Italiani nel mondo

Precisazioni del MAECI sul voto all’estero

Sembra diventato uno sport nazionale: parliamo dell’attacco al voto all’estero a ridosso di questo referendum costituzionale che assume sulla stampa nazionale e sui social network accenti sempre più accesi.

La legge è sempre la stessa dal 2001, viene usata dal 2006, dunque da 10 anni, ma a quanto pare solo ora è diventata pericolosissima per la tenuta del sistema elettorale italiano.

Complici i social network, la platea di chi può lanciare strali contro i connazionali si allarga sempre di più. Oggi – giorno da cui è possibile richiedere il duplicato ai consolati se non si è ricevuto il plico a casa – all’onore della cronaca l’argomento “doppio voto”, che è ovviamente vietato, come sa la maggior parte degli italiani, anche all’estero, ma per questi ultimi, a quanto pare, pesa una sorta di presunzione di colpevolezza: il loro voto non è segreto, non è personale e, se possono, fanno di tutto per votare più volte.

E così, eccoci all’ennesima nota di precisazioni della Farnesina che torna ad elencare articoli e commi per ribadire che “un eventuale tentativo di doppio voto sarebbe immediatamente identificabile in sede di scrutinio e conseguentemente annullato, poiché il codice elettore apparirebbe due volte”.

La stessa Legge 459/2001, ricorda la nota, “prevede tale eventualità e dispone al riguardo, all’articolo 14, comma 3, lettera c: “Tutti gli elettori sono informati del divieto del doppio voto, con apposito avviso contenuto nel foglio informativo inserito nel plico elettorale. Gli uffici consolari sono stati allertati che per ogni caso di doppia spedizione che venga segnalato, dovranno reiterare agli interessati l’ammonizione di legge e fornire un prepagato per la restituzione del plico duplicato”.

Quanto all’indirizzario del Viminale – dato ad alcuni negato al altri – il Ministero ricorda che “l’art. 5 del D.P.R. n. 104/2003 (Regolamento di attuazione della L. 459/2001) prevede la comunicazione e la diffusione dei dati degli elettori unicamente per finalità politico-elettorali. Gli elenchi “ostensibili” sono univoci, sicché i comitati referendari possiedono gli stessi indirizzi posseduti dagli uffici consolari”.

Quanto alle notizie su presunto materiale elettorale dentro ai plichi, il Ministero “esclude categoricamente la possibilità che materiale propagandistico possa essere stato immesso nei plichi elettorali”.

E ancora: “la scheda referendaria contenuta nel plico elettorale NON deve essere né firmata né timbrata dal Consolato. Come stabilito dall’articolo 14 della L. 459/2001, nell’apposito spazio sul retro della scheda deve essere apposto il “bollo di sezione” da parte del Vicepresidente del seggio, in sede di scrutinio”.
Infine, la Farnesina ricorda che “l’elettore che riceve il plico è tenuto ad esprimere personalmente il voto, come specificato nel foglio informativo contenuto nel plico elettorale. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, nonché gli uffici consolari all’estero, hanno il dovere di segnalare ogni notizia di reato elettorale giunta a loro conoscenza”.

(aise) 

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