L’America crede davvero ancora in Trump?

Mentre il Paese si prepara alle elezioni del 2026, l’ex presidente resta una figura centrale e divisiva. Ma quanto è ancora forte il suo consenso? Nel cuore di un’America sempre più polarizzata, la figura di Donald J. Trump continua a dividere, mobilitare e infiammare il dibattito pubblico. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2026, la domanda è tanto semplice quanto complessa: gli Stati Uniti credono ancora in Trump?

Approvazione in calo, ma con basi solide

I sondaggi parlano chiaro: a livello nazionale, il presidente mantiene un tasso di approvazione che oscilla tra il 40 e il 48%, mentre la disapprovazione supera spesso il 50%. Nonostante ciò, la sua influenza nel Partito Repubblicano resta intatta, con oltre il 90% dei repubblicani che continuano a sostenerlo senza esitazione.

La sua forza non è tanto nella popolarità trasversale, quanto nella capacità di mobilitare una base elettorale fedelissima, che lo considera non solo un leader politico, ma una figura quasi identitaria, simbolo di resistenza contro le élite e il “sistema di Washington”.

Un Paese diviso

Tra gli indipendenti, il consenso cala: meno del 40% lo approva, e molti manifestano preoccupazioni legate alle sue posizioni su economia, giustizia e trasparenza. I democratici, come prevedibile, restano quasi unanimemente contrari.

Le fratture generazionali e culturali giocano un ruolo importante. I giovani conservatori, sebbene ancora legati al movimento MAGA, iniziano a esprimere dubbi, soprattutto dopo vicende spinose come il caso Epstein, che ha scosso anche ambienti tradizionalmente trumpiani.

I temi chiave

Trump continua a puntare forte sull’immigrazione, tema su cui registra ancora ampi consensi. Al contrario, sull’economia il suo indice di gradimento è più debole: solo il 37–44% degli americani approva la sua gestione dei temi economici. Le politiche tariffarie, inoltre, non convincono una parte dell’elettorato moderato, preoccupata per l’impatto su inflazione e commercio internazionale.

Uno scenario aperto

Trump non è solo una figura politica: è un catalizzatore. Dove passa, divide. Per alcuni è il salvatore dell’America profonda, per altri una minaccia alla democrazia. Eppure, nel mosaico variegato degli Stati Uniti, 27 stati su 50 mostrano oggi un’opinione favorevole al suo ritorno sulla scena.

La sfida per lui sarà riconquistare il centro: gli elettori moderati, urbani e indipendenti. La sfida per l’America, invece, sarà capire se può guardare al futuro senza tornare indietro.

Leonardo Nastasi

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