Il lusso ritrovato: scopri i segreti della Villa di Poppea a Oplontis

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Oplontis-Peristil-5711.jpg

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Gli scavi archeologici di Oplontis offrono testimonianze monumentali di grande rilievo, specialmente se paragonate a quelle delle zone periferiche di Pompei. Situati nella città di Torre Annunziata, gli scavi comprendono due ville: la Villa A, conosciuta come Villa di Poppea, e la Villa B. Al momento, però, è visitabile solo la Villa di Poppea.

Le prime campagne di scavo nell’area oplontina risalgono al XVIII secolo, ad opera di Francesco la Vega. Scavando un cunicolo nei pressi del canale Conte di Sarno, la Vega riportò alla luce parte di una costruzione, successivamente denominata Villa A, o Villa di Poppea. Tuttavia, gli scavi furono presto abbandonati a causa delle condizioni malsane della zona. Nel 1839, ulteriori scavi portarono alla luce il peristilio del quartiere servile della Villa di Poppea. Anche questi scavi furono interrotti, per essere poi ripresi nel 1964. In questa fase, vennero rialzate le mura e i tetti, e si procedette al restauro dei pavimenti e dei mosaici. Durante gli scavi del 1974, a circa 250 metri dalla villa, fu scoperto un nuovo edificio su due livelli con un peristilio centrale. Questo nuovo ritrovamento, una villa rustica, fu chiamato Villa di Lucio Crasso Tertius, o Villa B.

La Villa di Poppea, parte del patrimonio UNESCO, è un grandioso e lussuoso complesso residenziale. Il nome deriva da un’iscrizione ritrovata su un’anfora durante gli scavi. La residenza risale alla prima metà del I secolo a.C. e fu ampliata durante la prima età imperiale. Un tempo, la villa affacciava sul mare, offrendo una vista panoramica. Gli scavi hanno anche rivelato un piccolo complesso termale. Le pareti della villa sono riccamente decorate con affreschi che creano giochi prospettici, simulando elementi architettonici come porte o colonne. Le decorazioni includono raffigurazioni di animali, frutta e maschere, conferendo alle stanze un’eleganza senza tempo.

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