Una lettera per Gaza: parole, ma dov’è l’azione?

Il 21 luglio 2025, un gruppo di Paesi – tra cui l’Italia e la Svizzera – ha firmato una dichiarazione congiunta per chiedere il cessate il fuoco immediato a Gaza. Parole forti, che denunciano la catastrofe umanitaria in corso, le violazioni del diritto internazionale, le responsabilità di Israele e di Hamas. Eppure, resta la sensazione che non sia abbastanza.

A cosa serve una lettera come questa, se non è accompagnata da misure concrete? Si chiede la fine della guerra, ma non si esercita alcuna vera pressione politica, economica o diplomatica. Si condanna, ma non si agisce. Intanto, ogni giorno, a Gaza si continua a morire.

Per questo, più che una presa di posizione, questa dichiarazione rischia di sembrare un gesto simbolico, utile forse a chi la firma, meno a chi soffre sotto le bombe.

Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale della lettera. Perché chi legge possa giudicare da sé.

La Redazione

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della dichiarazione firmata il 21 luglio 2025. Chi ci legge potrà giudicare da sé:

Dichiarazione dei Ministri degli AƯari Esteri (21 luglio 2025)

Noi, i firmatari elencati di seguito, ci uniamo per trasmettere un messaggio semplice e urgente: la guerra a Gaza deve finire ora.
La sofferenza dei civili a Gaza ha raggiunto livelli insostenibili. Il modello adottato dal governo israeliano per la distribuzione degli aiuti è pericoloso, alimenta l’instabilità e priva i cittadini di Gaza della loro dignità umana.

Condanniamo il rilascio a rilento degli aiuti umanitari e l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, mentre cercano di soddisfare i propri bisogni essenziali di acqua e cibo. È agghiacciante che oltre 800 palestinesi siano stati uccisi mentre tentavano di accedere agli aiuti. Il rifiuto da parte del Governo israeliano di fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile è inaccettabile. Israele deve adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale.

Gli ostaggi trattenuti crudelmente da Hamas dal 7 ottobre 2023 continuano a subire terribili sofferenze. Condanniamo la loro detenzione prolungata e chiediamo il loro rilascio immediato e incondizionato. Un cessate il fuoco negoziato rappresenta la migliore speranza per riportarli a casa e porre fine all’angoscia delle loro famiglie.

Invitiamo il governo israeliano a revocare immediatamente le restrizioni al flusso degli aiuti e a consentire con urgenza alle Nazioni Unite e alle ONG umanitarie di svolgere il proprio lavoro salvavita in sicurezza ed fficacia.

Chiediamo a tutte le parti di proteggere i civili e di rispettare pienamente gli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale. Le proposte di trasferire la popolazione palestinese in una “città umanitaria” sono del tutto inaccettabili. Lo sfollamento forzato permanente costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale.

Ci opponiamo fermamente a qualsiasi misura che implichi un cambiamento territoriale o demografico nei Territori palestinesi occupati. Il piano di insediamento E1 annunciato dall’Amministrazione Civile israeliana, se attuato, dividerebbe in due il futuro Stato palestinese, costituendo una palese violazione del diritto internazionale e compromettendo gravemente la soluzione dei due Stati. Nel frattempo, la costruzione di nuovi insediamenti in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, ha subito un’accelerazione, mentre le violenze da parte dei coloni nei confronti dei palestinesi sono aumentate drasticamente.

Tutto ciò deve cessare.

Esortiamo le parti e la comunità internazionale a unirsi in uno sforzo comune per porre fine a questo terribile conflitto, attraverso un cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente. Ulteriori spargimenti di sangue non servono a nulla. Ribadiamo il nostro pieno sostegno agli sforzi di Stati Uniti, Qatar ed Egitto per raggiungere questo obiettivo.

Siamo pronti ad adottare ulteriori misure a sostegno di un cessate il fuoco immediato e di un percorso politico che garantisca sicurezza e pace per israeliani, palestinesi e l’intera regione.

La presente dichiarazione è stata firmata da:

i Ministri degli Esteri di Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera; dal Commissario europeo per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi.

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