Italiani nel mondo

Trovare soluzioni per i frontalieri italiani in Svizzera

Dare un segnale forte e cercare soluzioni concrete e condivise alle criticità che coinvolgono le oltre 60.000 persone che, ogni giorno, si recano in Svizzera per lavorare. Deve essere questo, secondo l’assessore di Regione Lombardia al Post Expo e Città metropolitana con delega alla Regio Insubrica e ai rapporti con il Canton Ticino, Francesca Brianza, l’obiettivo delTavolo di confronto sui rapporti fra Italia e Svizzera che si è riunito oggi a Palazzo Lombardia e ha coinvolto parlamentari, sindaci, presidenti di Provincia e Comunità montane, Forze sociali, Associazioni dei frontalieri.

“Sul Tavolo della discussione – ha spiegato Brianza – sono state portate le istanze dei sindaci di quei paesi che si trovano sulla fascia di confine. Si è parlato dell’annosa questione dei ristorni, della revisione degli accordi bilaterali e della nuova tassazione che preoccupa notevolmente i nostri lavoratori. Si è discusso ancora della Legge sulle imprese artigiane (Lia) e del balzello di 2.000 franchi che, dal primo agosto, gli artigiani dovranno pagare per l’iscrizione all’Albo delle imprese artigiane per poter operare oltre confine”.

“Mai come da tre anni a questa parte – ha concluso Brianza – tanto si è fatto in Regione Lombardia per tutelare e sostenere le istanze dei lavoratori frontalieri. Il Tavolo di oggi deve diventare il mezzo per far arrivare, grazie al nostro impegno e a quello dei parlamentari, la voce dei territori di confine, all’interno dei palazzi romani affinché il Governo prenda decisioni rapide, chiare e risolutive per i territori di confine e per i lavoratori che ci abitano”.

Secondo il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Attuazione del programma e ai Rapporti istituzionali nazionali, Alessandro Fermi, bisogna “sensibilizzare tutti, compresi i parlamentari lombardi, affinché tengano conto delle osservazioni e delle istanze dei frontalieri prima dell’approvazione della Legge che ratifica gli accordi bilaterali fra Italia e Confederazione elvetica”.
“Tassazione e ristorni sono due aspetti fondamentali – ha detto Fermi – ma non sono certo gli unici. Bisogna anche tener ben presente almeno i possibili problemi legati all’entrata in vigore della Legge per le imprese artigiane (Lia) che, se non modificata come richiesto qualche giorno fa anche dalla Regio Insubrica, potrebbe trasformarsi in un colpo mortale per i tanti artigiani che ogni giorni lavorano anche aldilà del confine”.

“Abbiamo necessità di costruire un confronto che sia fondato sulla pari dignità e rispetto, ma che sia anche il piu’ costruttivo possibile – ha continuato Fermi – che consenta anche al Ticino di guardare all’Italia non solo come un problema ma anche come a un’opportunità. In questo senso anche i prossimi finanziamenti europei Interreg di prossima pubblicazione saranno una grande occasione per iniziare un nuovo percorso che abbia nel rispetto e nella collaborazione le basi fondanti”.

È il Presidente della Regione Roberto Maroni a spiegare l’obiettivo dell’incontro, organizzato “per trovare una posizione comune fra Regione, Parlamento, Enti locali, associazioni e tutti i soggetti coinvolti, sul nuovo accordo Italia-Svizzera per l’imposizione fiscale ai frontalieri. Ci sono posizioni che noi condividiamo, come la cancellazione di iniziative che riteniamo discriminatorie nei confronti dei nostri lavoratori, l’impegno da parte del Governo di Roma a trasferire ai Comuni di confine lo stesso importo che cesserà con l’entrata in vigore dell’accordo, cioè i cosiddetti ristorni, e la garanzia per i frontalieri a non avere una pressione fiscale devastante rispetto alla situazione attuale”.
“Questo – ha sottolineato Maroni – è l’impegno comune e mi pare che tutti, a prescindere dal colore politico e dalla differenza di ruolo, condividano la necessità di procedere in questa direzione. Un lavoro – ha evidenziato – che rafforza anche il ruolo del negoziatore italiano, in questo caso il Governo nazionale, nei confronti delle autorità elvetiche”.

Secondo Maroni, dal vertice odierno, arriva “un messaggio chiaro”. Oggi, ha sostenuto, “abbiamo chiesto la partecipazione dei parlamentari lombardi, perché saranno loro a dover ratificare l’accordo italo-svizzero attraverso una legge. Prima di allora, c’è il negoziato, che non si è ancora chiuso, e i contenuti usciti dalla nostra riunione sono importanti perché servono al Governo per capire quanto questo accordo si potrà chiudere e firmare”. (aise) 

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