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Acqua negata al Piemonte – Il Ticino dice no, ma offre aiuto per emergenza potabile

Livello basso del Lago Maggiore durante la siccità estiva, al centro della decisione del Canton Ticino di non aumentare il rilascio d'acqua verso il Piemonte.

Lacqua negata al Piemonte riporta al centro dell’attenzione un problema che riguarda ormai l’intero arco alpino: la siccità. La decisione del Consiglio di Stato ticinese di non aumentare il rilascio di acqua dal Lago Maggiore verso il Piemonte ha suscitato inevitabili reazioni, ma il Governo cantonale rivendica una scelta dettata dalla necessità di tutelare un territorio che vive la stessa emergenza.

Anche il Ticino soffre la crisi idrica

Il Piemonte, alle prese con una delle estati più difficili degli ultimi anni, aveva chiesto al Canton Ticino una maggiore flessibilità nella gestione del Lago Maggiore, così da aumentare la portata d’acqua destinata alla Pianura Padana, dove agricoltura e industria stanno subendo pesanti conseguenze a causa della prolungata assenza di precipitazioni.

La risposta del Consiglio di Stato è stata negativa.

Come ha spiegato il consigliere di Stato Norman Gobbi, il Ticino non dispone di margini sufficienti per soddisfare la richiesta italiana. Dopo un inverno caratterizzato da scarse nevicate, una primavera poco piovosa e un’estate particolarmente secca, anche il Cantone si trova a fare i conti con livelli idrici eccezionalmente bassi. Il Lago Maggiore registra infatti un livello di circa un metro inferiore alla norma, mentre anche i bacini idroelettrici sono in condizioni critiche.

“Siamo tutti nella stessa situazione”

La posizione del Governo ticinese è sintetizzata nelle parole di Gobbi: la crisi non riguarda soltanto il Piemonte, ma coinvolge tutto l’arco alpino.

Uno scenario che richiama quello già vissuto nel 2022, quando Lombardia e Piemonte avevano avanzato richieste analoghe per sostenere l’agricoltura e le attività produttive. Oggi, però, il problema appare ancora più esteso e conferma come gli episodi di siccità stiano diventando sempre più frequenti e intensi.

Il Ticino offre comunque un aiuto

Il rifiuto ad aumentare il deflusso delle acque non significa chiudere la porta alla collaborazione.

Il Canton Ticino ha infatti dichiarato di essere pronto a intervenire qualora il Piemonte dovesse trovarsi in difficoltà nell’approvvigionamento di acqua potabile. In tal caso metterebbe a disposizione il proprio potabilizzatore mobile, considerato un supporto essenziale in caso di emergenza sanitaria.

L’invito agli investimenti

Gobbi ha inoltre rivolto un invito alle autorità italiane affinché vengano accelerati gli investimenti nelle reti idriche.

Secondo quanto ricordato dal consigliere di Stato, in alcune aree italiane le perdite delle infrastrutture raggiungono circa il 30% dell’acqua trasportata, una percentuale che rende ancora più difficile affrontare periodi di scarsità come quello attuale.

Il Lago Maggiore non può essere solo un serbatoio

Nelle dichiarazioni del Governo ticinese emerge anche un altro aspetto spesso trascurato: il Lago Maggiore non rappresenta soltanto una riserva d’acqua.

Il suo livello influisce sul turismo, sulla navigazione, sulle infrastrutture lacustri e sull’equilibrio ambientale dell’intera regione. Per questo motivo, spiegano le autorità cantonali, non è possibile considerarlo esclusivamente come una fonte da cui attingere per risolvere le emergenze della Pianura Padana.

Una sfida che supera i confini

La vicenda dimostra come i cambiamenti climatici stiano imponendo nuove sfide anche nei rapporti tra territori confinanti. La gestione dell’acqua non è più soltanto una questione locale, ma richiede una pianificazione condivisa, investimenti nelle infrastrutture e strategie capaci di garantire equilibrio tra tutela dell’ambiente, produzione energetica, agricoltura e fabbisogni delle popolazioni.

Leonardo Nastasi


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