Il 3 maggio scorso, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, l’organizzazione Reporters Sans Frontières (RSF) ha pubblicato l’edizione 2025 del World Press Freedom Index, l’indice che misura lo stato della libertà di stampa in 180 Paesi.
La fotografia scattata è tutt’altro che rassicurante: il panorama globale registra un nuovo peggioramento, con 160 Paesi che faticano – o non riescono affatto – a garantire la stabilità economica delle proprie testate giornalistiche. Un contesto in cui anche i grandi Stati vedono arretrare la loro posizione, mentre la Norvegia si conferma al primo posto per il nono anno consecutivo, migliorando ulteriormente il proprio punteggio.
L’informazione sotto pressione economica
Tra le cause principali del declino, RSF segnala un fattore spesso trascurato: la fragilità economica del settore dell’informazione. In molti Paesi, i media si trovano stretti tra la necessità di sopravvivere finanziariamente e la volontà di mantenere l’indipendenza editoriale.
Secondo Anne Bocandé, direttrice editoriale di RSF, “quando i media si trovano in difficoltà economiche, diventano vulnerabili. Lottano per attirare l’attenzione del pubblico anche a scapito della qualità, e rischiano di finire nelle mani di interessi privati o politici”. Una spirale pericolosa che apre le porte a disinformazione e propaganda, lasciando i giornalisti più isolati, più poveri e spesso anche minacciati.
Bocandé lancia un appello chiaro: “La sostenibilità economica dei media è una condizione necessaria per garantire un’informazione libera, affidabile e al servizio dell’interesse pubblico. Le soluzioni esistono, ma devono essere applicate su larga scala”.
L’Italia in forte calo: 49esimo posto nel mondo
Nel nuovo indice, l’Italia perde altre tre posizioni rispetto all’anno scorso, scivolando al 49esimo posto su 180. È uno dei peggiori risultati tra i Paesi dell’Europa occidentale. Il nostro sistema informativo appare in affanno su più fronti: tagli ai finanziamenti pubblici, intimidazioni fisiche e giudiziarie ai giornalisti, rischio di concentrazione nei grandi gruppi editoriali e chiusura di testate locali.
RSF denuncia anche il pericolo dell’autocensura: “I giornalisti rinunciano talvolta a pubblicare notizie scomode, frenati dalla linea editoriale del proprio giornale o dal timore di cause legali, soprattutto per diffamazione”. Una situazione resa ancora più grave dall’introduzione della cosiddetta “legge bavaglio”, che limita la possibilità di pubblicare atti giudiziari fino all’udienza preliminare, in particolare per le inchieste su polizia e giustizia.
L’Unione Europea lancia l’allarme
Anche l’Unione Europea esprime forte preoccupazione. Kaja Kallas, Alta rappresentante UE per gli Affari Esteri, ha ricordato che la libertà di stampa è alla base di ogni democrazia: “Senza stampa libera, il nostro diritto a un’informazione corretta, la capacità di pensare in modo critico e di chiedere conto a chi governa sono in pericolo”.
Oltre ai tagli economici, Kallas sottolinea la crescente repressione politica e le violenze contro i giornalisti, fenomeni che minano i valori fondamentali dell’Europa. È urgente – conclude – “difendere con forza il giornalismo libero e indipendente di fronte a minacce senza precedenti”.


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