Un addio che tocca tutti, credenti e non

La notizia della morte di Papa Francesco ha attraversato il mondo come un sussurro carico di dolore, un’onda silenziosa che ha toccato anche i cuori più lontani dalle istituzioni religiose. È difficile spiegare come possa mancare tanto qualcuno che non si è mai conosciuto davvero, eppure che si è sentito vicino come un padre buono, un uomo vero.

Io non sono una praticante. Lo dico senza vergogna, ma anche senza orgoglio: la mia fede esiste, ma è fatta di dubbi, di silenzi, di attese. Eppure, oggi mi scopro profondamente toccata da questa perdita. Perché Papa Francesco, al di là dei dogmi e delle liturgie, ha saputo parlare al cuore degli uomini. Anche al mio.

Ha mostrato una Chiesa che, pur imperfetta, cercava di camminare accanto alle persone, non davanti. Ha parlato di povertà non solo come tema evangelico, ma come realtà concreta. Ha usato la sua voce per chi non ne aveva una. E, cosa più straordinaria, non ha mai preteso di avere tutte le risposte. In un tempo in cui il potere si maschera spesso da verità assoluta, lui ha avuto il coraggio di mostrarsi fragile. Di chiedere preghiere. Di piangere.

Papa Francesco non ha cambiato solo la Chiesa: ha toccato le coscienze. Ha ricordato a tutti anche a chi, come me, ha perso l’abitudine alla messa domenicale, che la fede non è solo un rituale, ma uno sguardo sul mondo. Uno sguardo che include, che consola, che accoglie.

Oggi non piango solo il Papa. Piango l’uomo. L’esempio. E, in qualche modo, piango anche per quella parte di me che, grazie a lui, ha sentito di appartenere ancora a qualcosa di più grande.

Grazie, Francesco. Anche chi non ha bussato spesso alla porta della Chiesa ti ha trovato lì, sul portone, ad aspettare.

Maria Bernasconi

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