L’Italia è un paese di primati e, tra questi, ce n’è uno che forse non ti aspetti: ha l’alfabeto più corto del mondo (o quasi)! Già, l’italiano si accontenta di soli 21 caratteri, lasciando fuori sei lettere (J, K, W, X, Y) che, pur essendo simpatiche e internazionali, da noi sono considerate ospiti a tempo determinato.
Ma attenzione, perché l’italiano ha il fiato sul collo: l’ebraico, con 22 lettere, e l’arabo, che di lettere ne ha 28 ed è, come l’alfabeto ebraico, senza vocali.
Se pensavi che il nostro fosse il linguaggio più minimalista di tutti, sappi che c’è un piccolo idioma in Papua Nuova Guinea, il rotokas, che ha deciso di battere ogni record: 12 lettere e via, meno è meglio!
Quando le lettere abbondano… e abbondano… e abbondano
Gli spagnoli hanno allungato l’alfabeto a 27 lettere (forse per farci un dispetto), mentre inglesi, francesi e tedeschi ne usano 26. Ma se vogliamo davvero giocare a chi ha più caratteri, preparati a restare a bocca aperta:
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Giapponese: 46 caratteri per ognuno dei suoi due sistemi di scrittura (hiragana e katakana), che convivono felici con gli ideogrammi.
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Russo: 33 lettere. Un alfabeto bello tosto, come la sua vodka.
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Khmer (Cambogia): 74 caratteri. Decisamente un overachiever.
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Hindi: 50 lettere, perché se devi esprimerti in una lingua parlata da 600 milioni di persone, meglio avere scelte!
E poi c’è la Cina. E qui si complicano le cose…
Ma come fanno i cinesi?
I cinesi, notoriamente gente pratica, hanno rinunciato alle lettere e hanno optato per ideogrammi. Sì, quei simboli misteriosi che sembrano opere d’arte più che parole. E come diavolo cercano un nome sull’elenco telefonico?
Ecco il trucco: usano il pinyin, un sistema che “traduce” gli ideogrammi in lettere latine basandosi sulla pronuncia. Tipo una versione orientale del karaoke, ma molto più utile.
E se già ti gira la testa pensando a questo meccanismo, immagina come possa essere il braille cinese… roba da far perdere la vista prima ancora di iniziare a leggerlo!


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