Tra affetti, difficoltà economiche e possibili soluzioni per l’assistenza
È accaduto in passato ed ancora oggi accade che vi siano degli emigrati italiani in Svizzera, di prima generazione, i quali decidono di rimpatriare al momento del pensionamento di vecchiaia specie se ancora in buona salute. Questo avviene anche quando la propria prole – nata o cresciuta in questo Paese – si sia integrata benissimo ed abbia costruito, a sua volta, una famiglia in Svizzera.
Spesso questo avviene anche quando le figlie, o i figli, non sono assolutamente d’accordo con questa loro scelta di tornarsene in Italia. In questa testarda decisione gioca, ovviamente, un ruolo importante il fatto che per quasi tutti gli italiani – in particolare quelli in Svizzera – l’emigrazione è sempre stata ritenuta una fase temporanea della loro vita, prova ne sia che i loro risparmi sono quasi sempre stati investiti nell’acquisto di una abitazione/casa in Italia. In secondo luogo, a sostegno della decisione di rimpatriare, vi è il vantaggio finanziario che si ha dal vivere in Italia con la rendita dell’AVS (ed eventualmente anche del Secondo Pilastro) rispetto alla Svizzera.
Il problema, tuttavia, in questi casi di rimpatrio dopo il pensionamento, prima o poi, si presenterà e sarà quando questi ex emigrati invecchieranno ancor di più e gli acciacchi fisici cominceranno a farsi sentire fino a far perdere loro l’autonomia nel far fronte ai propri bisogni quotidiani. Oppure quando uno dei due coniugi verrà a mancare (evento ineludibile) ed il superstite, con i problemi di salute legati all’anzianità cominciano a rendere impossibile il proseguimento della vita in solitudine.
Di queste situazioni ne abbiamo già trattato in passato in questa rubrica ed ora una analoga vicenda si ripresenta per Adelina – una nostra lettrice di Sciaffusa – i cui genitori erano pure emigrati in Svizzera e che, dopo il pensionamento, anche loro avevano deciso di rimpatriare pur consapevoli di lasciare i loro familiari in questo Paese e di ritrovarsi senza parenti stretti nel loro villaggio sulle montagne del Friuli.
Adesso – dopo oltre venti anni dal rimpatrio – la madre di Adelina è rimasta vedova e non può – a causa della sua età (87 anni) e del suo precario stato di salute – vivere da sola in casa per cui, per la nostra lettrice di Sciaffusa, si pone di dover prendere una decisione tra diverse opzioni: la prima, sarebbe ovviamente quella di riportare la madre in Svizzera per tenerla in casa con sé; la seconda, è quella di metterle in casa – in Friuli – una badante fissa che viva con lei, con una supplente che la sostituisca nei suoi giorni liberi e di ferie; la terza ed ultima opzione è invece quella di farla ospitare in una struttura per anziani.
Per Adelina, scartata la prima opzione per l’opposizione di sua madre al solo pensiero di tornare in Svizzera e, soprattutto, per lo spazio limitato del suo appartamento ma anche perché lei lavora tutto il giorno e non potrebbe lasciar sola in casa sua madre. Restano, quindi, per Adelina le altre due opzioni che, purtroppo, hanno dei costi mensili non sostenibili per sua madre e, da parte di Adelina – con il suo stipendio – è impossibile assumersi una parte dei costi. Morale, Adelina ci domanda quale soluzione ci potrebbe essere in Italia per risolvere questo problema di carattere finanziario di una persona anziana che si trovi nelle condizioni di sua madre.
Innanzitutto suggeriamo a Adelina di rivolgersi ad un ufficio di patronato, presente nel Comune in cui risiede la madre, affinché le inoltri all’INPS la domanda “di indennità di accompagnamento” i cui requisiti sono, tuttavia, i seguenti:
Qualora tale domanda le venisse accolta, sua madre potrebbe così contare su una indennità mensile di 542 euro (anno 2025) che, unitamente alla rendita svizzera, dovrebbe consentirle di far fronte ai costi ai quali andrebbe incontro. Se così non fosse, e sua madre fosse proprietaria (come presumo) dell’abitazione in cui risiede, non resterebbe altro che affittarla o metterla in vendita per recuperare ulteriori risorse finanziarie e non aver problemi a sostenere i costi della retta di una struttura per anziani.
Di Dino Nardi



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