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La visita tanto attesa. Benvenuto al Presidente del Consiglio in Argentina

La comunità italiana in Argentina ha dato il benvenuto a Matteo Renzi. Una visita che attendevano da 18 anni.

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Di Tullio Zembo per “Italiano.it

“Benvenuto in Argentina, signor Presidente del Consiglio. Finalmente! Noi italiani d’Argentina abbiamo atteso per tanto, troppo tempo l’arrivo di un Capo del Governo italiano. Pensi che l’ultimo a venire qui fu Romano Prodi nel 1998, ben 18 anni fa, un’altra epoca; non c’era ancora neppure il voto all’estero. Votammo infatti per la prima volta nel 2006 e fu allora che arrivarono qui i partiti politici italiani, una realtà nuova, poco conosciuta e che non ci appassiona più di tanto. Sappia infatti che non ci interessa se lei sia di destra o di sinistra, ci basta sapere che ha la responsabilità di guidare e rappresentare la nostra Italia.”
No alle divisioni
Invece di dividerci in fazioni partitiche, preferiamo continuare ad unirci, come facciamo da sempre, nelle nostre associazioni, tantissime e di ogni genere: con scopi ricreativi, sociali, culturali, professionali, religiosi. Sono migliaia, le più antiche fondate prima o a ridosso della proclamazione dell’Unità d’Italia. È infatti del 1858 la costituzione dell’«Unione e Benevolenza», del 1861 quella della «Nazionale Italiana». Spesso gli scopi sono mutualistici perché i primi emigrati devono affrontare sfide come far fronte alle necessità assistenziali di ordine sanitario ed economico e lo fanno con spirito di solidarietà. Costruiscono ospedali, scuole, chiese. Tredici immigrati italiani fondarono nel 1884 l’Associazione dei pompieri volontari de La Boca , la prima nel paese con l’obiettivo di servizio alla comunità in generale.
L’influenza ed il peso che hanno avuto gli italiani nel paese si registrano in tutte le discipline e nelle varie espressioni in quanto, senza dubbio, essi hanno impregnato i tratti essenziali e il modo di essere e di sentire locale.
Non abbiamo costruito un Paese ad immagine e somiglianza dell’Italia per poi perderci in divisioni partitiche. Ecco perché gli elettori si affidano al MAIE, Movimento Associativo Italiani all’Estero, che per l’appunto è nato nel mondo dell’associazionismo italo-argentino di cui è l’espressione. In Parlamento ci sono 3 esponenti italo-argentini del MAIE: il Sen. Claudio Zin ed i deputati Ricardo Merlo e Mario Borghese. Anche se non si trovano d’accordo sulla politica del suo governo nei confronti degli italiani all’estero, votano responsabilmente spesso a favore di proposte di leggi governative e sempre a favore delle riforme.
L’Argentina è in gran parte Italia
Signor Presidente, malgrado la brevità della sua permanenza, si renderà conto di quanta Italia ci sia qui. Affermò un grande Presidente argentino: “In Argentina non esiste opera alcuna alla quale un italiano o un discendente non abbia dedicato lavoro e intelligenza”.
Intanto la città in cui ci troviamo in questo momento venne fundata come Nuestra Señora de los Buenos Aires in onore della Madonna di Bonaria venerata a Cagliari.
Italiano era Manuel Belgrano, il creatore della Bandiera dell’Argentina. Sangue italiano scorreva nelle vene di Juan Domingo Peron e di Arturo Frondizi. Fu l’italiano Pascual Contursi che compose “Mi noche triste”, il primo “tango canción” in uno spagnolo pieno di elementi tratti dal “lunfardo” (un argot italo-spagnolo). Sono solo i primi esempi che mi saltano alla mente, ma si potrebbe fare un elenco interminabile.
L’Italcable, da cui Telecom deriva, venne realizzata da un italiano emigrato in Argentina con capitali raccolti fra la comunità italiana in Argentina dalla Camera di Commercio italiana di Buenos Aires nel 1921.
A Buenos Aires ha avuto il suo avvio il gruppo industriale italo-argentino che comprende oltre 100 società che operano in tutto il mondo. Fondato nel 1945 dal milanese Agostino Rocca, emigrato in Argentina dopo la guerra, ha notevoli interessi anche in Italia.
Avrà notato, lei che è fiorentino, quanto marcata sia in questa città l’influenza dell’architettura italiana, specialmente quella del Neorinascimento.
La costruzione dell’Argentina moderna, repubblicana e liberale, è stata possibile nel secolo XIX grazie all’influenza intellettuale dei grandi rappresentanti del pensiero del Risorgimento. Furono infatti gli ideali di Giuseppe Mazzini e dei suoi uomini ad ispirare l’organizzazione nazionale della Repubblica Argentina. Molti intellettuali argentini si sentivano legati al pensiero della Giovine Italia. E molti italiani rifugiati in Argentina sono stati i protagonisti della fondazione dei primi giornali.
Julián Marías, il grande pensatore spagnolo, in visita in Argentina ebbe a dire: “Siete coscienti di vivere nell’unica repubblica italo-argentina del pianeta? È un privilegio che gli altri paesi del mondo non possono non invidiare”.
Siamo a disposizione dell’Italia
Non solo il Presidente dell’Argentina è di origine italiana, ma lo sono anche tanti esponenti importanti di ogni branca della società argentina. Ogni anno il nostro giornale assegna il Premio all’Eccellenza dell’Italianità in Argentina a personalità di origine italiana che si sono particolarmente distinte in questo Paese. Sono politici, banchieri, economisti, medici, sportivi, gastronomi, comunicatori, artisti, scienziati, imprenditori e quant’altro. Vengono a ritirare il riconoscimento con le lacrime agli occhi e, tutti, danno il merito del loro successo ai valori dell’italianità tramandati loro dai genitori. Per noi, signor Presidente, l’Italia non è solo una penisola lontana dove sono nati padri e nonni, ma è anche un sentimento, un sogno, un’ispirazione.
Il nostro attaccamento alla terra dei nostri avi è sempre stato fortissimo. Pensi che più di 25.000 giovani italo-argentini investirono i loro pochi risparmi per tornare in Italia, per combattere nel Regno Esercito la Prima Guerra Mondiale e più di 700 fecero lo stesso nel 1935 in occasione della Guerra d’Etiopia.
Come allora anche oggi siamo a disposizione dell’Italia.
Non abbiamo nulla di particolare da chiederle, signor Presidente del Consiglio. Abbiamo un’Ambasciata e Consolati che funzionano bene e questo è molto importante. Anche se, se voleste aumentare risorse e personale, male non farebbe di certo.
Piuttosto pensiamo di avere molto da dare se solo finalmente ce ne venisse data la possibilità. Sembra un’ovvietà, ma l’Italia è spesso sembrata non percepire quanto utile possa essere una stretta collaborazione fra un Paese ricco di materie prime ed uno povero delle stesse ma con una delle industrie di trasformazione più grandi del mondo.
Una preghiera
L’Argentina ci chiamò perché aveva bisogno del nostro aiuto per popolare i suoi grandi spazi e per costruire un Paese moderno. Siamo stati accolti bene e ci siamo comportati bene. Qui essere italiano, o di origine italiana, è sempre stato un valore aggiunto e per noi un grande motivo d’orgoglio.
Perciò può ben capire, signor Presidente, quanto abbiamo sofferto quando chi governava l’Argentina decise di sfrattare dalla piazza centrale che l’ospitava il monumento a Cristoforo Colombo dal 1910 quando gli emigrati italiani lo donarono alla città di Buenos Aires in segno di riconoscenza in occasione del primo centenario della Rivoluzione di Maggio.
A nulla valsero le nostre proteste e neppure l’intervento, di cui siamo grati, dell’allora Governatore della Città, Mauricio Macri.
Ecco, una cosa l’abbiamo da chiederle, signor Presidente. Domani, quando incontrerà quel Governatore, ora Presidente della Nazione, gli ricordi per favore che ci farebbe cosa molto gradita se trovasse il modo di rimettere al suo posto il simbolo dell’italianità in Argentina.

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