Nomadi e Guccini hanno condiviso molto più di alcune canzoni: il loro è stato un incontro artistico che ha attraversato oltre mezzo secolo di musica italiana. A Pietrabbondante, in Molise, quel legame è tornato protagonista durante il concerto dei Nomadi, trasformato in un emozionante omaggio a Francesco Guccini.
La notizia della scomparsa del cantautore, morto a 86 anni, aveva appena attraversato l’Italia quando Beppe Carletti, fondatore e anima storica dei Nomadi, ha voluto ricordarlo dal palco.
«Per noi era il più grande», ha detto Carletti. Poche parole che racchiudono una storia iniziata quando entrambi stavano muovendo i primi passi nel mondo della musica.
Nomadi e Guccini, una storia che viene da lontano
Quella tra Francesco Guccini e i Nomadi non è stata una semplice collaborazione tra autore e interpreti.
È un pezzo della storia della musica italiana.
Negli anni Sessanta, quando Guccini era ancora lontano dal diventare il cantautore conosciuto da generazioni di italiani, alcune delle sue parole trovarono proprio nella voce di Augusto Daolio e nella musica dei Nomadi uno dei primi grandi veicoli per raggiungere il pubblico.
Brani come Noi non ci saremo, Dio è morto e Canzone per un’amica sono diventati parte dell’identità dei Nomadi e, nello stesso tempo, tasselli fondamentali dell’universo poetico di Guccini.
Due percorsi artistici distinti, ma destinati a incontrarsi più volte.
«Per noi era il più grande»
Come riportato dall’ANSA, durante il concerto Beppe Carletti ha ricordato il lungo rapporto che univa Francesco Guccini ai Nomadi.
Non servivano, probabilmente, lunghi discorsi.
C’erano le canzoni.
E quando una canzone attraversa sessant’anni continuando a essere cantata anche da chi non era ancora nato quando fu scritta, significa che è riuscita a superare il proprio tempo.
Le canzoni di un’Italia che cambiava
Il rapporto fra Guccini e i Nomadi racconta anche un’Italia che oggi sembra lontanissima.
Era l’Italia dei primi complessi beat, delle balere, dei piccoli locali e dei viaggi interminabili per raggiungere un concerto. Ma era soprattutto un Paese che stava cambiando rapidamente e nel quale la musica cominciava a parlare apertamente di guerra, libertà, politica, amicizia, ingiustizia e inquietudini giovanili.
Dio è morto, incisa dai Nomadi nel 1967, ne è probabilmente l’esempio più celebre. Una canzone capace di diventare simbolo di una generazione e di continuare, molti decenni dopo, a interrogare chi l’ascolta.
Nel 1979 Guccini e i Nomadi tornarono insieme anche per Album concerto, registrato dal vivo: una testimonianza ormai storica dell’incontro tra due modi diversi, ma profondamente compatibili, di raccontare l’Italia.
Un concerto diventato un saluto
La sera di Pietrabbondante ha assunto inevitabilmente un significato diverso da quello immaginato.
Il concerto è diventato anche un saluto.
Forse è proprio questo uno degli strani privilegi della musica: permettere a una voce di continuare anche quando quella voce non c’è più.
Francesco Guccini lascia libri, racconti e soprattutto un patrimonio di canzoni entrate nella memoria italiana. I Nomadi continueranno a portarne alcune sui palchi, come fanno da più di mezzo secolo.
E ogni volta che qualcuno canterà quelle parole, tra Guccini e i Nomadi quel vecchio dialogo ricomincerà.
Perché certi incontri appartengono alla storia della musica. Altri, con il passare degli anni, finiscono per appartenere alla storia di tutti noi.
Immagine: Francesco Guccini in concerto – Foto: directorvale / Wikimedia Commons – CC BY 2.0
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