Italiani nel mondo

Fantetti (FI) – L’iniziativa di “indagine conoscitiva” non può assolutamente sostituire il CQIE

La mancata ricostituzione del Comitato Questioni Italiani all’Estero (CQIE) al Senato della Repubblica è una colpa politica grave della maggioranza di governo ed un attacco alla rappresentanza istituzionale degli Italiani all’estero.
Ancora la scorsa settimana Forza Italia ha ripresentato -e continuerà a farlo in ogni prossima occasione- al voto dell’assemblea la mozione di ricostituzione del CQIE ma la maggioranza ha votato contro negandoci un diritto in essere da ben cinque legislature, cioè da quando il ministro Tremaglia del governo Berlusconi era riuscito a dare rilievo istituzionale alle nostre istanze.
L’iniziativa di una “indagine conoscitiva” sugli Italiani all’estero da parte della Commissione Affari Esteri ed Emigrazioni del Senato non può in alcun modo sostituire il CQIE per diversi rilevanti motivi che espongo brevemente.
Prima però mi si permetta di ricordare a tutti che, invero, una garanzia verbale era stata data ai nostri massimi vertici istituzionali circa la non incompatibilità delle due iniziative ma, pur avendo una volta ottenuto il via libera a tale “indagine” lo scorso dicembre, la maggioranza persiste nell’impedire la ricostituzione del CQIE. E di questo mancato rispetto degli impegni intendiamo dare piena informazione ed i responsabili dovranno rendere politicamente conto alla comunità degli elettori della Circoscrizione Estero (che ci hanno votato anche per rappresentare le loro istanze in quello specifico contesto istituzionale).
1) Gli Italiani all’estero non rientrano nel mandato della 3* Commissione permanente perché non possono essere considerati come meri migranti. In quanto iscritti all’A.I.R.E. sono residenti all’estero.
Sono già emigrati e la stragrande maggioranza di loro lo hanno fatto all’interno di uno spazio economico-politico europeo che notoriamente non discrimina i cittadini in base ai loro spostamenti nel territorio comune. Sono ben altre le emigrazioni, verso l’Italia, cui la 3* Commissione del Senato è tenuta a rivolgere il proprio prioritario interesse, specie in questa fase storico-sociale della vita del Paese!
2) La comunità degli iscritti AIRE è in crescita tumultuosa e consta oggi ufficialmente di oltre 5,3 milioni di concittadini: tuttavia, secondo diverse autorevoli fonti (comprese quelle ufficiali di Paesi Esteri) il dato è molto sottostimato e quindi si tratta di almeno il 10% dell’intera popolazione italiana.
È dunque di palmare evidenza che una “indagine conoscitiva” non può costituire uno strumento in alcun modo idoneo a comprendere la complessità della materia, anzi, risulta una vera e propria “diminutio” dai caratteri financo offensivi.
3) Gli eletti all’estero -che in quanto espressione diretta e democratica del territorio sono perfettamente in grado di colmare da soli ogni esigenza informativa/conoscitiva sulla materia da parte degli esimi colleghi- fin dall’inizio della legislatura hanno richiesto sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica la costituzione di una apposita commissione bi-camerale per poter più efficacemente raccordare la specifica azione legislativa nel sistema bicamerale perfetto italiano. La maggioranza non da seguito a questa richiesta ma, ieri, dopo quasi un anno di inattività forzata, ha perlomeno consentito presso la Camera la ricostituzione della sottocommissione per le questioni degli Italiani all’estero, dal mandato simile a quello del CQIE al Senato.

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