Italiani nel mondo

Qualche commento di Maria Iacuzio sul referendum

Al referendum svoltosi il 17 aprile sulle Trivelle hanno partecipato, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, 779.848 connazionali pari al 19,73 % del totale – 3.951.455 – degli italiani all’estero. I sì sono stati 511.846 (73,18 %), i no hanno invece raggiunto quota 187.635 (26,82 %). Le schede nulle sono state 66.000.
La percentuale più alta di affluenza al voto si è avuta nella ripartizione America Meridionale con il 21,56%, seguita da quella europea con 19,30 %. Percentuali più basse si sono registrate nella ripartizione America Settentrionale e Centrale con il 17,83% ed infine la ripartizione Asia, Africa ed Oceania con il 16,48% degli aventi diritto.
Analizzando il dato europeo, da dove vi scriviamo, se si considerano le 5 nazioni con il più alto numero d’italiani residenti: Germania; Svizzera; Gran Bretagna; Belgio e Francia, risulta che: la Svizzera con il 24% dei votanti si pone in testa al di sopra della media del 19,73%, con la Gran Bretagna al 20,88%. Al di sotto della media, la Francia con il 19,53%, la Germania con 16,07% ed in ultimo il Belgio con 11,18%.
Va qui precisato che storicamente la partecipazione al voto all’estero è molto più bassa che in Italia. Basti considerare che alle ultime elezioni europee del 2014, l’affluenza degli italiani all’estero al voto (nei paesi UE) è stata addirittura del 5,92%.
Trattasi di un’affluenza storicamente bassa, rispetto lo standard italiano, ma consolidata intorno al 20% circa. Da un’analisi comparata, infatti, con i dati dei passati referendum in cui si è votato all’estero, è rimasta pressapoco stabile – appunto sul 20%.
Il referendum del 2001 ha avuto il 23,08% d’affluenza e quello del 2009 il 20,75%. Si evince che non c’è stata affatto, in media, un’astensione di rilievo al voto rispetto al passato.
Aver chiesto l’astensione al voto per questo referendum, come per qualsiasi altra competizione elettorale è per noi in Gran Bretagna considerato un grosso errore perchè diseducativo alla democrazia – indipendentemente dalle giuste ragioni del no o del sì.
Potrebbe significare che domani qualsiasi altro soggetto politico possa invocare l’astensione su di un altro referendum, per le consultazioni politiche o altro. Ne viene intaccato, seppur indirettamente ed in un caso circoscritto, il principio stesso della partecipazione al voto e dell’espressione democratica.
In Gran Bretagna mai ci si sarebbe sognati che il primo ministro, nei suoi molti errori e nelle sue certezze, possa aver auspicato una diserzione al voto per il referendum sull’indipendenza della Scozia o su quello della Brexit. Referendum su cui ci si è giocato o ci si giocherà la permanenza al governo. È vero, qui, non trattasi di referendum con quorum, ma il principio non cambia e vale per tutte le forze politiche democratiche. Secondo noi ci sono cose che, anche se non piacciono o possono essere sbagliate, vanno democraticamente affrontate con il voto e la partecipazione ad esso, perché in gioco vi è proprio quel principio di democrazia, che va ben oltre singola ‘Trivella’. (maria iacuzio*aise)
* Fondatrice IBA, Vice Presidente Comites Londra 

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