Oggi prende il via la Sessione speciale del Consiglio nazionale, in programma fino a mercoledì 17 aprile, dedicata al dibattito su un considerevole numero di atti parlamentari. Il tema principale in discussione è la legge federale sull’imposizione del telelavoro internazionale, approvata dal Consiglio federale all’inizio di marzo.
L’obiettivo è garantire che il telelavoro dei frontalieri possa continuare ad essere tassato in Svizzera, seguendo le soluzioni già concordate con la Francia e l’Italia. La pandemia ha portato a un forte aumento del telelavoro in Svizzera, una tendenza che l’esecutivo ritiene avrà un impatto duraturo sul mondo del lavoro, incluso per i frontalieri. Tuttavia, il lavoro da casa dei frontalieri si scontra con le normative fiscali esistenti.
Le convenzioni per evitare le doppie imposizioni stabiliscono che l’attività lavorativa dipendente deve essere tassata nel Paese in cui è stata svolta fisicamente. Con il telelavoro, tuttavia, la competenza fiscale verrebbe trasferita al Paese di residenza dell’impiegato anziché a quello dove ha sede il datore di lavoro. Per risolvere questa complicazione, la Svizzera ha negoziato accordi con l’Italia e la Francia. Grazie a tali accordi, il telelavoro di un frontaliere può essere tassato in Svizzera fino a determinati limiti (fino al 25% del tempo di lavoro annuale in Italia, fino al 40% in Francia). La nuova normativa federale permetterà di istituire le basi legali a livello nazionale per queste disposizioni.
La commissione preparatoria del Consiglio nazionale ha approvato il progetto all’unanimità, riconoscendo l’incremento evidente del telelavoro, soprattutto nel settore terziario, che richiede una regolamentazione chiara. La commissione si discosta dal progetto del governo solo per quanto riguarda l’imposizione dei marittimi, proponendo di mantenere il diritto attuale.


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