Italiani nel mondo

Intervento di Amendola al Comitato della Camera

Un cammino da scandire in cinque punti: attenzione ai nuovi migranti, migliorare i servizi consolari, gestire assistenza ed emergenze, intervenire sulle percezioni consolari, attivare “dal basso” le riforme di Comites e Cgie. Questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato dal sottosegretario agli esteri Vincenzo Amendola che è intervenuto al Comitato per gli italiani nel mondo e promozione del Sistema Paese della Camera presieduto da Fabio Porta (Pd). Primo incontro “ufficiale” dopo il conferimento delle deleghe, Amendola è tra ex colleghi – prima dell’incarico al Maeci era in Commissione Affari esteri – e si sente. Sa quali sono le questioni aperte, perché le ha affrontate fino a qualche mese fa dall’altra parte della barricata, ed è per questo che invita i colleghi a capire che ci sono situazioni – poche risorse – da cui ormai non si può più prescindere.
Disposto a confronti “aperti” con il parlamento tutte le volte che ce ne sarà bisogno, Amendola, che nei prossimi giorni sarà sentito anche dal Cqie del Senato, ha citato l’incontro di ieri promosso dalla Migrantes sui giovani in Australia per ricordare che c’è una “nuova emigrazione”, primo “elemento di novità in un Sistema Paese che vive nel mondo” che “ci deve far interrogare sui cambiamenti in atto e nuove connessioni”.
Amendola parla dei nuovi migranti, della nuova mobilità di una “generazione che si muove” che “deve farci discutere sull’inserimento di questi giovani connazionali nella realtà di accoglienza, nella partecipazione e nel percorso di cittadinanza”.
Amendola cita il lavoro attivato da molti Comites con gli sportelli di accoglienza, le esperienze avviate dai Consolati sia con progetti propri (Primo approdo a Londra), che attraverso convenzioni (il consolato di Melborune con Nomit) per invitare i parlamentari a lavorare per “interrogarsi su come alzare il livello” e “includere questa nuova generazione”.
Nuova generazione che, come la “vecchia”, come prima cosa ha bisogno di servizi consolari che funzionino.
Amendola sostiene che i servizi sono da “migliorare”, ma che nessuno deve dimenticare la “progressiva riduzione delle risorse, sia umane che finanziarie”. Cita le innovazioni informatiche che hanno consentito di “avvicinare il consolato al domicilio” dei connazionali – il Sifc (Sistema integrato di funzione consolare) e il funzionario itinerante per i passaporti – che devono essere “radicati”. Da qui non si torna indietro, sembra dire il sottosegretario quando invita i parlamentari a farsi portavoce dei malfunzionamenti che, però, vanno “valutati caso per caso”, senza mettere in discussione iol quadro “quadro generale”.
Ricordate le sperimentazioni in atto che danno la possibilità ai consoli onorari di prendere le impronte digitali (Londra, Madrid e Barcellona), Amendola ha ricordato che la Farnesina sta “predisponendo un software per trasmettere i dati biometrici dai consoli onorari ai Consolati” così da estendere la sperimentazione.
E si passa alle cifre. Come fatto alla plenaria del Cgie, Amendola cita gli stanziamenti nei capitoli di bilancio per l’assistenza diretta (“incremento dello stanziamento del 22,55% nella legge di stabilità, per un totale stanziato di 5.648.945 che ci dà la possibilità di rispondere alla quasi totalità delle richieiste pervenute ai consolari”) e per l’assistenza indiretta, cioè quella operata attraverso gli enti (450.052 euro, -3,5% rispetto 2015, suddivisi a 40 enti, due meno del 2015”).
Poi il “caso Venezuela”, Paese che “vive in questi momenti una evoluzione preoccupante, che seguiamo con grande attenzione anche per la rilevanza storica della nostra comunità che subisce gli effetti della crisi economico-finanziaria accelerata dalla caduta del prezzo del petrolio, dall’inflazione e dal deterioramento delle condizioni sociali”.
“Come confermato anche al Cgie – continua Amendola – la questione della sicurezza dei nostri connazionali è all’attenzione sia dell’Ambasciata che qui a Roma”. Amendola spiega ancora che “insieme all’Ambasciata e al Ministero del lavoro siamo orientati a verificare la possibilità di applicare il tasso Simadi alle pensioni degli anziani connazionali”.
Sul fronte lingua e cultura, Amendola ribadisce quanto detto da Gentiloni al Cgie e cioè che “i fondi nel 2015 sono stati tagliati del 21%, è vero. Anche grazie ai vostri emendamenti siamo riusciti a contenere questi tagli assestandoci a 9,4 milioni di euro in totale, cioè 800mila euro in più di quanto previsto nella versione originale della legge di stabilità. La mia – sottolinea – non è un’intenzione solo verbale: dobbiamo ripristinare il prima possibile gli stanziamenti, almeno al livello del 2015”.
In questi anni, ricorda, “c’è stata una riduzione dei docenti inviati dall’Italia, ma abbiamo mantenuto i dirigenti scoalstici che devono assicurare la coerenza didattica dell’insegnamento dell’italiano. Nel nuovo regolamento del Maeci, che state esaminando, è previsto lo spostamento della competenza dalla Direzione italiani all’estero a quella del Sistema Paese perché crediamo che promuovere lingua e scuola sia una leva molto forte nella promozione del Sistema Paese”.
Quanto alle percezioni consolari, se fossero riassegnate alla Farnesina sarebbero tutti contenti, ma così ancora non è. Stessa cosa per la tassa di cittadinanza che nel 2015 “ha garantito 10milioni di euro per il 2015, ma il bilancio maeci ne beneficerà solo per una parte” e quella parte “andrà nel capitolo sul funzionamento della rete degli uffici all’estero”, assicura il sottosegretario. “Tenete sempre presente, come legislatori, quanto è complicato predisporre”, con così poche risorse “una rapida implementazione del sistema, che avrebbe bisogno di ben più risorse”.
Ultimo punto, la riforma di Comites e Cgie. “Credo molto nel rilancio degli organi di rappresentanza, ma poco negli annunci che non si rivelano concreti”, dice in proposito Amendola. “Sappiamo che i Comites devono rafforzare la percezione che di loro essi hanno i connazionali all’estero e l’amministrazione qui a Roma, e che il Cgie si è riattivato”, aggiunge Amendola che conviene sulla necessità di una “riforma organica” che però deve giungere “dal basso”.
“Alla plenaria del Cgie mi è stato chiesto di riconvocarli a giugno: va bene, ma che sia sulla base di riforma organica, sulla carta. Non su un ordine del giorno da definire”, sostiene Amendola che coglie l’occasione per invitare il Cgie a “matterci un’idea, tramite il Comitato di Presidenza e voi parlamentari”. La riforma “non deve partire dal Maeci, ma nascere dall’esigenza di autoriformarsi”.
Dopo un brevissimo accenno al Referendum – dalla partecipazione “inferiore a quello nazionale ma molti temevano un tracollo peggiore” – Amendola chiude sintetizzando i 5 punti su cui concentrarsi a breve: primo, “riflettere sulle nuove migrazioni, non per il “nuvosimo”, ma perché ci sono indicatori che dobbiamo cogliere subito sul Sistema Italia che si muove nel mondo”; poi “migliorare i servizi consolari” che devono essere “vicini ai bisogni nonostante il budget ridotto”; al terzo posto gestire “l’assistenza e le emergenze” come quello del Venezuela; pensare al bilancio sia per “lingua e cultura che sul fronte delle percezioni consolari” punto su cui “l’alleanza tra Governo e Parlamneto è fondamentale” e, infine, “riforma di Comites e Cgie”. Temi caldi su cui il sottosegretario assicura la sua disponibilità ad un “aggiornamento costante”. (ma.cip.aise) 

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