso di tecnologie moderne. Grazie alle analisi di spettrometria di massa e cromatografia, i ricercatori sono riusciti a identificare i composti chimici specifici presenti nel formaggio e a risalire alle fonti del latte utilizzato. Questa scoperta non solo amplia la nostra comprensione delle capacità alimentari degli antichi, ma dimostra anche come le tecniche scientifiche avanzate possano rivelare dettagli inaspettati nascosti per millenni.

Mentre la storia di Ptahmes e della sua vita da alto funzionario egizio si intreccia con questa scoperta, il formaggio da lui portato nell’aldilà ci fa riflettere su quanto poco sia cambiata, nel corso dei millenni, la nostra relazione con il cibo. Che si tratti di un banchetto reale o di una semplice colazione, il formaggio, anche dopo 3200 anni, resta un alimento che unisce culture e attraversa il tempo.

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