Un episodio insolito e spiacevole ha coinvolto nei giorni scorsi la compagnia aerea Swiss International Air Lines: più di cento passeggeri sono stati lasciati a terra a Bruxelles, mentre il volo diretto a Zurigo è decollato completamente vuoto.
Il motivo: un cyberattacco
Alla base del disservizio c’è stato un attacco informatico al fornitore di servizi Collins Aerospace, che gestisce parte dei sistemi informatici collegati al check-in e alle procedure aeroportuali. L’interruzione ha mandato in tilt le operazioni di imbarco, non solo a Bruxelles ma anche in altri scali europei, tra cui Berlino e Londra-Heathrow.
Si tratta di una situazione che non ha precedenti recenti per Swiss e che evidenzia la vulnerabilità crescente del settore aereo di fronte agli attacchi cyber.
Non è un caso isolato
Quello di Bruxelles non è stato l’unico episodio: appena il giorno precedente, altri 115 passeggeri erano rimasti bloccati a terra a causa delle stesse difficoltà tecniche.
Swiss ha dichiarato di essere al lavoro per riportare alla normalità le operazioni e di voler riproteggere i passeggeri colpiti, cercando voli alternativi per garantire loro il rientro.
E ora?
Al momento la compagnia non ha diffuso dettagli su eventuali compensazioni economiche per i viaggiatori coinvolti. Tuttavia, trattandosi di voli operati da una compagnia europea, si applica il Regolamento UE 261/2004, che prevede rimborsi o indennizzi in caso di cancellazioni e disservizi, salvo cause di forza maggiore.
Resta aperto dunque il dibattito: un attacco informatico di questo tipo può essere considerato “forza maggiore” o un problema di sicurezza interna gestibile dalle compagnie?


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