“Senza arte non varrebbe la pena vivere”: Alessandra Vinotto si racconta

Alessandra Vinotto con le braccia aperte davanti a una sua opera durante un’esposizione artistica

Alessandra Vinotto è nata a Genova in una famiglia ‘storicamente’ genovese ma da padre piemontese, vive fra le montagne del Piemonte in inverno e tra la Lunigiana e le coste del Mar Ligure nella stagione calda. Dopo il Liceo Artistico si laurea in Lettere, continuando a coltivare le proprie passioni, fra le quali lo studio dell’inglese, della nautica e il titolo di Sommelier. Allieva di Maurizio Galimberti, Giuliana Traverso, Michele Saponaro e Vasco Ascolini, ha insegnato fotografia e ripresa video in 3D allo IED di Milano e alla SDAC di Genova. Numerosi i premi conseguiti a Hollywood e in giro per l’Europa, e le partecipazioni e le docenze a Festival internazionali (Capalbio, Barcellona, Praga, Liegi). L’intervista, realizzata da Luisa Pavesio, offre uno sguardo intimo e approfondito sul percorso dell’artista.

Non posso pensare a un mondo privo di arte, musica e poesia che per me rappresentano tutte forme di libertà senza le quali non varrebbe la pena vivere. Credo fermamente nella pace senza riserve, e l’amore è l’autentico motore della mia esistenza. The last but not the least, sono una buongustaia nomade innamorata della bellezza e non potrei stare senza creare neppure un giorno.

Alessandra Vinotto

Alessandra Vinotto, artista visuale, regista, fotografa, art-director, poetessa e quant’altro… Come concilii la tua poliedricità con l’impegno necessario ad affrontare ognuno di questi settori artistici? Esiste un ordine di priorità temporale di queste attività o le hai portate avanti contemporaneamente sin dai tuoi inizi?

Ho iniziato a lavorare come fotografa di teatro e di reportage turistico, pubblicando su riviste specializzate. La direzione artistica è arrivata nel 2006, e a ruota arrivò anche la regia, che mi ha dato grandi soddisfazioni soprattutto negli USA, dove sono stata più volte premiata a Hollywood e selezionata per importanti festival cinematografici in 3D stereoscopico.

Ho amato molto anche gli anni in cui insegnavo ritratto fotografico alla SDAC di Genova e tenevo workshop di ripresa video in 3D allo IED di Milano: ma ultimamente mi sono focalizzata su progetti artistici multimediali, che coinvolgono le diverse discipline artistiche.


Opera “Unconsciousness Quarantine” di Alessandra Vinotto con albero centrale e composizione fotografica surrealistaLa tua formazione. Dove hai studiato e dove hai avuto successivamente modo di perfezionarti?

I miei familiari narrano unanimi che sin da piccola amassi molto l’Arte in tutte le sue forme, ed esperimentassi già ogni mezzo espressivo. Inevitabilmente scelsi il Liceo Artistico, dove iniziai a muovere i primi passi in camera oscura.

Successivamente mi sono laureata in lettere moderne magna cum laude con una tesi sulla critica teatrale, frequentando corsi con Maurizio Galimberti, Giovanni Cabassi, Giuliana Traverso e Vasco Ascolini (the last but not the least!).

Ma il mio vero segreto è sempre stato partecipare costantemente a rassegne d’arte, festival, fiere e mostre, osservando il lavoro dei grandi maestri e non smettere mai di studiare, per far evolvere continuamente la mia creatività.


Vinotto regista. Ricordo che nel 2011 con Francesco Rotunno avevi ottenuto il primo premio al 3D Film Festival Hollywood. Come era nato quel progetto? E successivamente ce ne sono stati altri simili?

Hai un’ottima memoria! Il progetto era scaturito da una serie di videoclip per band musicali che volevano proporsi a MTV con video innovativi e, con la nascita del film AVATAR, abbiamo pensato: “Perché non giriamo pure noi in 3D stereoscopico?”.

Per alcuni anni ho lavorato in questa tecnica, ricevendo premi a Hollywood e in Europa e partecipando a Festival internazionali come Capalbio, Barcellona, Praga e Liegi, fino alla selezione al Sundance Film Festival.


La poesia. Quando e come è nata la tua passione…?

Tocchi un pilastro portante della mia vita. La poesia ha cullato la mia esistenza sin da bambina. Leggo autori come Ungaretti, Shakespeare, Montale, Borges, Rimbaud, Lorca, Merini, Majakovskij e molti altri.

Nel 2015 è nato il mio primo libro fotopoetico, “Poesie dalle Terre di Mezzo”, seguito da “Per Mare” e da diverse sillogi poetiche. Collaboro con il movimento del Realismo Terminale di Guido Oldani.

L’ispirazione? La vita, sempre.


Come versatile artista… quali esperienze ricordi con maggior piacere?

Indimenticabili la Biennale di Venezia 2024 con “Ulysses and the sirens’ scream” e il progetto “Logos” al Festival della Scienza di Genova. Molto emozionante anche il Metropolitan Museum (MET) di New York.

Nel 2026 sarò al MoMA di New York: lo attendo con trepidazione. Tra gli altri momenti: Asti Teatro, lo spettacolo “Dalla parte delle Cattive” e il monologo “Oceani di bolle” agli Oscar della nautica.


Ti conosco come un’anima inquieta… Evoluzione o involuzione?

Per me ogni esperienza diventa crescita interiore. Durante la pandemia ho creato “Unconsciousness Quarantine”, un progetto su arte, solitudine e inconscio, poi esposto ad Amsterdam, in Piemonte e a Palazzo Ducale di Genova. La risposta è una sola: evoluzione, sempre e comunque.


Ti lascio parlare a ruota libera dei tuoi prossimi progetti…

Sto lavorando a una mostra personale a Napoli. In arrivo un nuovo libro fotopoetico e a Milano la presentazione dell’opera “Strappi”, realizzata con Cinzia Mela. Sono sempre in divenire… e una pessima archivista!

Grazie della vostra attenzione, spero di avervi presto ospiti di qualche mio evento artistico!

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