Intervista con Umberto Vattani: un diplomatico con la vocazione dell’arte

Umberto Vattani parla durante un intervento, gesticolando con le mani e mostrando espressività mentre si trova dietro un leggio con microfono

Pubblicata originariamente su L’ECO, questa intervista con Umberto Vattani non intende tracciare un semplice profilo biografico, ma piuttosto esplorare la dimensione culturale di un uomo che ha attraversato la diplomazia e le istituzioni italiane con uno sguardo attento all’arte e alla bellezza.

La conversazione, condotta da Luisa Pavesio, ci accompagna dentro una visione alta della cultura come veicolo di dialogo e di pace, capace di illuminare anche gli spazi più austeri del potere.

Ripubblichiamo qui l’intervista integrale, per gentile concessione di L’ECO, con l’invito a leggere anche la pubblicazione originale: L’ECO


Questa intervista non sarà il ritratto di un personaggio, gli incarichi che ha rivestito parlano per la sua vita istituzionale. Due volte Segretario Generale della Farnesina, oggi vuole essere citato in primo luogo per il suo impegno come Presidente della VIU (Venice International University).

Ma l’amore alla cultura, e soprattutto all’arte, ha attraversato la sua intera vita. E su questo aspetto mi soffermerò, perchè lì è individuabile la misura dell’uomo.


Diplomazia e politica sono stati i campi in cui hai esplicato i tuoi talenti. La cultura invece è stata il fil rouge sotteso alla tua vita professionale. Perciò mi viene in mente l’espressione “diplomazia culturale”…

Vorrei chiarire in primo luogo cosa si intende per diplomazia. È l’arte del negoziato, che consente di difendere al meglio gli interessi di un Paese attenuando i conflitti. E per raggiungere questi obiettivi, il diplomatico si serve di vari strumenti, individuando anche un terreno comune per le trattative. Se fallisce la diplomazia, diceva von Clausewitz, diventa inevitabile la guerra, ovvero la “continuazione della politica con altri mezzi”. E i negoziati sono tanto più efficaci quando siano sostenuti dal peso degli eserciti, basti ricordare Stalin quando chiedeva quante divisioni avesse il Papa… A parte il ruolo dell’economia, ovviamente. Quindi il dialogo diplomatico si basa anche sui numeri.

In questo quadro anche la cultura, che rappresenta valori spirituali ben superiori al peso delle armi, può essere interpretata come uno strumento utile all’attenuazione dei conflitti.

A me però non piace utilizzare l’espressione “diplomazia culturale”, che non mi appare come una gran novità. Era quello che facevo, solo per fare un esempio, nel lontano 1986, quando, in occasione di una visita del nostro Presidente a Londra, proposi la creazione di una fontana nei pressi dell’Ambasciata italiana, una fontana con una Nereide opera di Emilio Greco. A Londra esistono due Sindaci, quello della City e quello di Westminster, e la nostra iniziativa riguardava il secondo. Avemmo molto successo, e anni dopo fui nominato membro della “Fountain Society” presieduta dall’allora Principe Carlo, attuale Re d’Inghilterra.

Anche quando consigliai all’allora Presidente Cossiga di rendere omaggio alla Famiglia Reale inglese, anziché con il classico dono di argenteria, con un cesto in bronzo opera di Giacomo Manzù, ispirata a Caravaggio, facevo in fondo diplomazia culturale..Se così vogliamo chiamarla.

Comunque io sono partito da una mia convinzione di sempre, ovvero che la cultura italiana, valore riconosciuto che ci rende diversi da tutti gli altri, sia il veicolo migliore per intavolare qualunque tipo di trattativa.

Credo che la tua più grande realizzazione rimarrà la collezione della Farnesina. Così tante opere dei più grandi Artisti contemporanei italiani che, grazie alla tua idea, hanno trovato nel Palazzo del Ministero Affari Esteri una prestigiosa vetrina…

Sì, sono partito dalla constatazione che dell’Italia era noto il luminoso passato, ma non altrettanto valeva per il presente. E non era giusto, perchè il nostro ‘900 ha avuto grandissimi nomi e movimenti, a partire da quel Futurismo che ha fatto scuola nel mondo. Tuttavia il progetto della collezione Farnesina è scaturito anche da un’altra considerazione, ovvero di quanto fosse triste e grigio il Palazzo dove il nostro Ministero era approdato nel 1960 con Fanfani.

Dove era ospitato prima?

A Palazzo Chigi, anche se nel 1950 era stato già deciso di collocare il Ministero Affari Esteri dove si trova oggi. Al mio rientro dalla Germania, proprio non riuscivo a farmi piacere la Farnesina, mi pareva quasi che facesse le ragnatele…Quei lunghi corridoi con le passatoie, i finestroni, il grigiore…Un luogo dove le linee architettoniche sovrastavano ogni cosa.

Architettura fascista…

Certo il Palazzo fu costruito fra il 1939 e il 1943, e le sue linee appartengono all’epoca. Ma l’opera fu completata solo nel 1959, venendo a costituire un ponte fra il periodo fascista e la nostra epoca. Comunque, tornando alla tristezza del luogo, parlai a Dini della mia idea di ospitare nelle sale, anzi nell’intero ‘edificio, opere dei migliori Artisti italiani, molti dei quali avevo accolto all’estero, mentre con altri mi ero incontrato casualmente, come con Dorazio, conosciuto negli anni ’60 durante un soggiorno americano con una borsa di studio Fullbright. Dovendo giustificare l’intervento anche dal punto istituzionale e giuridico, presi spunto dall’ art. 9 della Costituzione italiana, dove si dice che la Repubblica “promuove lo sviluppo della cultura”. Alla collezione aderirono praticamente tutti i più grandi, da Consagra a Carla Accardi, da Fontana a Sanfilippo fino a Achille Perilli. In pratica, tutti quelli storicizzati, cito ancora solo Merz, Clemente e Burri. La formula era innovativa, perchè si trattava di un comodato a puro scopo espositivo. Il contratto aveva una durata, ma vari Artisti come Consagra o Fontana preferirono lasciare le proprie opere in esposizione al Ministero. Oggi in esposizione abbiamo ben 760 opere, e la collezione è meta di molte visite che si possono effettuare su domanda ogni venerdì.

Vi abbiamo proposto la prima parte dell’intervista realizzata da Luisa Pavesio. La seconda parte seguirà presto, con ulteriori approfondimenti sul rapporto dell’ospite con l’arte, la cultura e i progetti futuri.

Scopri di più da L'altraitalia

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere