Cultura

Promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, servono maggiori risorse

Aumentare “appena sarà possibile” le risorse per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero. Questo, in estrema sintesi, quanto richiesto dai deputati del Maie, Mario Borghese e Ricardo Merlo, firmatari di una interrogazione ai Ministri dell’istruzione e degli esteri, Giannini e Gentiloni.
Nella lunga premessa, i due deputati eletti in Sud America, ricordano che “l’Italia dispone di un’estesa rete di istituzioni scolastiche all’estero di cui la principale in assoluto è rappresentata dai corsi di lingua e cultura italiana ex articolo 636 del decreto legislativo n.?297 del 1994, i quali raggiungono una vastissima utenza. Questi corsi si sono trasformati nel tempo in un dispositivo primario per la diffusione e promozione della lingua e cultura italiana all’estero, grazie anche alla loro capillare presenza a livello mondiale; la lingua italiana – si sottolinea – rappresenta uno strumento indispensabile di promozione culturale, di società, di mobilità e turismo, nonché volano del settore economico. Reggere un’azione di sostegno dell’insegnamento dell’italiano all’estero diviene lungimirante, per raggiungere quell’azione di promozione prima citata; i corsi di lingua e cultura italiana all’estero sono stati portati avanti, negli ultimi anni, da istituzioni senza fini di lucro, gli “enti gestori”. Ai docenti assunti da questi enti si affiancano docenti di ruolo provenienti dall’Italia. Il controllo è affidato, sotto un’ottica generale, da una parte dalle autorità consolari e dall’altra al dirigente scolastico responsabile per l’area”.
“La collaborazione esplicata tramite gli “enti gestori” – spiegano Merlo e Borghese – prevede in generale la presa in carico totale o parziale degli oneri di docenza, della stessa formazione dei docenti, come anche la fornitura di materiale didattico; trattasi non solo di corsi extrascolastici ma in gran parte inseriti, a vario titolo, nelle scuole locali, grazie a specifiche convenzioni sottoscritte dalla rete diplomatico-consolare con le autorità scolastiche del Paese. Processo messo in atto per facilitare l’inserimento dell’italiano nei diversi sistemi d’istruzione”.
I parlamentari, quindi, ricordano che “una specifica Commissione per la “spending review” ha operato nel 2012 per conto del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ed è entrata nel merito della questione. Questa ha lavorato per un complessivo riordino e per la riqualificazione della spesa, tra cui quella sulla razionalizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero. La Commissione si è avvalsa di elementi informativi sul bilancio della Farnesina sulle sue risorse umane e strutturali, effettuando anche un’analisi comparata rispetto ad altri Paesi europei; i relativi dettami sono stati in gran parte la linea portante della “spending review” effettuato negli ultimi tre anni nel ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; la Commissione nelle sue conclusioni, come obiettivo prioritario e d’applicazione immediata, ha raccomandato: “di ridurre il contingente di docenti di ruolo all’estero, operando una graduale sostituzione con docenti assunti localmente; di dedicare le risorse così liberate all’intensificazione delle politiche linguistico-culturali”. Tutto ciò – si annota – avrebbe sensibilmente ridotto i costi per i trasferimenti e per le indennità di servizio all’estero e avrebbe offerto anche opportunità di lavoro per giovani laureati qualificati, fatta eccezione per i soli dirigenti scolastici, che avrebbero continuato a svolgere un importante ruolo di vigilanza e coordinamento d’area; seguendo le indicazioni in merito alla spending review, si è proceduto ed in maniera accelerata, rispetto ai tempi previsti, ad una progressiva riduzione del contingente scolastico per l’estero e proveniente dall’Italia Piano che, come già stabilito, procederà sino al 2018; purtroppo, si sono assunte iniziative in palese contraddizione con le indicazioni della stessa Commissione della spending review, nella parte riguardante la graduale sostituzione con docenti assunti localmente. I fondi, infatti, per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero, portati avanti dagli “enti gestori”, hanno continuato a subire continui tagli, risultando per alcuni versi i relativi capitoli di bilancio quelli di gran lunga più dissanguati (addirittura, se si considera dal 2008 ad oggi, vi sono stati tagli per oltre il 60 per cento su questi capitoli di spesa)”.
“La situazione – denunciano Borghese e Merlo – ha determinato un arretramento marcato nella diffusione dell’insegnamento della lingua e cultura italiana in molti Paesi. Partendo dal 2012, cioè da quando è stato stilato il rapporto della Commissione, vi è stata una perdita di studenti frequentanti di circa il 30 per cento sul totale. Dalle seguenti cifre, fornite dallo stesso ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il numero degli alunni dei corsi ex articolo 636 del decreto legislativo n.?297 del 1994, risulta il seguente: nell’anno 2012, 315.953; nell’anno 2013, 296.497; nell’anno 2014, 288.141 (cifra che rappresenta l’ultimo dato statistico fornito nel mese di luglio 2015); nel triennio scolastico in questione, quindi, si è avuta una riduzione nel numero degli studenti di ben 27.812 unità, come detto prima, pari a circa il 30 per cento del totale rispetto al 2012/13/14; con la legge di stabilità 2016, che è stata approvata a dicembre 2015, si è attuato un consistente taglio, nella misura di quasi il 30 per cento corsi ex articolo 636 del decreto legislativo n.?297 del 1994; la realtà – secondo i due deputati – mette in luce una situazione del tutto insostenibile, che ha causato un triste e penoso declino dell’insegnamento e promozione della lingua e cultura italiana all’estero. Tutto ciò fa seguito a molte dichiarazioni da parte di importanti esponenti di Governo, che invece considerano l’insegnamento della lingua all’estero una risorsa d’indotto molto importante per l’Italia, un investimento economico strategico; i tagli attuati della legge di stabilità 2016, rimarcano e aggravano quella già citata palese contraddizione. Mortificano ulteriormente tantissimi cittadini italiani residenti all’estero di nuova emigrazione, ai quali si aggiungono moltissimi discendenti italiani, veri protagonisti della stessa”.
Alla luce di tali considerazioni, Borghese e Merlo chiedono di sapere “quali iniziative intendano adottare in futuro al fine di poter aumentare, appena sarà possibile, la dotazione dei capitoli di spesa relativi alla promozione della lingua e cultura italiana all’estero, rimodulando, i finanziamenti al fine di minimizzare le criticità emerse negli ultimi tempi nel rispetto delle chiare indicazioni date nel 2012 dalla Commissione per la spending review, con riferimento a una graduale sostituzione delle cattedre scoperte, con docenti assunti in loco”. (aise) 

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