Italiani nel mondo

Assemblea plenaria del Cgie per illustrare la relazione di Governo

“Con il cuore e la mente siamo a Bruxelles. All’orrore si risponde con coesione e unità, e con la forza della democrazia e della libertà”. Così il sottosegretario agli esteri con delega agli italiani nel mondo Vincenzo Amendola, che è intervenuto alla assemblea plenaria del Cgie per illustrare la relazione di Governo.
Dopo gli auguri a Schiavone per la sua elezione, rivolgendosi ai consiglieri Amendola ha sottolineato il fatto che lui e il Consiglio generale sono “entrati in carica insieme”. Per il Cgie, ha assicurato “le porte sono aperte e i telefoni accesi” per un “lavoro proficuo insieme”.
“I lavori del Consiglio generale possono essere modificati per fare meglio con le poche risorse a disposizione”, ha detto Amendola, auspicando l’impegno del Consiglio generale affinchè “renda operative le legittime istanze degli italiani all’estero” senza dimenticare “gli obiettivi e le indicazioni di Governo e Parlamento”.
“Di cosa ha bisogno l’Italia? Di una riflessione sull’esperienza storica dell’emigrazione che ognuno di noi ha dentro”, ha sostenuto il sottosegretario, ricordando di essere “nipote di un nonno morto in Argentina nel dopoguerra” e lui stesso un italiano all’estero per 6 anni residente in Austria.
“Gli italiani nel mondo sono una componente storica per il nostro Paese, ma anche una realtà della moderna società italiana; il momento – ha aggiunto – è delicato per il nostro paese” sia internamente, con “l’avviato processo di riforme che vi coinvolge”, sia all’estero “in un contesto storico in cui il Mediterraneo s’è rimesso in movimento”. “Sembrava che la democrazia europea non dovesse più conoscere questo movimento e invece a 60 anni esatti da Marcinelle, quella storia si incontra con la storia moderna dell’Europa. Ce lo ha ricordato anche il 50° anniversario di Mattmark: si aspettavano braccia arrivarono uomini. La nostra storia – ha sottolineato – dovrebbe rendere la classe dirigente in grado di comprendere i movimenti di oggi. Il Cgie è una parte di della proiezione della politica estera e della valorizzazione politica nazionale nel mondo”.
Al Cgie “spetta il compito di assicurare la credibilità degli organismi di rappresentanza degli italiani nel mondo”.
Ciò a quasi un anno dalle elezioni dei Comites che hanno registrato “il tasso di votanti più basso di sempre: il 4,44%. Un dato che non deve scoraggiarci, ma che ci impone di riorganizzarci” per il futuro. Per farlo il Consiglio generale deve redigere “proposte operative concrete per rilancio dei Comites”, perché secondo Amendola “la procedura di registrazione per il voto ha inciso solo in minima parte” sulla bassa affluenza. Il problema più grande è la “mancata visibilità dei Comites all’interno delle collettività”.
Comites, ha ribadito, “devono modificare la percezione che di essi hanno gli italiani all’estero. Il Cgie deve affiancare i Comites per mettere da parte tutti i particolarismi e aiutarli ad accreditarsi come interlocutori affidabili per le comunità” sia come protagonisti di “iniziative utili alla difesa degli italiani all’estero” sia come attori capaci di registrare “gli importanti cambiamenti” che vivono le comunità. La riforma di entrambi gli organismi “non è più rinviabile”. D’altra parte c’è anche un ordine del giorno del Senato accolto dal governo, ha ricordato, e “atti di indirizzo che impongono a tutti noi un’idea di riforma, che deve procedere col vostro consenso”. Obiettivo “riformare insieme un percorso che dia più forza ai Comites” nel 2015 “dislocati” sul nuovo assetto della rete consolare. Ad oggi sono 106 e nel 2016 per loro sono stati stanziati 1.467.367 euro, cioè “il 4% in più del 2015”. I contributi, ha spiegato Amendola, sono “uguali all’anno scorso. Ad essi si aggiungono risorse ai Comites più dinamici per i progetti speciali. sappiamo che sono pochi, ma il finanziamento del Maeci non è l’unica fonte di sostentamento; la legge consente ai Comites di acquisire contributi dalle autorità dei paesi di residenza e dai privati, ma anche di organizzare attività” di autofinanziamento ciò “per stimolarli ad ottimizzare la loro gestione e rendere più elevata la loro visibilità nelle comunità”.
Assistenza diretta. “i fondi stanziati sono stati 5.648.945 euro; il 22,55% in più del 2015: possiamo accogliere le richieste dei consolati; i fondi sono ripartiti in base al fabbisogno delle sedi”. Maggiore attenzione, ha spiegato Amendola, è stata dedicata ai Paesi dell’Europa settentrionale che, nonostante una tradizione di ottime politiche di assistenza nell’anno appena passato, per far fronte all’emergenza migratoria, hanno tagliato diritti anche ai cittadini comunitari, e all’America Latina “che è ancora il continente maggiore beneficiario dove inviamo il 68% del totale”.
Assistenza Indiretta. “Agli enti che assistono i connazionali indigenti sono andati 450.052 euro, cioè il 3,5% in meno del 2015; gli enti sono stati 40 (erano 42 nel 2015), il Maeci ha confermato a tutti i contributi del 2015, privilegiati ospedali e case di riposo in paesi con bassa assistenza sanitaria; aumentato il numero degli enti in Europa con contributi anche a Paesi con un solido sistema di sicurezza sociale”.
Enti gestori. “I fondi stanziati sono 9.400.000euro divisi in 97 enti, il 21% in meno del 2015”, cosa che “ha reso necessario rimodulare le richieste di contributo” distribuito in base “alle aree di interesse, alla rilevanza degli enti, alle risorse proprie, alla capacità di autofinanziamento; particolare attenzione alle sedi europee per compensare il taglio dei docenti inviati dall’Italia, come previsto dalla spending review; sono stati, infine, recuperati avanzi di cassa. Sono stati esclusi 33 enti: il Ministro Gentiloni alla Camera – così come altri esponenti del Governo – hanno assunto un impegno formale a ripristinare prima possibile almeno il livello del 2015”. Amendola ha infine citato l’impegno della Farnesina per la “formazione e l’aggiornamento dei docenti locali, sempre più usati” e lo sforzo del Ministero per “mantenere il numero dei dirigenti scolastici”.
A meno di un mese dal referendum del 17 aprile, il sottosegretario ha ricordato il voto all’estero e la novità introdotta dall’Italicum del voto per corrispondenza anche per i temporaneamente all’estero.
Obiettivo della Farnesina, ha aggiunto, “è quello di garantire il mantenimento di efficienti servizi consolari con meno risorse umane e materiali; abbiamo molto investito in tecnologie informatiche; molto ancora bisogna fare e siamo certi che formulerete proposte concrete”.
Ad oggi, la Farnesina ha avviato il “Sistema integrativo consolare in una unica piattaforma, una sorta di sportello unico che ha prodotto uno snellimento amministrativo; sul fronte passaporti, segnalo il successo delle missioni del funzionario itinerante, avviato nel 2010; stiamo lavorando alla estensione ai consoli onorari della facoltà di captare le impronte e i dati sensibili per i passaporti; la sperimentazione è stata positiva a Londra, Madrid e Barcellona ed è stata estesa ad altri 28 consoli onorari individuati dai consolati di prima categoria; sul fronte carte di identità, abbiamo sperimentato a Parigi, Zurigo e Berna il coinvolgimento dei corrispondenti consolari nella consegna della carta identità; cittadinanza: le pratiche di cittadinanza per matrimonio sono gestite dal sistema informatizzato del Viminale”.
Un lungo elenco, quello di Amendola, alla fine del quale il sottosegretario ha ribadito la “iena disponibilità a discutere, emendare o pensare modifiche, temi da aggiungere, senza dimenticare la situazione reale dei connazionali, come in Venezuela. Forte la nostra preoccupazione: c’è penuria anche di medicinali. Il Maeci ha rappresentato la sua forte preoccupazione con le istituzioni e si sta mobilitando per attenuare i gravi disagi dei nostri connazionali. Abbiamo avuto sollecitazioni anche dagli enti locali italiani e da rappresentanti istituzionali: la questione della sicurezza e della protezione sociale è un elemento di importanza primaria per un nostro concreto intervento”, ha assicurato Amendola, prima di annunciare una importante novità. E cioè che “la Farnesina ha dialogato con il Ministero del lavoro per adottare il sistema di cambio Simadi così da adeguare le pensioni dei connazionali in Venezuela”.
Concludendo, Amendola ha ribadito ancora una volta la “viva e calorosa disponibilità nei vostri confronti, mia personale e di tutto il Ministero e della sua struttura di prim’ordine nel sostegno della grande famiglia italiana nel mondo. Siamo consapevoli che il compito è complesso, soprattutto in giornate come quella di oggi, quando la storia ci mette tutti in discussione, le nostre libertà e le nostre sicurezze. Restiamo determinati ad adempiere a tutti i nostri compiti; abbiamo i nostri contributi da proporvi in maniera costruttiva e aperta per essere sempre più vicini a tutti i bisogni, vecchi e nuovi, degli italiani all’estero”. (m.cipolloneaise) 

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