Italiani nel mondo

Modifica della legge sul voto all’estero

Voto all’estero, dibattito aperto e proposte per la modifica della legge.

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Di Ricky Filosa per “ItaliaChiamaItalia

Si riapre il dibattito che ruota intorno al voto all’estero ormai da anni. Dal 2006, da quando cioè esistono a Roma i parlamentari eletti all’estero, gli italiani nel mondo votano con il sistema delle preferenze e lo fanno per corrispondenza. Si tratta di un meccanismo elettorale che nel tempo ha dimostrato ogni volta di essere davvero fragile, dal punto di vista dell’organizzazione, della trasparenza e delle segretezza del voto. Mancano un paio d’anni al 2018 e dunque alle prossime elezioni, un periodo che in politica è davvero assai breve. Ci sarà il tempo necessario per modificare la legge sul voto all’estero?

Nei giorni scorsi a dare il via al dibattito è stato l’On. Gianni Farina, Pd, con una proposta che in realtà è stata bocciata un po’ da tutte le parti. Secondo il senatore di Area Popolare Aldo Di Biagio la proposta dell’eletto in Europa “è irricevibile”; anche per Silvana Mangione, CGIE, si tratta di qualcosa un po’ campato per aria. E Marco Fedi, deputato del Partito Democratico eletto all’estero e residente in Australia, sceglie Italiachiamaitalia.it per dire la sua. Con una premessa: “Prima di aprire questo dibattito avremmo fatto meglio, noi eletti all’estero di tutti i gruppi parlamentari, a incontrarci per cercare di trovare un accordo e portare avanti un emendamento comune”. “Siamo ancora in tempo a farlo – sottolinea il deputato -, come primo atto dovremmo tutti sederci attorno a un tavolo e discuterne in maniera razionale”.

Detto questo, per Fedi è chiaro che le proposte finora avanzate “vanno verso l’eliminazione delle preferenze”, nel caso di Farina con l’introduzione del collegio uninominale, nel caso di Di Biagio con la circoscrizione unica. Restano comunque degli interrogativi: “Chi sceglie i candidati nel collegio uninominale? Come verranno individuati? Visto che le primarie noi Pd all’estero non le abbiamo mai fatte. Oppure, chi decide l’ordine dei candidati in una lista? I partiti?”.

Marco Fedi fa poi i conti anche col fattore tempo: “Esiste un problema di opportunità. Abbiamo i tempi tecnici per una riforma di questo tipo? Ci accontenteremmo di modificare il meccanismo elettorale oppure vogliamo risolvere anche la questione che riguarda l’anagrafe degli elettori, dandoci più tempo? Se l’idea è quella di pensare a una riforma completa, c’è bisogno almeno di un anno e mezzo e secondo me rischiamo di non averlo da qui alle prossime elezioni”. “Anche per questo – ribadisce l’onorevole Pd a colloquio con ItaliaChiamaItalia – sarebbe stato utile sedersi tutti intorno a un tavolo e ragionare”.

Fedi fa un’analisi: “Al momento abbiamo Europa, Nord e Centro America, Sud America, Australia e resto del mondo. Queste macrodivisioni le possiamo rivedere. Ma se facciamo i collegi, le uniche realtà dove puoi farli in maniera equa, avendo una omogeneità numerica e anche politica e culturale, sono Europa e America Latina. Le altre si devono accontentare dei rimasugli. La proposta Farina delega il governo a decidere, ma secondo me è troppo rischioso. Noi dovremmo fissare dei paletti. Per esempio, dire che comunque vadano le cose Nord e Centro America devono avere due rappresentanti, Africa Asia Oceania Antartide almeno uno. Se questo nella legge non c’è scritto e deleghiamo al governo, qualsiasi cosa può succedere. Potrebbero farla da padroni Europa e America Latina, a livello di seggi”.

Per il parlamentare residente in Australia “il meccanismo elettorale deve essere qualcosa che garantisca la presenza di tutte le forze rappresentative di tutto il mondo. Dunque forse la soluzione migliore sarebbe la circoscrizione unica, assicurando però che nell’ordine di lista ciascuno abbia uno spazio garantito per la propria ripartizione. Anche coi collegi potremmo trovare una soluzione, purché sia garantito un minimo di rappresentanza numerica in tutte le ripartizioni. Se facciamo così però ritorniamo molto facilmente alla situazione che abbiamo oggi. Dunque, la domanda è: vale la pena fare tutto questo?”.

Voto elettronico? “Iniziamo a sperimentarlo in Italia – risponde Fedi – e poi lo possiamo estendere all’estero”. Dunque ancora voto per posta? “Un meccanismo moderno oggi dovrebbe consentire sia voto per posta che nei seggi dei consolati”.

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